Torna l'appuntamento con la rubrica dedicata alla storia, agli aneddoti, alle leggende e al patrimonio storico e culturale di Varese e del Varesotto in collaborazione con l'associazione La Varese Nascosta. Ogni sabato pubblichiamo un contributo per conoscere meglio il territorio che ci circonda.
I piccoli “trulli di pietra “ che conservavano il pesce del lago
Sulla riva del lago di Varese, a Cazzago Brabbia, tre edifici a pianta circolare emergono dal terreno come “piccoli trulli”.
Sono le antiche ghiacciaie, costruite in pietra locale alla fine del Settecento e rimaste in funzione fino agli inizi del Novecento.
Secondo la scheda ufficiale del FAI, i fabbricati sono profondi oltre dieci metri dal piano di calpestio e spuntano solo per la porzione utile all’accesso. In inverno venivano riempiti con lastre di ghiaccio prelevate dal lago, che a quei tempi gelava quasi interamente.
Il ghiaccio, spesso alternato a pula di riso o paglia, permetteva di conservare il pesce e altri alimenti a basse temperature per lungo tempo.
Il sito del Comune di Cazzago Brabbia le descrive come sorta di piccoli trulli risalenti al XVIII secolo, realizzate per i bisogni della comunità di pescatori. Acquisite prima dalla Cooperativa dei pescatori, poi dalla parrocchia di San Carlo e infine dal Comune, oggi ospitano mostre e eventi legati al lago e sono state adibite anche a sala per i riti civili.
La datazione precisa resta un problema aperto. Fonti storiche documentano che le strutture visibili oggi sono posteriori al 1783 e anteriori al 1839.
La famiglia Quaglia avviò il commercio del pesce nel 1723, quando Carlo Giuseppe Quaglia prese in affitto la riva di Cazzago per 1.230 lire in società con Antonio Giorgetti e Paolo Vanoletti.
Le ghiacciaie funzionarono a pieno ritmo con la gestione dei Giorgetti Barnard dalla metà dell’Ottocento, ma persero importanza quando i diritti di pesca passarono alla Mutua Cooperativa Pescatori del lago di Varese nel 1922.
Negli anni Ottanta la storica Alba Bernard le individuò come un cospicuo patrimonio culturale legato alla tradizione della pesca e si prodigò per la loro salvaguardia. Ci vollero circa vent’anni per trovare i fondi, ma agli inizi del Duemila furono restaurate e riaperte al pubblico.
In dialetto locale si chiamano giazer o giazzere. Sono tra le più note della Lombardia, anche se in zona ne esistevano altre, a Comabbio, Calcinate del Pesce, Bardello, Biandronno e Bodio Lomnago.
Eppure, al di là della loro funzione pratica, le ghiacciaie custodiscono anche un ricordo più intimo e leggero.
Nelle memorie orali del paese resta vivo l’aneddoto delle bambine di un tempo: quando i maschi non c’erano, alcune di loro correvano di nascosto sul tetto conico, cercando di toccare la sfera di pietra posta in cima. Era un gioco proibito e un poco azzardato, fatto in un’epoca in cui le bambine non potevano ancora indossare i pantaloni e dovevano fare attenzione agli sguardi curiosi. Quel gesto semplice, raccolto oggi nei racconti di chi allora era bambina, restituisce un’immagine nostalgica di un paese che sapeva ancora giocare con i suoi monumenti, trasformando i vecchi “frigoriferi di pietra” in un piccolo campo di avventura.
Oggi, lungo la ciclopedonale del lago, restano un simbolo concreto di un’economia che ruotava intorno all’acqua e al pesce, e di un’infanzia che sapeva ancora arrampicarsi sui tetti della storia.
Davide Sottocasa da La Varese Nascosta














