Il futuro societario dell'Aurora Pro Patria 1919 continua a sembrare una partita di Risiko. Chi attacca la Kamchatka? Chi mira a prendersi un intero continente ma sperando che prima gli avversari si scannino tra di loro? Nel pieno di una settimana che avrebbe dovuto sbloccare la strada verso il closing per il passaggio delle quote di maggioranza in possesso di Giancarlo Travagin, l'ambiente biancoblu è stato investito dall'ennesima tempesta societaria: le dimissioni dell'avvocato Rosanna Zema dal cda hanno rimescolato le carte sul tavolo, riaprendo scenari di forte incertezza. A completare il quadro di precarietà tecnica, è arrivata nelle ultime ore anche la notizia dell'annullamento del ritiro estivo della squadra a Sondalo oltre che delle visite mediche di alcuni giocatori che nei giorni precedenti si erano "promessi" alla Pro.
Una partita che dieci giorni fa sembrava chiusa, si è a sorpresa riaperta, con Giancarlo Travagin che prova a tenere "il punto" per arrivare ai 100mila euro chiesti e all'esonero dei pagamenti dei debiti societari. L'attuale presidente del sodalizio biancoblù si mostra cauto ma diretto, confermando la sua totale disponibilità a lasciare la guida di via Ca' Bianca a condizione che vengano rispettati i patti dell'accordo propiziato anche dall'intervento dal sindaco Emanuele Antonelli: «Sono pronto a lasciare il 51%. Avremmo dovuto firmare venerdì scorso, dandomi una caparra un paio di giorni prima e le dovute garanzie prima della firma dal notaio. Ma nessuno si è fatto sentire. Infine mi hanno chiesto di andare a firmare senza poter consultare i documenti insieme ai miei avvocati».
Travagin afferma di aver provato a smuovere la situazione convocando la minoranza ieri, lunedì: «Ho preparato io un atto di cessione quote del 51% e li ho convocati dal notaio. Dovevano solo compilare i dati esatti degli acquirenti. Ma sono iniziate le "tarantelle"». La firma potrebbe comunque arrivare nei prossimi giorni, da qui a venerdì, ma il presidente contesta duramente l'operato della minoranza, accusando il gruppo guidato da Bassi di aver agito unilateralmente escludendolo da ogni decisione: «In ventun giorni che sono presidente, non mi hanno consentito di fare nulla. Non ho potuto avere gli accessi agli uffici, ai libri contabili, non ho potuto vedere un bilancio preventivo. Nel frattempo loro cosa fanno? Preparano la squadra, hanno l'allenatore, il centravanti, contratti pronti a mia insaputa».
Quale il motivo del mancato passaggio di proprietà? «Hanno promesso mari e monti ma in due stagioni, oltre a due retrocessioni, non hanno ancora preso la società. Non capisco se non abbiano i soldi o non vogliano. Non capisco perché i tifosi si fidino. Io avevo un progetto calcistico, degli sponsor e non ho fatto debiti».














