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Varese per Rodari | 29 marzo 2026, 00:01

Rodari ci ispira ogni giorno

Per il “maestro della fantasia” l’ascolto, l’apertura mentale, l’immaginazione e il gioco di parole sono la chiave preziosa per favorire ai bambini esperienza, entusiasmo e crescita

Gianni Rodari in uno scatto degli Anni Cinquanta (wikipedia.org)

Gianni Rodari in uno scatto degli Anni Cinquanta (wikipedia.org)

Gianni Rodari era un vero anticonformista e lo dimostra la sua posizione circa i dibattiti accesi che ci furono negli anni 50 sull'influsso negativo dei cartoni animati giapponesi. Da libraia, credo che in questo momento ci stiamo trovando in una situazione simile sul tema dei manga, e non solo su questo genere di libro... I genitori che arrivano da noi per acquistare fumetti e manga esprimono spesso lo stesso dissenso e la stessa preoccupazione di chi criticava Mazinga o Goldrake negli anni 50: certe illustrazioni, così forti, potrebbero destabilizzare i ragazzi?

Cosa risponderebbe Rodari se fosse qui, ora, al posto nostro?

Sono sicura che ne riconoscerebbe il valore e assolverebbe l'esperienza di lettura di una storia manga. Quando gli venne richiesta la sua considerazione circa la diffusione dei cartoni giapponesi, non si chiuse in un posizione di censura, anzi ribadì che il bambino non subisce passivamente la storia ma entra dentro la trama, vuole viverla, gestirla, anche scomponendone il senso e ricombinandolo per poterlo fare e ricreare tutto suo. Per Rodari non può esserci il rischio di plagio laddove il bambino gioca attivamente con personaggi e storie. E, a dire il vero, quando noi ci azzardiamo a dire all'adulto che può essere interessante leggere insieme il manga, riceviamo espressioni un po' incredule e stupite.

Ma Rodari aveva ragione, voleva svecchiare certi atteggiamenti paternalistici e ottocenteschi. Il bambino ha in sé la capacità di interagire con ciò che guarda e legge e l'adulto può stimolarla attraverso domande, gioco e relazione. Ma, ahimè, vediamo spesso adulti preoccupati. E non mi riferisco solo ai manga. Un altro esempio? Un bambino ci chiede un libro sulle "cose invisibili". Panico della madre. Io la rassicuro e ha inizio il nostro approccio: interagiamo con un lungo dialogo "vuoi vedere il mondo di insetti, di microorganismi o cerchi i fantasmi?". Il bambino ha sete di conoscenza. La nostra mission? Chiedere, stimolare la curiosità, mostrare vari libri finché arriva il momento che più amiamo: lo sguardo si fa largo e brillante e scoppia un "Sì! Voglio questo!". Nel frattempo l'adulto segue la magia.

Concludo con un altro esempio: mi arriva davanti una ragazzina, silenziosa. La madre disperata: «Non legge niente. Non so più cosa fare: deve leggere!». Osservo la scena, con mente sgombra ma con tutti i sei sensi accesi. Decido: «Signora, si faccia un giro in libreria e io parlo un po' con sua figlia, Le va?». Porto la piccola a vedere una serie di libri. Silenzio. Le descrivo i vari temi, personaggi, generi... Silenzio. La guardo e le dico «Ti sembrano tutte sciocchezze, vero? Le solite polpette fritte e rifritte? vuoi altro?». Mi risponde «Sì, mi annoio». Allora le mostro libri sulla vita di esploratori, filosofi, la storia della scrittura, come si creano i colori… Mi guarda e dopo mille domande e giochi di parole tra noi: «Questo! Voglio questo sugli etruschi!».

Rodari ci ispira ogni giorno: l'ascolto, l'apertura mentale, l'immaginazione e il gioco di parole sono la chiave preziosa per favorire ai bambini esperienza, entusiasmo e crescita.

Mila Nason

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