Una marionetta scappò dal teatrino, per amor di libertà. Però si era dimenticata di tagliarsi il filo che le cresceva in testa. E non capitò mai in un posto dove non ci fosse qualcuno pronto a farla ballare a suo piacere. Si può anche scappare lontanissimo, è facile, ma più difficile è tagliare veramente la corda.
Una bella "Favola Minima" uscita dalla penna di Rodari, nata forse dal suo percorso di vita, che comunque aiuta a comprenderne i passaggi fondamentali.
Perché il piccolo Gianni, dopo il latte materno, ha succhiato presto spiritualità senza mai sospendere l’alimento preferito: «Negli anni Venti, più che la scuola, Omegna è stata per me l’oratorio dei padri lungo la Nigoglia: padre Orlandi, padre Massimei, padre Salati. Ma questo elenco mi si allunga subito sotto gli occhi, evoca altri salesiani conosciuti a Roma dopo la guerra, si chiude con padre Gerardo Lutte, che però non è più “padre”, non è più salesiano, ha preferito, o è stato costretto ad andare a vivere con gli emarginati delle borgate, delle dissestate e disintegrate periferie romane. Come potrei isolare il territorio che padre Salati occupa nella mia memoria da quello che Gerardo occupa nella storia d’oggi della Roma popolare, misera e inquieta? Per adesso preferisco che i ricordi, quando si fanno vivi, rimangano dentro di me a nutrire le mie emozioni, a colorire le mie fantasie» (G. Rodari, Ricordi e fantasie tra Nigoglia e Mottarone, in P. Macchione, Storia del giovane Rodari, pp. 401-407).
A Gavirate il giovane Gianni ha frequentato don Angelo Stella, bella figura di prete d’oratorio e con lui si è preparato ai primi sacramenti, decidendo infine di entrare in seminario a undici anni. Lì è stato due anni per poi uscirne, verificato che quella non era la sua strada, infastidito dai mezzi di correzione: «Non saprei ricostruire per quale processo vi sia entrato, ne sono uscito perché trovavo umiliante la disciplina». Infastidito dalla disciplina, non dalla formazione. Tornato a casa diventa presidente della Gioventù di Azione Cattolica, poi abbracciata una nuova fede, quella comunista, lascia chiesa e religione, la sua vita prende un’altra direzione.
Eppure, Rodari non ha mai tagliato veramente la corda, ha usato un altro occhiale per leggere la storia, ha impegnato tutte le sue forze per cambiare in meglio le cose, parlando innanzitutto ai bambini, futuri adulti, per potenziare creatività e pensiero critico, le leve del cambiamento. In tasca però ha sempre tenuto gli appunti dell’infanzia e dell’adolescenza, quelli che parlavano di libertà, pace, solidarietà, speranza, giustizia. Temi non confessionali in se stessi, ma di casa nel cristianesimo puro, avvolti strettamente nella cordicella composta dai padri di Omegna e mai venuta meno.
Che il buon Rodari si fosse dimenticato di tagliare il filo che gli cresceva in testa?








