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Varese per Rodari | 08 marzo 2026, 00:01

Quando nacque l'idea di una grammatica della Fantasia

Gianni Rodari a Sesto Calende educatore in una comune di ebrei nel 1937

Uno scatto di Sesto Calende

Uno scatto di Sesto Calende

Nell’introduzione al suo libro "teorico" più famoso, nel quale spiega le "costanti" dei meccanismi fantastici, Gianni Rodari presenta un antefatto, e lo fa con queste parole che raccontano una delle sue esperienze più significative in terra varesina.

«Nell'inverno 1937-38, in seguito alla raccomandazione di una maestra, moglie di un vigile urbano, venni assunto per insegnare l'italiano ai bambini in casa di ebrei tedeschi che credevano - lo credettero per pochi mesi - di aver trovato in Italia un rifugio contro le persecuzioni razziali. Vivevo con loro, in una fattoria sulle colline presso il lago Maggiore. Con i bambini lavoravo dalle sette alle dieci del mattino. Il resto della giornata lo passavo nei boschi a camminare e a leggere Dostoevskij. Fu un bel periodo, fin che durò. Imparai un po' di tedesco e mi buttai sui libri di quella lingua con la passione, il disordine e la voluttà che fruttano a chi studia cento volte più che cento anni di scuola.

Un giorno, nei Frammenti di Novalis (1772-1801), trovai quello che dice: « Se avessimo anche una Fantastica, come una Logica, sarebbe scoperta l'arte di inventare». Era molto bello. Quasi tutti i Frammenti di Novalis lo sono, quasi tutti contengono illuminazioni straordinarie.

Pochi mesi dopo, avendo incontrato i surrealisti francesi, credetti di aver trovato nel loro modo di lavorare la «Fantastica» di cui andava in cerca Novalis. 

Intanto, ripartiti i miei ebrei in cerca di un’altra patria, io insegnavo nelle scuole elementari… Fu in quel tempo che intitolai pomposamente un modesto scartafaccio Quaderno di Fantastica prendendo nota non delle storie che raccontavo, ma di come nascevano.»

Seguendo la storia dei quegli ebrei “sulle colline del Lago Maggiore” abbiamo trovato un articolo che la Stampa di Torino dedicava proprio a questa casa di ebrei, definita una Comune. 

La data è del 1 settembre 1938 e l’articolo appare come una puntata di una Inchiesta sulle Colonie di Giudei Stabilirsi in Italia. Il 18 settembre di quell’anno Mussolini annuncia il contenuto delle leggi in difesa della razza che saranno poi approvate a novembre.

L’articolo si presenta con un titolo, "Nella tenuta di Lisanza", che già contiene un errore, poiché la tenuta in questione non è la Lisanza (Frazione di Sesto Calende, sul Lago Maggiore), ma di trova sulle colline tra Taino e Lentate (altra frazione di Sesto Calende, ma distante dal lago).

"Questi non imparano a lavorare i campi palestinesi, ma sono addirittura padroni della nostra terra" è il sottotitolo che fa ben capire con quale sguardo il giornalista conduce la sua sedicente inchiesta della quale si riportano alcuni passaggi:

«A pochi chilometri da Sesto Calende e da Arona si è stabilita da due anni, una colonia di ebrei emigrati dalla Germania. Non si tratta di apprendisti dell’agricoltura intensiva, che (sotto la guida della centrale sionista di Lucerna) dopo avere accumulato alle spalle della nostra agricoltura, un bel tesoretto di esperienze sono destinati in Palestina.

Si tratta di un medico, un industriale e un possessore di titoli. Questi Giudei tedeschi fecero un ottimo affare, acquistando la terra a un prezzo poco meno che vile, ma con quella tendenza che è peculiare alla razza vollero industrializzare e varare la speculazione agricola.

Cominciarono a migliorare e ingrandire fabbricati a popolare la stalla di bestiame selezionato e a costruire una confortevole villa padronale poi impiantarono un allevamento di pollame. Un ottimo affare che rende al denaro investito il 18,25%. Una percentuale che non è forse mai stata conseguita da alcun agricoltore.

Qualcuno potrebbe osservare se il lucro è così favorevole, il  merito può essere anche della capacità dei conduttori dell’azienda. Ma il fatto vero è che questo affare è così lucroso perché quelli che l’hanno realizzato sono appunto ebrei. Pare un mercato organizzato: acquirenti abitudinari sono un ospedale, un collegio e qualche altro ente. C’è da giurare che in quell’ospedale, in quel collegio e in quegli enti, l’amministratore sia un ebreo. Sono ebrei che mettono in pratica il loro razzismo.

La colonia della piana è composta da tre famiglie, più qualche elemento isolato (…)

Frida, che ci accompagna nella visita, è molto riservata, non ama parlare di politica di idee politiche e di razza. È stata allevata bene.

Ho pensato alla misteriosa stranezza di questi ebrei erranti che, dopo aver esordito nella loro vita con un feroce individualismo e egoistico, sono venuti in Italia a lavorare duramente, raccolti in una collettività presso poco comunisti, dove tutto, dalla biancheria agli attrezzi da lavoro al denaro al cibo e, persino, alle donne, è collettivizzato.»

Roberto Caielli

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