/ Economia

Economia | 17 febbraio 2026, 07:00

Casa di proprietà e ISEE: come si calcola il valore dell’immobile (e cosa cambia nel 2026)

L’ISEE non fotografa solo i redditi: misura anche il “peso” del patrimonio, e tra i beni che contano di più c’è l’immobile.

Casa di proprietà e ISEE: come si calcola il valore dell’immobile (e cosa cambia nel 2026)

Basta una rendita catastale più alta del previsto, una quota di proprietà dimenticata o un mutuo indicato in modo impreciso per vedere l’indicatore salire e, con lui, il rischio di restare fuori da agevolazioni, bonus o tariffe ridotte.

Ecco perché capire come si calcola il valore dell’immobile ai fini ISEE è diventato un tema di interesse non soltanto per addetti ai lavori e CAF, ma per molte famiglie che ogni anno presentano la DSU.

Il punto di partenza: nell’ISEE non vale il “prezzo di mercato”

La prima cosa da chiarire è questa: ai fini della DSU non si usa il valore di mercato dell’abitazione (quello che si vede negli annunci o nelle perizie). Il riferimento è invece il valore catastale ai fini IMU, che si ottiene a partire dalla rendita catastale e da specifici moltiplicatori.

In altre parole, l’ISEE ragiona in termini fiscali: la base è ciò che risulta negli archivi catastali e tributari, non quanto l’immobile potrebbe valere se venduto domani.

Per verificare in modo puntuale rendita catastale, categoria, intestazione e quote, la strada più rapida è ottenere una visura catastale aggiornata, così da calcolare il valore ai fini IMU su informazioni effettivamente allineate agli archivi. 

La formula: rendita catastale rivalutata e moltiplicatore

Per i fabbricati, la regola operativa più comune parte dalla rendita catastale:

Valore ai fini IMU = Rendita catastale × 1,05 × moltiplicatore catastale.

Il fattore 1,05 rappresenta la rivalutazione del 5%. Il moltiplicatore dipende dalla categoria catastale (abitazioni, uffici, negozi, pertinenze ecc.). Per molte abitazioni del gruppo A (escluso A/10) e per diverse pertinenze, il moltiplicatore ricorrente è 160.

Un esempio “da cucina”, per capire l’ordine di grandezza

Rendita catastale: 600 euro
Rivalutazione: 600 × 1,05 = 630
Moltiplicatore (abitazione): 630 × 160 = 100.800 euro

Quello è il valore fiscale che entra nel patrimonio immobiliare (prima delle eventuali riduzioni). 

Mutuo: quando e come riduce il patrimonio immobiliare

Se sull’immobile grava un mutuo ipotecario, la DSU consente di considerare il capitale residuo (il debito effettivo ancora da rimborsare) come elemento che può ridurre il valore patrimoniale dell’immobile ai fini ISEE, facendo scendere l’indicatore in modo anche significativo.

La regola pratica che molti applicano è: valore ai fini IMU meno debito residuo del mutuo (alla data richiesta dalla DSU). È un passaggio delicato: serve un dato coerente e documentabile, tipicamente attestato dall’istituto di credito. 

Abitazione principale: la franchigia che “protegge” la prima casa

La casa in cui si vive non viene trattata come una seconda casa: sulla abitazione principale è prevista una franchigia, cioè una soglia di valore che non viene conteggiata nel patrimonio immobiliare.

Ed è qui che, nel 2026, arriva una delle principali novità.

Le nuove soglie 2026 (ma attenzione: non per tutte le prestazioni)

INPS ha chiarito che, dal 1° gennaio 2026, per alcune prestazioni “familiari e per l’inclusione” gestite dall’Istituto (tra cui ADI, SFL, assegno unico, bonus asilo nido e bonus nuovi nati), la franchigia sull’abitazione principale sale:

·     91.500 euro per la generalità dei nuclei familiari;

·     120.000 euro per i nuclei residenti nei Comuni capoluogo di città metropolitane;

·     maggiorazione di 2.500 euro per ogni figlio convivente successivo al primo.

Questo significa che, per molte famiglie, una quota più ampia del valore fiscale della prima casa non “pesa” nel calcolo dell’ISEE utilizzato per quelle prestazioni.

Va però tenuto presente un dettaglio importante: alcune analisi segnalano che l’innalzamento opera in modo mirato per determinate misure, mentre per altre prestazioni restano in vigore i criteri ordinari. 
In pratica, quando si presenta l’ISEE, conta sempre che tipo di prestazione si intende richiedere. 

Quote di proprietà e diritti reali: non sempre paga “chi abita”

Altro snodo tipico (e fonte di errori): la casa può essere intestata in quote o con diritti differenti.

·     Se l’immobile è in comproprietà, in DSU si considera in genere la quota posseduta (50%, 33%, 25%…).

·     Se esistono diritti reali come usufrutto e nuda proprietà, il soggetto tenuto a dichiarare l’immobile può non coincidere con chi “risulta proprietario” nel linguaggio comune: il diritto reale di godimento, infatti, cambia la titolarità rilevante ai fini patrimoniali.

Sono aspetti tecnici, ma cruciali: una quota sbagliata o un diritto reale non correttamente indicato può generare difformità e richieste di rettifica.

Terreni, aree edificabili e immobili all’estero: cosa non dimenticare

Nel patrimonio immobiliare non ci sono solo appartamenti. Possono rientrare anche:

·     terreni agricoli e aree edificabili (spesso sottovalutate, ma fiscalmente rilevanti);

·     immobili all’estero, da valorizzare secondo criteri previsti e documentabili.

È proprio su questi asset “secondari” che si concentrano molte dimenticanze: successioni non ancora sistemate, terreni ereditati, piccole quote in comproprietà. 

Controlli e difformità: perché conviene verificare prima

La DSU dialoga con banche dati fiscali e catastali. In caso di incongruenze, possono arrivare segnalazioni, sospensioni delle prestazioni o necessità di presentare integrazioni. E, nei casi più seri, scattano responsabilità legate alle dichiarazioni rese.

Qui la prevenzione è semplice: partire dai dati corretti. 

Una checklist essenziale prima di inviare la DSU

Chi sta preparando l’ISEE può ridurre molti errori con pochi controlli mirati:

1.   Rendita catastale e categoria dell’immobile (attenzione alle variazioni).

2.   Quota di possesso e eventuali diritti reali (usufrutto/nuda proprietà).

3.   Mutuo: capitale residuo coerente con la data richiesta dalla DSU.

4.   Prima casa: applicazione corretta della franchigia e delle eventuali maggiorazioni per figli, verificando se la prestazione rientra nel perimetro delle regole 2026.

5.   Terreni, aree edificabili e immobili esteri: nessuna “dimenticanza” apparente. 

Perché il patrimonio immobiliare pesa così tanto sull’ISEE

Il motivo è strutturale: il calcolo dell’ISEE tiene conto del reddito e di una quota del patrimonio (mobiliare e immobiliare). Molte sintesi ricordano che il patrimonio entra nel meccanismo con una percentuale del 20%, prima di essere rapportato alla scala di equivalenza del nucleo.

In concreto: anche senza aumenti di stipendio, una variazione patrimoniale (o un errore di valorizzazione) può far cambiare fascia ISEE e quindi l’accesso a benefici e sconti. 

In conclusione

La casa non è solo un bene “da abitare”: nella logica dell’ISEE è anche un valore fiscale che può incidere sul diritto a prestazioni e agevolazioni. Capire la formula (rendita × 1,05 × moltiplicatore), gestire correttamente mutuo, quote e franchigie — e tenere d’occhio le novità 2026 per specifiche prestazioni — è il modo più efficace per evitare sorprese.

 



Informazioni fornite in modo indipendente da un nostro partner nell’ambito di un accordo commerciale tra le parti. Contenuti riservati a un pubblico maggiorenne.

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A FEBBRAIO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore