Busto Arsizio | 13 gennaio 2026, 09:00

Busto Arsizio città Unesco del cinema: si può fare

Il traguardo è raggiungibile secondo Paolo Castelli, docente all’Icma e al Politecnico di Milano. A monte, l’esperto predica la necessità di coordinare e valorizzare le eccellenze esistenti: «Se escludiamo le metropoli, abbiamo uno dei più ricchi ecosistemi cinematografici in Italia ma, per spiccare il volo, dobbiamo superare la frammentazione»

Il pubblico del cinema estivo a Villa Calcaterra, sede Icma - Istituto cinematografico Michelangelo Antonioni. Nel riquadro, Paolo Castelli

Il pubblico del cinema estivo a Villa Calcaterra, sede Icma - Istituto cinematografico Michelangelo Antonioni. Nel riquadro, Paolo Castelli

Ci ha pensato a lungo, ha ordinato le idee, ha messo a fuoco i punti di forza e quelli deboli. Ed è arrivato a una conclusione: Busto Arsizio ha un formidabile sistema-cinema. Un eco-sistema. Ma per fare il grande salto deve dotarsi di una regia e di una programmazione uniche e coerenti, coordinando le sue eccellenze. Fatto questo, perché non puntare in alto? A ottenere finanziamenti ma anche il riconoscimento che l’Unesco concede alle città promotrici del cinema nelle sue diverse forme e manifestazioni: fruizione, cultura, studio, lavoro, produzione. 

Paolo Castelli, insegnante all’Istituto cinematografico Michelangelo Antonioni, docente a contratto al Politecnico (Design della comunicazione), direttore esecutivo del Baff, ci crede. Ha condensato considerazioni e prospettive in un articolato documento, un "manifesto-progetto" (in parte nel file allegato in fondo). Ragiona partendo da punti molto concreti. Da quelli che chiama pilastri: produzione culturale (Busto Arsizio Film Festival innanzitutto), formazione (Istituto cinematografico Michelangelo Antonioni), conservazione (Fondo Max Croci e Archivio Castelli), fruizione (grazie alle quattro sale tradizionali presenti in città, ai cineforum, al multiplex Cinelandia, di nuovo al Baff, al Circolo Gagarin).

«Busto – sintetizza Castelli – intercetta tutte le forme di spettatore, da quello che ama i blockbuster ai seguaci del cinema d’autore radicale». Contemporaneamente possiede una scuola che alimenta interesse e porta al mondo del lavoro. Ancora, ha «…un patrimonio per lo studio di livello universitario». Una compresenza che poche realtà possono vantare.  

«Questo ecosistema – afferma l’esperto - potrebbe essere un polo lombardo del cinema indipendente, una cineteca diffusa, una scuola–festival–archivio come avviene in Francia o in Germania. Il punto critico è che il sistema è frammentato, ogni pezzo è forte ma manca una regia culturale unica».

Busto dovrebbe presentarsi (pensarsi) come «…la città del cinema vissuto ogni giorno. Anche come location. Deve e può suscitare un pensiero: se mi piace il cinema, questo è il posto giusto». Una piccola grande rivoluzione, un’identità con la quale andare anche a caccia di fondi. «Ovviamente – precisa Castelli – tutto serve tranne che creare un carrozzone. Occorre un tavolo permanente del cinema al quale siedano Baff, Icma, sale, biblioteca (Fondo Croci), Archivio Castelli, Comune. Per costruire un solo calendario, mettere sempre più in contatto archivi, sale e scuola, presentarsi verso l’esterno come un soggetto unico, autorevole, finanziabile».

E il riconoscimento Unesco? «La città ha i requisiti richiesti: produzione e creatività, diffusione e accesso al cinema, patrimonio e archivi, una comunità partecipe. Busto non è, come si potrebbe pensare, troppo piccola. L’Unesco apprezza le città di medie dimensioni. Serve una candidatura costruita come sistema, non come somma di singole eccellenze».

Files:
 Busto Arsizio eco-sistema cinema (34 kB)

Stefano Tosi

Leggi tutte le notizie di #JOINPLANNING ›

#JoinPlanning

Mi chiamo Jacopo Piol, varesino di nascita ma internazionale per vocazione. La passione per la finanza mi ha condotto in tutta Europa, dove ho affinato le mie conoscenze e costruito la laurea in Economia. Oggi ho 40 anni, sono un papà e la famiglia è il mio primo pensiero, nella vita e nel lavoro. I miei clienti hanno attività, sono liberi professionisti, sono padri e madri. Il mio compito è occuparmi del loro benessere; per farlo ascolto, conosco, poi agisco: a guidarmi è la responsabilità. Il segreto è avere un piano, un obiettivo: ecco perché il mio motto è #joinplanning, unisciti a pianificare.

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore