Attualità | 04 gennaio 2026, 08:20

Crans Montana, i punti dell’inchiesta. Sotto accusa anche il sistema antincendio: perché non ha funzionato?

Sono diversi i temi che le indagini appena iniziate dovranno sviscerare attraverso perizie e testimonianze. Intanto continua l’angosciante identificazione delle vittime

Il locale "Le Constellation" oggi dopo la tragedia

Il locale "Le Constellation" oggi dopo la tragedia

Sono diversi i punti che le autorità giudiziarie svizzere dovranno chiarire per comprendere cosa abbia portato 140 persone a morire nel tragico rogo di capodanno a Crans Montana.

L’inchiesta è appena partita e il Corriere della Sera fa già stamane un primo punto della situazione, partendo dalla posizione dei due gestori del locale “Le Constellation”, “formalmente accusati di omicidio, lesioni e incendio colposi”.

“Le indagini dovranno stabilire se nella notte di San Silvestro c’era un numero di persone superiore, e di quanto, al consentito (il sito cittadino riporta una capacità complessiva di 340)”, scrive il giornale milanese relativamente a uno degli aspetti più importanti da dipanare, la capienza, alla stregua della verifica della natura del materiale di cui erano composti i pannelli fonoassorbenti posti a copertura del soffitto che ha preso fuoco e del perché i sistemi antincendio del locale non abbiamo per nulla funzionato.

Altri temi che testimonianze e perizie dovranno vagliare riguardano la scala - di una quindicina di gradini, che dall’interrato porta al piano terra e all’uscita, intasata dalla calca che nel panico e nel terrore cercava una via di scampo verso la superficie. Era troppo stretta perché negli anni passati, come dicono alcuni testimoni, era stata ridotta in ampiezza dopo una ristrutturazione? - la natura della licenza accordata al locale - si poteva ballare al suo interno - e la presenza o meno di adulti a controllo di un pubblico di avventori per la maggior parte minorenne.

Intanto prosegue la terribile e angosciante, quanto necessaria, procedura di identificazione delle vittime, che ha portato a identificare con certezza, nella giornata di ieri, tre deceduti italiani: si tratta di Giovanni Tamburi, Achille Barosi ed Emanuele Galeppini. “All’appello mancano adesso il romano Riccardo Minghetti, la ticinese - ma nata sempre nella Capitale - Sofia Prosperi e la milanese Chiara Costanzo. Per quest’ultima il padre Andrea ha già detto al Corriere di non avere più speranze” scrive sempre il Corriere.

Redazione

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