Un percorso lungo oltre trent’anni fatto di idee, accordi, concorsi e progetti: la storia della riqualificazione dell’ex Caserma Garibaldi è quella di una città che guarda avanti senza dimenticare le proprie radici. Questa sera nella Sala Matrimoni di Palazzo Estense il sindaco Davide Galimberti, insieme agli assessori della giunta e ai consiglieri di maggioranza, ha illustrato alla stampa l’excursus storico del futuro polo culturale che sorgerà nell’ex edificio militare, cuore pulsante del centro cittadino.
«Sono passati più di trent’anni - ha ricordato Galimberti - e il dibattito più che avanzare sembrava arrancare. Ma ci tenevamo a fare un recap delle tappe e della trasversalità di questo intervento, che ha un’importanza strategica per Varese».
Una lunga gestazione, dal 1994 a oggi
La storia del progetto parte nel 1994, con l’accordo di programma tra Comune e Università per realizzare la sede del Rettorato. Nel 1998 l’Università dell’Insubria nasce ufficialmente e la Caserma Garibaldi viene inserita negli atti istitutivi come sede potenziale. Tuttavia, negli anni successivi, valutazioni tecniche e di sostenibilità economica portarono a cercare una diversa destinazione.
Nel 2006 il Comune scrive all’Agenzia del Demanio confermando l’interesse all’acquisto dell’immobile per 2,42 milioni di euro, con l’obiettivo di trasformarlo in teatro cittadino.
Un punto di svolta arriva nel 2014, quando il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni destina 20 milioni di euro per dare concretezza al progetto, a cui si aggiungono 9,4 milioni stanziati dal governo Renzi. «Non si possono lasciare ombre su questo progetto - ha sottolineato Galimberti - la firma dell’accordo di programma del 21 dicembre 2014 ha rappresentato l’inizio di un percorso chiaro e condiviso».
L’accordo prevede un investimento complessivo di 24,5 milioni di euro, con Regione Lombardia che contribuisce per 20 milioni, il Comune per 3,5 e la Provincia per 1 milione.
Dal progetto Galantino ai lavori in corso
Nel 2015, a seguito di un concorso internazionale, viene scelto il progetto dell’architetto Galantino, che prevede la realizzazione all’interno della Caserma di una biblioteca e di un polo culturale del valore di circa 14 milioni di euro.
Nel 2016, con l’insediamento della nuova amministrazione Galimberti, vengono riequilibrati i conti e rivalutati i costi effettivi dell’intervento. «C’era stata una significativa sottovalutazione degli importi - ha spiegato il sindaco - ma dal 2017 si è rafforzata la vocazione culturale dell’area, con l’inserimento di spazi espositivi, multimediali, aule studio, aree per eventi e la sede dell’Archivio del Moderno».
I lavori di riqualificazione, avviati nel 2019, coinvolgono anche piazza Repubblica, lo studentato di Biumo e la partecipazione dell’azienda speciale Csbno. Regione, Provincia, Università e Comune hanno consolidato le dotazioni finanziarie, definendo in modo stabile le destinazioni degli spazi.
«Un progetto serio e credibile»
«Stupiscono le mozioni che cercano di riportarci alle proposte degli anni ’90 - ha aggiunto Galimberti -. Sarebbe uno sperpero di denaro pubblico rispetto ai lavori già eseguiti. Questo è un progetto concreto, credibile, serio, con una serie di difficoltà, ma vogliamo rassicurare la città: i lavori proseguono e nei prossimi mesi verranno attivati gli spazi».
A fare eco al sindaco, l’assessore alla Rigenerazione Urbana, Mobilità e Infrastrutture Andrea Civati, che ha sottolineato la visione d’insieme del progetto: «La città universitaria si costituisce di tanti elementi: dalla residenzialità privata alle strutture ricettive fino alla pianificazione urbanistica. L’università non si costruisce solo con le aule, pensarlo sarebbe una visione miope».
Infine, l’assessore alla Cultura Enzo Laforgia ha osservato: «Ho assistito a un festival delle parole in libertà: c’è confusione tra chi fa politica e chi fa spettacolo» con chiaro riferimento alle parole dell’opposizione uscite in questi giorni sulla stampa. Una dichiarazione che chiude con fermezza, e con una frecciatina politica, un incontro dedicato da chi lo ha promosso alla chiarezza, alla memoria e alla prospettiva di un progetto che, dopo decenni di dibattiti, si prepara finalmente a concludersi.
















