Incassa il primo sì l’iter che porterà un’azienda speciale - nello specifico Csbno - a gestire il nuovo polo culturale della Caserma Garibaldi.
Nel corso della Commissione Cultura che si è tenuta questa sera a Palazzo Estense il progetto ha contato dell'approvazione dei commissari di maggioranza e dell’astensione di quelli di minoranza: la questione approderà ora in consiglio comunale (4 marzo) e proprio il “né sì, né no” espresso dall’opposizione comporterà l’obbligo di discussione del punto in quella sede.
Dalla riunione odierna è emersa anche una prima stima delle tempistiche: ci vorranno due anni per un funzionamento a pieno regime della nuova casa della cultura cittadina.
L’assessore alla partita Enzo Laforgia ha ribadito davanti alla politica ciò che giorni fa aveva detto davanti alla stampa (leggi QUI): la decisione di affidarsi a un soggetto esterno è stata ritenuta opportuna per diverse ragioni. «Qui non si tratta di un semplice trasferimento di una biblioteca da via Sacco a via Magenta - ha dichiarato - Il nuovo polo culturale avrà una vocazione sociale molto ampia: rimetteremo insieme pezzi di biblioteca sparsi per il territorio, ricuciremo legami sociali che sono andati smarriti, ci saranno nuovi strumenti di consultazione e conservazione, ospiteremo studenti ed esperienze di coworking e coprogettazione. Si tratterà dunque di gestire una macchina complessa in uno spazio molto grande, un compito che non può essere ottemperato dall’organico comunale, che al momento conta di 9 persone. Ce ne vogliono almeno 25…».
Da qui l’idea di optare per una realtà consolidata nel panorama lombardo del settore: «Csbno è una realtà no-profit compartecipata attualmente da 32 comuni dell’area metropolitana di Milano cui recentemente si è aggiunta anche la provincia di Lodi (sono oltre 60 le biblioteche gestite ndr). Il nostro personale si affiancherà ai loro lavoratori. Non stiamo esternalizzando un servizio: Varese entrerà in Csbno, parteciperà al voto assembleare e alla definizione delle linee strategiche».
Se il consiglio comunale dirà sì, partirà un iter che dovrebbe durare un paio d’anni: «Le tappe saranno tre - ha spiegato ancora l’assessore - L’esame puntuale di ciò che abbiamo in deposito e le nuove catalogazioni, poi la gestione dei locali che verranno pronti per primi, ovvero quelli che danno su via Magenta con le aule studio e gli spazi conferenze, infine l’avvio a pieno regime del polo con il trasloco definitivo e l’inizio dell’erogazione dei servizi».
Dopo di lui ha preso parola il sindaco Davide Galimberti, soprattutto per chiarire che il modello di gestione scelto risponde allo spirito dell’accordo di programma, che vede anche la Regione Lombardia e la Provincia di Varese come contraenti: «In tale ottica il Comune di Varese si pone come un coprogettatore di servizi» ha affermato il primo cittadino, svelando di aver “incassato” ieri l’apprezzamento proprio della Regione sul tema.
Opinioni diverse tra gli altri commissari presenti. La presidente della Commissione Manuela Lozza (PD) ha elogiato la strada intrapresa «perché permetterà al Comune di Varese di relazionarsi con zone della Lombardia con cui non si è ancora avvezzi a farlo e ciò amplierà il nostro panorama culturale. Inoltre quello che diventerà la Caserma Garibaldi sarà ben più grande e vivo di una semplice biblioteca che si limita al prestito librario: 9000 mq di superficie non sono gestibili in 9…».
Silenti Lega e Forza Italia, a dire la sua è stato il consigliere Salvatore Giordano (FDI): «Anche in questo caso è mancato il confronto con le minoranze. Sul polo culturale in sé non esprimo obiezioni, ma penso che la cultura a Varese abbia un grande difetto oggi che si chiama “sistema museale”. Perché questo sistema non è stato messo in discussione davanti alla possibilità fornita dalla Caserma Garibaldi».
A domanda del consigliere Guido Bonoldi (Lavoriamo per Varese), infine, Laforgia ha spiegato perché è stata scelta Csbno e non altre “aziende speciali”: «La scelta è ricaduta su quest’ultima per le sue dimensioni, è la più grande, per l’articolazione dei servizi offerto e, a parità di servizi, anche per una questione economica oltre che di tutela dei lavoratori».














