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Varese | 21 febbraio 2025, 16:08

L'EDICOLA CHE RESISTE. Francesca e Mauro, presidio di umanità e simpatia in viale Borri: «Qui il cliente ha ancora un nome, la nostra è resilienza»

Sveglia ogni mattina alle 4, sciarpona e stufetta d'inverno, un sorriso per tutti, Francesca Zovadelli insieme a suo cognato Mauro Albini spunta ogni giorno da una finestrella sempre aperta sul mondo: «Siamo come una ginestra che manda un profumo... Qui c'è chi chiede da mangiare, chi cerca lavoro, chi vuole soldi e chi racconta la sua vita. I clienti a volte mi consegnano un dono: la signora Anna mi ha affidato il diario di guerra di suo marito, una prova di grande fiducia. Calano i quotidiani, ma lo scorso mese non siamo riusciti a soddisfare tutti i clienti impazziti per il “Topolino” in dialetto milanese. Paura? No, questa è ancora una zona tranquilla»

Francesca Zovadelli, che gestisce insieme a Mauro Albini l'edicola in viale Borri, ha un sorriso per tutti

Francesca Zovadelli, che gestisce insieme a Mauro Albini l'edicola in viale Borri, ha un sorriso per tutti

Francesca ha un sorriso che sa di primavera, Francesca si alza ogni mattina alle 4, Francesca ha cresciuto sua figlia da sola, Francesca fa un lavoro ad alto rischio, Francesca è una Donna. La maiuscola è anche riduttiva, per una persona che ha messo in gioco sé stessa 15 anni fa, lasciando il lavoro per cui aveva studiato, l’educatrice, per avere qualcosa di suo, da gestire e far crescere, e ora, come ogni giorno, eccola nell’angusto locale della sua edicola di viale Borri, quasi di fronte alla Chiesa di San Francesco dei Frati Cappuccini, a distribuire quotidiani e riviste e a rispondere anche alle richieste più astruse. Sorridendo, e con una parola per tutti.

«L’avventura l’ha incominciata mio cognato Mauro Albini 20 anni fa, rilevando l’attività dal vecchio proprietario, poi, una volta lasciato il lavoro, l’ho affiancato. Mauro lavora part time in Comune, lui fa il pomeriggio in edicola, io le aperture, non mi pesa alzarmi all’alba», spiega Francesca Zovadelli, che si ripara dal freddo con una sciarpona bianca e un piumone nero, nonché con una microscopica stufetta, «che mi scalda un piede sì e uno no».

L’edicola di viale Borri diventò l’ultimo baluardo tra la vita e la reclusione ai tempi del lockdown, con lei e Mauro a gestire le code di persone che pur di uscire arrivavano ad acquistare “La Prealpina” e il rassicurante “Corriere della Sera”, magari litigando per il posto in fila nonostante l’imposto distanziamento.

«Anche ora è così, il covid non ha insegnato niente», dice Francesca, mentre dà retta a una nonna che compera 10 pacchetti delle figurine “Amici cucciolotti” per il nipotino e ne cerca altre «più adatte a una bambina. Ne ha per caso?». Le “figu” vanno ancora parecchio, dei calciatori soprattutto, ma anche quelle con gli animali.

«Quando esce una serie nuova, purtroppo i rappresentanti vanno davanti alle scuole a regalare gli album, togliendoci clienti. Un articolo che va molto sono le carte dei “Pokemon”, le acquistano bambini e perfino trentenni, è capitato che mi ritrovassi collezionisti alle 5,15 del mattino ad attendere l’apertura per accaparrarsi i pezzi appena arrivati. Vendo parecchi “Gratta e vinci”, soprattutto alle donne di una certa età, le stesse che chiedono le riviste di gossip, mentre quelle di viaggi sono più richieste con l’approssimarsi dell’estate. Tengono i giornali di enigmistica - Francesca non fa a tempo a dirlo, che un signore sui settanta chiede “Il Club enigmistico”- anche perché molti genitori e nonni acquistano quelli per bambini. Il nostro target, infatti, è quello dell’infanzia e della terza età, nel mezzo c’è un po’ il vuoto».

Francesca si rende perfettamente conto che il suo è un lavoro che sta sparendo, le edicole chiudono una dopo l’altra, le vendite dei quotidiani sono in picchiata e si legge sempre meno.

«Si chiude anche perché è un lavoro pesante, impegnativo e non molto remunerativo, le tasse sono alte e poi c’è lo sconforto che aleggia nell’aria. Noi andiamo avanti, ho clienti affezionati che chiamo per nome, e man mano che altre edicole chiudono ne arrivano di nuovi. La nostra è resilienza - un amico ci ha paragonato alla ginestra leopardiana “di dolcissimo odor mandi un profumo/ che il deserto consola” - però questo lavoro ci piace e cerchiamo di andare avanti».

Tra una ricarica telefonica e un’altra e una serie di “Gratta e Vinci”. «Una volta un signore ha vinto 10mila euro con un biglietto da due», Francesca racconta dei frati che vengono a comperare il “Corriere”, di un pittore che le ha regalato la riproduzione fatta da lui di un suo quadro che le era piaciuto, di un cliente, Alessandro Marangoni, autore di un libro dal titolo “La solitudine dell’edicolante”.

«Ha azzeccato l’atmosfera e i diversi personaggi che ruotano attorno all’edicola, i protagonisti, sottotraccia, siamo noi. Un’altra affezionata cliente, Doriana Giudici, mi ha regalato il suo libro “Le ragazze che volevano cambiare il mondo”, una storia di donne che lottano per riuscire nella vita. C’è stato anche un episodio toccante. La signora Anna, mia cliente affezionata, un giorno mi ha portato da leggere il diario di guerra di suo marito, affidandomi l’originale, una prova di grande fiducia. L’ho letto a mia figlia Claudia, che ha 12 anni», sottolinea Francesca Zovadelli, accanita lettrice non tanto di giornali e riviste, quanto di libri di narrativa e saggistica, con una particolare predilezione per quelli in cui si parla di donne che ce l’hanno fatta. Tra i preferiti “Il treno dei bambini”, di Viola Ardone, e «Harry Potter, dove c’è dentro tutto».

E le vendite? «Calano i quotidiani, vendiamo circa 80 copie de “La Prealpina” e una trentina di “Corriere della Sera”, ma anche quelli sportivi vanno meno. Quando invece la pubblicità televisiva promuove qualche nuova rivista o gadget per bambini, allora diventa di moda e aumentano di colpo le richieste. Lo scorso mese, per esempio, non siamo riusciti a soddisfare tutti i clienti impazziti per il “Topolino” in dialetto milanese. A volte arrivano bambini che chiedono: “Cosa posso comperare con 2 euro?” non sapendo bene cosa e volendo acquistare tanto per farlo, non è una cosa educativa».

Ci sono ancora però clienti che fanno mettere da parte questo o quel giornale, si fermano a fare quattro chiacchiere e magari capita l’aneddoto curioso.

«Una mattina arriva un signore, vuole che gli cambi una moneta molto rovinata e mentre gliene consegno una migliore mi dice: “La cambio perché porta sfiga”, al che gli rispondo: “Molte grazie, la sfortuna allora la vuole rifilare proprio a me?”. C’è poi chi chiede da mangiare, chi cerca lavoro, chi vuole soldi e chi a tutti i costi raccontare la sua vita. Qualcuno domanda ancora giornali stranieri, altri per esempio “L’Occasione”, che non esce più da anni. I supermercati con l’edicola interna ci hanno portato via clienti, ma fa piacere vedere ancora qualcuno che dopo aver fatto la spesa lì passa da me a prendere il giornale».

Francesca, nonostante d’inverno apra l’edicola al buio, non ha mai avuto paura e nemmeno tentativi di rapina o di violenza: «Questa è ancora una zona tranquilla, vicino c’è il fornaio che apre presto e poi molto viavai di gente». Mentre chiacchieriamo aumentano i clienti, quasi tutti anziani, ancora legati alle vecchie abitudini dei quattro passi e giornale, con le donne che chiedono aiuto alla fortuna e gli uomini alla memoria, con l’immarcescibile “Settimana enigmistica” sempre sugli scudi.

L’edicolante, organizzatissima, quasi senza guardare, come fosse un prestigiatore, materializza quotidiani, figurine, gadget, ricariche telefoniche, sporgendosi un poco dalla finestrella, semisommersa da coloratissimi gadget, pubblicità del “Gratta e Vinci”, immagini di supereroi e giocattoli di Lego. Un mondo che sta per scomparire, ma che Francesca e Mauro tengono ancora vivo con la loro umanità e simpatia, perché l’edicola, in fondo, è un confessionale laico nel quale ognuno di noi porta un pezzetto della propria storia, ricevendone altri in cambio.

Mario Chiodetti

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