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Territorio | 14 giugno 2024, 07:47

«La mia vita immersa nella Natura nel borgo di Aga, senza elettrodomestici né televisione»

Isabella Corti Pirovano ha aperto la sua azienda agricola "Abete Bianco" nella piccolissima frazione di Casalzuigno dove durante l'anno vivono appena dieci persone: «Alle 5 mi sveglia il canto del mio gallo Armando. Ho imparato a guidare il trattore, a riparare i tubi dell'irrigazione a usare il decespugliatore, ma l'emozione più bella è far nascere i pulcini. Non mi mancano le scarpe tacco 12 né gli apericena e quando voglio vado alla spiaggia di Cerro ad ammirare i colori del lago Maggiore»

Isabella Corti Pirovano al lavoro nella sua azienda agricola ad Aga

Isabella Corti Pirovano al lavoro nella sua azienda agricola ad Aga

Per arrivare ad Aga, piccola e graziosa frazione di Casalzuigno, bisogna percorrere una vecchia strada, in parte sterrata, ripida e tortuosa. In questo luogo dove il postino si vede solo due volte al mese, l’acqua arriva direttamente dalla sorgente e la legna da ardere serve per riscaldarsi e cucinare, vivono tutto l’anno dieci persone. Nel periodo estivo qualche amante della natura ritorna in questo borgo incantato, per riscoprire le verità universali di Madre Terra. 

E' questo piccolissimo nucleo di persone, da qualche anno, che vive stabilmente nella sua baita Isabella Corti Pirovano, che nel tempo ha aperto tra i boschi di larice e castagni una sua particolare azienda agricola "Abete Bianco", dove si coltivano ortaggi, frutta, mirtilli, castagne e piante officinali.

Isabella ci racconta il motivo di questa sua scelta di vita?

Premetto che sin da bambina sono sempre stata attratta dai boschi e dalla montagna, grazie a mio padre che mi ha anche trasmesso l'importanza di uno stile di vita in armonia con la Madre Terra. Così dopo un mio percorso di vita, dove mi sono laureata in scienze dell’ educazione ad indirizzo psicopedagogico e dove poi mi sono sposata, separata e rimasta vedova, ho deciso per intrecci di destino particolari di arrivare ad Aga e aprire una piccola attività agricola, con la missione di curare e salvaguardare i boschi e la montagna stabilendo un rapporto diretto con la natura.

Com'è stata accolta una giovane donna come lei nella piccola Aga?

All'inizio gli anziani del posto mi guardavo con un po' di diffidenza, come una contadina apprendista. Non mi sono lasciata mai abbattere dalla mia inesperienza, ho chiesto aiuto e consigli e così nel tempo ho imparato a guidare il trattore, a fare cataste di legna, potare gli alberi, allevare galline, usare la motosega, costruire un recinto elettrico per tenere lontani gli animali selvatici, riparare tubi di irrigazione e usare il decespugliatore. Con pazienza e voglia di apprendere ci sono riuscita. Oggi ho ancora il valido aiuto di un abitante, memoria storica del nostro piccolo borgo, un amico fantastico che mi ha insegnato a lavorare in armonia con la montagna come si faceva una volta dove il lavoro era tutto manuale. Ho imparato anche a allevare le galline e far nascere un pulcino. E’ un'emozione incredibile rompere delicatamente l’uovo, quando il pulcino fatica ad uscire.

Com'è organizzata la sua giornata?

Come può vedere nella mia baita non ho elettrodomestici né la televisione, ho solo il telefono cellulare. Per cucinare ho la bombola nei periodi estivi, mentre d’inverno uso la legna che raccolgo nei miei boschi. Sono svegliata al mattino intorno alle cinque dal mio gallo Armando, poi nei giorni prestabiliti vado a vendere i miei prodotti, mentre gli altri giorni eseguo tutti i lavori di un contadino. Alla sera alle otto a nanna. Amo tanto quello che faccio mettendoci tanto cuore.

Oltre al lavoro quotidiano, organizza e partecipa anche altre iniziative?

Ho creato il mio marchio Uberbio che raccoglie non solo esperienze di buone ed etiche pratiche agricole, ma divulga tutto, in un manifesto di stile di vita e di armonia con la natura. Ho avuto anche il piacere di partecipare come relatrice dell’agricoltura sostenibile al festival "Cerealia". Ho partecipato alla trasmissione televisiva "Uno chef in fattoria" come coltivatrice di erbe officinali e spontanee.  "Abete Bianco" è una delle poche realtà in provincia di Varese a coltivare il rafano. Poi ho avuto il piacere e l’onore di partecipare al documentario "Una provincia operosa" trasmesso da Geo & Geo. Inoltre organizzerò in autunno dei corsi di consapevolezza e autoguarigione attraverso il contatto con la Natura.

Per quale motivo ha scelto il nome "Abete Bianco" per la sua azienda agricola?

Sono da sempre appassionata di montagna e mi è stato regalato un libro di Mauro Corona dal titolo "Le voci del Bosco", dove si parlava della personalità di ogni pianta. Mi ha colpito l’Abete Bianco perché è il saggio, il re del bosco. Così ne ho piantato uno e la mia oasi naturale e spirituale è stata denominata in questo modo.

Prima abbiamo parlato di cibo e cucina, quali sono i suoi alimenti preferiti?

Mio padre era un dirigente di una grande multinazionale nel settore della ricerca di qualità del prodotto e mi ha trasmesso la conoscenza di come scegliere i prodotti giusti. Mi ha insegnato anche a cucinare cosa che faccio volentieri quando ho tempo. Per il quotidiano consumo la mia frutta, verdura, le castagne, le uova delle mie galline e qualche pezzo di carne proveniente da allevatori fidati, che fanno i mercatini settimanalmente con me. Al supermercato ci vado pochissimo. 

Le manca qualcosa nella sua vita di oggi?

Sono in pace con me stessa e pertanto nulla, non rimpiango di non mettermi più le scarpe "tacco 12" né mi mancano gli apericena. Quando voglio vado alla mia spiaggetta di Cerro a Laveno ad ammirare il lago ed i suoi colori.

Lei ha anche scritto un libro intitolato "Selvatica", di cosa parla?

Il mio editore ha impiegato qualche anno a convincermi. Era un manoscritto che avevo nel cassetto dove ho riportato tutte le mie emozioni, le mie paure, le insicurezze, le gioie ed i dolori di questa mia avventura. Sono un filo di racconti che vogliono far riflettere sulla manualità e la creatività che stimolano il pensiero sia critico che operativo, guidandoci verso la consapevolezza. Ho voluto raccontare il mio essere "selvatica" che è il titolo del libro, con il mio essere ancora un poco sognatrice, come il personaggio che ho inventato “Capitan Cipolla”. E’ un libro che ho dedicato soprattutto alle donne, dove racconto come vivo da sola in questo posto da dieci anni e di come sono diventata io stessa Natura: affamata, stagionale, selvatica.

Isabella Pirovano Corti ha anche una pagina Facebook dove racconta le sue attività. 

Claudio Ferretti

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