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Gallarate | 14 giugno 2024, 18:03

IL RICORDO. Paolo Carù non era uomo di molte parole, parlava con la musica. Nel suo negozio di Gallarate entravi in un'altra epoca

Si è spento oggi a 77 anni una leggenda della cultura musicale non solo del Varesotto, ma di tutta Italia. Il suo negozio era un punto di riferimento per il mondo rock europeo: «Quella volta che gli chiesi un consiglio e lui mi regalò “Two men with the blues”»

IL RICORDO. Paolo Carù non era uomo di molte parole, parlava con la musica. Nel suo negozio di Gallarate entravi in un'altra epoca

Paolo Carù non era uomo di molte parole, sapeva e basta. Conosceva centinaia di artisti, il suo era il mondo del rock e del country americano, di Bob Dylan, Van Morrison e i Grateful Dead, e il negozio era la sua nave d’appoggio, stipato di dischi e cd, annate della sua rivista “Buscadero”, fondata nel 1980 e arrivata al numero 478, con in copertina Richard Betts, curata fino all’ultimo assieme al direttore Guido Giazzi.

Paolo è mancato nel sonno (leggi QUI), e i gallaratesi non hanno visto riaprire il negozio sulla piazza, per la prima volta dopo decenni, libri da una parte, dischi dall’altra, mondi separati ma intercomunicanti, una fabbrica di cultura e di sogni. 

Lo intervistai un’unica volta, nel 2008, in occasione del numero 300 della rivista, che aveva preso il nome da “L’ultimo Buscadero”, il celebre film di Sam Peckinpah con Steve McQueen e Robert Preston, e richiesto di un consiglio su un bel disco da ascoltare, subito tirò fuori dal cassetto il cd fresco di stampa di Willie Nelson e Wynton Marsalis, “Two men with the blues” e me lo regalò, non prima di avermi fornito la sua personale e dottissima “guida all’ascolto”. 

Il suo negozio era un punto di riferimento per il mondo rock europeo, come quello di suo padre era stato per la classica, con chi scrive che partiva sedicenne da Varese in “Ciao” per andare a comperare i Rococò pirata canadesi di Celibidache, ma Paolo Carù non se la tirava, mostrandosi “dalla cintola in su” dietro il bancone simile a un autore noir, di storie ambientate nella provincia americana come nella brughiera alle porte di Malpensa, ma anche a un bluesman della Louisiana o a un poeta della East Coast, con la camicia portata fuori dai pantaloni e la barba un po’ incolta, brada. 

«Conoscevo Paolo da quando imparavamo insieme a suonare il pianoforte a 10 anni, poi siamo stati compagni di liceo. Quando ritornavo dai miei viaggi per il mondo gli portavo notizie di prima mano dei nostri cantanti all’estero, e lui le sfruttava per il suo giornale. Ricordo che da ragazzi aspettavamo con ansia i pacchi di dischi che arrivavano dall’Inghilterra e poi andavamo ad ascoltare a casa sua o nel primo, piccolo negozio di via Verdi. Nel 1963 usci il leggendario “She Loves You”, 45 giri dei Beatles e fummo quasi sconvolti dalla sua forza rock», racconta Adelfo Forni, scrittore e già produttore discografico.

«Nonostante fosse provato emotivamente dalla malattia della moglie Anna, fotografa, memoria storica di “Buscadero” e organizzatrice culturale a Gallarate, Paolo apriva ogni giorno il negozio, aiutato da tre collaboratori, sempre pronto a consigliare e a trovare nuove idee per la rivista. Fino a pochi anni fa partiva in estate per l’America con sua moglie per frequentare i festival di rock e country e incontrare amici e collaboratori».

Un giornale, il suo, amico dei lettori e degli artisti, fatto con passione, competenza e un pizzico di follia, capace di vendere fino a 20mila copie senza sovvenzioni o aiuti statali: «Molti articoli li realizziamo soltanto per il piacere di incontrare le persone, di fare ciò che gli altri non pensano», ci aveva detto Carù, con il sorriso di chi la sapeva lunga. Nel negozio di piazza Garibaldi ti tuffavi in un’altra epoca, con i vinili e la possibilità di ascoltare il possibile acquisto e di parlarne con Paolo, o magari con un altro cliente, perché le passioni lì si incrociavano, dando vita a volte ad accesi dibattiti. 

Nel nome della musica e della cultura, un binomio che Carù ha sempre difeso, come del resto la libertà di espressione. 

Mario Chiodetti

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