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Storie | 07 dicembre 2023, 08:30

Golf e autismo, un binomio possibile grazie ad Alberto e al Panorama: «Valore principale il benessere delle persone. Questa esperienza è uno scambio umano di sensazioni»

Presso il club golfistico di Varese è nato, da pochi anni, Golf4Autism, un progetto dedicato ai ragazzi con disturbo dello spettro autistico. Grazie all’iniziativa di Alberto Ballarin, maestro per la Federazione Italiana Golf, sono già una trentina le persone, legate anche ad associazioni del territorio, che sono entrate in contatto con il gruppo. «Un ambiente naturale e una disciplina che si presta ai soggetti fragili. Grande soddisfazione vedere come uno sport così possa diventare inclusivo. Qui giochiamo davvero tutti insieme, al di là delle etichette»

Alberto Ballarin, a destra, con uno dei ragazzi di Golf4Autism

Alberto Ballarin, a destra, con uno dei ragazzi di Golf4Autism

Un ambiente naturale in mezzo al verde, come quello del Panorama Golf di Varese, in una radura su una collinetta, lontana da tutti i rumori. È in un simile scenario che uno sport che nell’immaginario comune è dipinto come snob ed elitario prende una piega decisamente più nobile, che lascia da parte la vera e propria competizione e lascia spazio ad altri valori.

Tutto questo accade grazie a Golf4Autism, un progetto legato al territorio e a Panorama Golf avviato da Alberto Ballarin, cinquantottenne varesino maestro di golf giovanile per la Federazione Italiana Golf con oltre trent’anni di esperienza.

Alberto, con il suo progetto (che dal prossimo cambierà nome in MyGolfTeam), ha raccolto un gruppetto di una trentina di unità formato da bambini e ragazzi con disturbo dello spettro autistico.

Il tutto inizia nel 2019, quando Alberto riceve dalla federazione un’e-mail informativa in cui si comunicava che la Scuola Nazionale organizzava il seminario Il golf e l’autismo.

«Io partecipo - racconta Alberto - e quando torno da Roma penso che anche a Varese si possa far partire un progetto del genere. È una cosa che avevo in mente da qualche tempo, e così ho colto la palla al balzo. Mi sono informato per declinare l’attività sportiva in qualcosa che avesse come valore principale il benessere delle persone, soprattutto i soggetti più fragili».

E così, in maniera costante e regolare, inizia una collaborazione con le associazioni Spazio Blu e Triade SOS. Ai ragazzi dei due gruppi, da bambini di 7 anni fino ad adolescenti, si aggiungono più recentemente anche i piccoli della Fondazione Piatti. In una comitiva già ben nutrita, entrano poi a far parte anche dei giovani adulti, giunti al Panorama Golf dopo che avevano sentito parlare del progetto. Dal 2021 l’iniziativa viene sposata anche dal Club Soroptimist Varese, con un sostegno attraverso contributi e presenza in campo.

«Quest’anno, tra associazioni e singoli, abbiamo avuto contatti con una trentina di ragazzi. Al Panorama abbiamo poi realizzato un percorso riadattato, per permettere di giocare e divertirsi anche a chi ha più difficoltà. Il fatto di trovarsi in un ambiente naturale, in una radura su una collina lontana dai rumori, in un luogo rassicurante, fa sì che i ragazzi si sentano fisicamente a loro agio. Poi noi stessi con collaboratori e volontari cerchiamo di creare un ambiente accogliente».

Ovviamente il materiale utilizzato è riadattato sulla base delle esigenze dei ragazzi: bastoni a misura non tradizionale con la testa di plastica, palline più grandi di gomma piuma e ovviamente anche buche più grandi.

«Lo scopo è, al di là che del fatto che imparino a giocare, quello di migliorare la loro vita, la socialità e l’attività motoria, e che riescano a guadagnare autostima. Questo grazie anche a tutto ciò a cui questa disciplina si presta: un ambiente naturale rassicurante, una bassa intensità e un blando ritmo di gioco».

Nel periodo invernale, quando le condizioni climatiche impediscono lo svolgimento all’aperto dell’attività, il gruppo si ritrova due volte alla settimana alla palestra Carducci, messa a disposizione dal Comune di Varese e dall’Ufficio Sport per il terzo anno consecutivo, così che da novembre a marzo si mantenga una certa continuità d’incontro.

«Facciamo anche monitorare nel medio lungo termine le loro capacità, non tanto tecniche, ma principalmente sulla gestione della frustrazione, perché la palla non va sempre in buca».

Quello che avviene sul campo da golf è prima di tutto uno scambio secondo Alberto: «Lo dico spesso negli incontri in cui ci presentiamo: io cerco di dare strumenti e modalità perché i ragazzi si possano divertire nel gioco, ma loro hanno insegnato a me e a tutti noi che non è così importante competere e fare tutto presto. Sicuramente dal punto di vista umano è uno scambio di sensazioni»

«Il gioco del golf - conclude Alberto - è sempre visto come esclusivo, invece è una grande soddisfazione vedere come possa diventare una disciplina così inclusiva. I ragazzi, prima di tutto, accedono così a un’attività sportiva, poi l’inclusione vera e propria avviene quando chi vive nello spettro dell’autismo riesce a condividere certi momenti con altre persone. Qui giochiamo davvero tutti insieme, al di là delle etichette».

Lorenzo D'Angelo

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