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Cultura | 06 dicembre 2023, 14:50

La Basilica di San Vittore esalta le melodie morbide e prorompenti di Händel e Vivaldi

Un successo il concerto del Coro e dell’Orchestra Ghislieri diretto da uno straordinario Giulio Prandi. Un'esecuzione che rende onore alle note dei due grandi musicisti donando emozione al pubblico della Stagione musicale comunale

La Basilica di San Vittore esalta le melodie morbide e prorompenti di Händel e Vivaldi

La grandezza di un’esecuzione sta nel far sembrare facili le cose difficili, e nel caso del Coro e dell’Orchestra Ghislieri e del suo dinamicissimo direttore Giulio Prandi, le impervie tessiture vivaldiane e haendeliane si sono rivelate fresche come acqua di fonte, donando al pubblico della Stagione musicale comunale continue emozioni e una qualità timbrica d’eccezione.  

Prandi è un musicista totale, nel gesto, nella preparazione teorica, nella passione che mette in ogni nota, e i suoi lo seguono come un sol uomo, trasmettendo a chi ascolta tutta la gioventù pazza di un Georg Friedrich Händel ospite delle corti cardinalizie a Roma nel 1707 e già in grado di mettere in musica ogni sorta di “diavoleria”, come nello straordinario “Dixit Dominus” composto a 22 anni, guardando da un lato al teatro e dall’altro alla scuola italiana. 

«Nelle cattedrali di pietra ci sono cattedrali di suoni», ha detto Prandi nel salutare il pubblico prima del bis, e la basilica di San Vittore è ridiventata di colpo il contenitore di una musica nel contempo vicina a Dio e al popolo, grazie alla sapienza tecnica dei solisti, con il gradito ritorno di Carlotta Colombo, soprano di squisita eleganza vocale, del mezzosoprano Marta Fumagalli, attentissima a scolpire ogni parola, degli altri due soprani Caterina Iora e Marta Redaelli, del tenore Raffaele Giordani e del basso Marco Saccardini. Un Händel sontuoso ma a tratti più intimista, con un dialogo serrato e continuo tra i solisti e il coro, evidenziato dal magnifico lavoro di concertazione del direttore. 

Ma prima del “Dixit Dominus”, un altro genio del Settecento musicale, Antonio Vivaldi, aveva regalato il suo incredibile sapere, con il “Gloria” in re maggiore, tra le sue composizioni sacre più note ma ogni volta fonte di meraviglia. E qui l’“italianità” dell’ensemble di Pavia è venuta fuori in modo prorompente, grazie anche alla splendida acustica della basilica, perfetta per la musica corale con l’orchestra, e alla granitica coesione del coro, inappuntabile in ogni sezione. Commovente il dialogo dell’oboe di Paolo Grazzi con la voce eterea di Carlotta Colombo nel “Domine Deus Rex Coelestis”, dal ritmo “alla siciliana” che rimane nel cuore a lungo, simbolo della musica italiana e delle sue inarrivabili melodie. 

Sorpresa nel bis, con un grande scudiero di San Marco in Venezia, Baldassarre Galuppi, del quale Giulio Prandi ha scelto il “Dixit” in sol minore, in cui la certezza della fede non è più scandita e martellante come in Händel, ma ammorbidita dai languori lagunari e rivelata a noi con la morbidezza del velluto.

 

Mario Chiodetti

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