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Storie | 13 giugno 2023, 10:30

Marta, una vita tra depressione e disturbi alimentari. «La cosa più importante è capire che la vita vale la pena di essere vissuta»

Marta Beccalli, insegnante di sostegno di Porto Valtravaglia e autrice del libro “Ho bisogno di vita”, racconta la sua battaglia: «Volevo essere perfetta, ma la perfezione non esiste. Non è il riflesso allo specchio, non è il peso sulla bilancia che determina che persona sei e quanto vali. La scrittura è la mia valvola di sfogo»

Marta, una vita tra depressione e disturbi alimentari. «La cosa più importante è capire che la vita vale la pena di essere vissuta»

I disturbi alimentari e la depressione sono un fenomeno purtroppo sempre più diffuso, specie tra gli adolescenti. Spesso vengono utilizzati come meccanismi di difesa: l’assunzione del cibo diventa il modo di gestire stati d’animo complessi, come il senso di vuoto o la ricerca della perfezione a livello fisico e psicologico, come ci ha raccontato Marta Beccalli, che soffre di questi disturbi da più di un decennio.

Marta vive sulle rive del Lago Maggiore a Porto Valtravaglia, ha 27 anni, è laureata in scienze dell’educazione e lavora come insegnante di sostegno nelle scuole di Mesenzana e Montegrino Valtravaglia (LEGGI QUI). All’età di 14 anni ha iniziato a soffrire di depressione e disturbi alimentari e, qualche giorno fa, ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie, “Ho bisogno di vita”. La sua passione per la scrittura è la sua via di fuga dalla malattia, la aiuta a esternare il problema e a trovare la forza di andare avanti. 

«Ho iniziato a soffrire di depressione e di disturbi del comportamento alimentare all’età di 14 anni - ci racconta Marta - Ho sempre negato di avere dei problemi, soprattutto con il cibo. Per quanto riguarda la depressione, l’ho accettata. Ero sempre molto giù di morale, abbattuta ed è stato più facile ammettere che ci fosse qualcosa che non andava. Quando mi hanno diagnosticato questa malattia, infatti, ho subito accettato di assumere farmaci per cercare di curarmi».

Per quanto riguarda il disturbo alimentare, invece, ha sempre cercato di nasconderlo: «Non ne ho mai parlato con i medici né con gli psicoterapeuti che mi seguivano - prosegue Marta - non parlavo con nessuno del fatto che avessi paura di mangiare, che facessi abbuffate per poi vomitare, erano fatti che tenevo per me perché a mio avviso non erano importanti. Fino al 2020 ho nascosto tutto, ho però poi avuto un crollo emotivo molto importante e ho iniziato a smettere di mangiare, a vomitare ogni cibo che ingerivo, facendo abuso di lassativi e di diuretici. Camminavo per 5 o 6 ore al giorno, anche in casa quando non potevo uscire, dovevo percorrere almeno 10 o 20 chilometri al giorno».

«Il lato estetico era sicuramente uno tra i fattori scatenanti - confida Marta - avevo bisogno di vedermi sempre più magra perché non mi piacevo, nella mia testa essere magra significava essere bella. Dall’altro lato, c’era anche la voglia di diventare talmente piccola da riuscire a sparire dal mondo. Il fatto di essere leggera fisicamente mi portava a credere di essere leggera anche a livello psicologico». 

Dopo 12 anni dalla comparsa dei primi problemi, Marta ha iniziato ad essere seguita da un centro per i disturbi del comportamento alimentare. «Ho cercato di accettare di avere questo tipo di problema da affrontare - prosegue - sono stata poi ricoverata perché ero arrivata a pesare 42 chili ed ero in deperimento organico. Il ricovero mi ha aiutata a prendere coscienza del fatto che ci fosse qualcosa che non andava. Anche quando ho ammesso questo problema, ho comunque sempre pensato che vomitare fosse per me l’ansiolitico migliore, potevo prendere qualsiasi farmaco ma solo nel momento in cui non mangiavo e vomitavo riuscivo a stare bene, a sentirmi potente e in nessun altro modo riuscivo a sentirmi così».

«Oltre a questo si aggiungeva anche la mia consapevolezza del fatto che questi comportamenti mi avrebbero potuta portare alla morte, ma questo fatto, al posto che spaventarmi, mi spingeva a continuare sempre di più nella mia direzione perché non mi sentivo degna di vivere, non mi sentivo all’altezza di niente» continua il racconto.

«Avevo sempre bisogno di puntare alla perfezione in ogni cosa che facevo: avere un fisico perfetto, raggiungere risultati scolastici prima e lavorativi poi eccellenti, essere una figlia, una fidanzata, una nipote senza difetti. Questa necessità piano piano mi ha distrutta, mi ha completamente tolto tutte le energie vitali che avevo». 

Ad oggi Marta racconta di non esserne ancora uscita: «Sono stata ricoverata anche quest’anno da marzo a maggio, però sono molto più consapevole di un tempo». Poi l'appello a tutti coloro che si trovano nella sua stessa condizione: «Iniziate a credere fortemente che la vita vale moltissimo. La perfezione non esiste, questo è un mantra che mi ripeto tutti i giorni, non si può eccellere in qualsiasi campo. Non è il riflesso allo specchio, non è il peso sulla bilancia che determina che persona sei e quanto vali. Nei momenti in cui sono stata meglio ho capito che effettivamente non è l’aspetto fisico o la perfezione che mi rende una persona speciale. Ognuno è speciale per tantissimi altri motivi, per le proprie capacità e per altre mille ragioni per cui bisogna voler andare avanti e vivere».

In questo Marta è stata aiutata dalla scrittura e dalla poesia: «E' una valvola di sfogo che mi aiuta a esternare il problema e a trovare la forza di andare avanti - aggiunge - e spero possa aiutare anche tutti coloro che soffrono di questo disturbo, possa far capire loro che non sono soli e che ci sono moltissime altre persone che soffrono come loro. Ci sono moltissime altre valvole di sfogo che possono farci stare bene e renderci migliori».

Marta ha da pochissimo pubblicato la sua prima raccolta di poesie, “Ho bisogno di vita”, che si può trovare in vendita nelle maggiori librerie ed eshop. «Ho in programma di organizzare anche degli incontri per presentare il mio libro, con l’intenzione il prossimo anno di portarlo nelle scuole superiori per far conoscere agli adolescenti questa malattia ed aiutarli a non cascarci come è successo a me» conclude. 

 

Ilaria Allegra Vanoli

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