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Economia | 20 aprile 2023, 12:04

Perché celebriamo i funerali?

La celebrazione del funerale è un rito che ha attraversato i secoli e le epoche e ancora oggi porta con sé svariati significati: da quello religioso a quello simbolico, da quello civile a quello psicologico.

Perché celebriamo i funerali?

La celebrazione del funerale è un rito che ha attraversato i secoli e le epoche e ancora oggi porta con sé svariati significati: da quello religioso a quello simbolico, da quello civile a quello psicologico.

La storia ci insegna che il rito funebre è quasi antico quanto l’uomo, dal momento che ritrovamenti archeologici fanno pensare che già gli uomini di Neanderthal omaggiassero i defunti con dei fiori. Senza considerare che alcune antiche civiltà, come quella egiziana, hanno strutturato l’intera società intorno al culto dei defunti.

Ma perché l’uomo ha sentito l’esigenza di salutare e commemorare i defunti con dei riti creati ad hoc?

Le risposte sono varie e molteplici. Dal punto di vista religioso, seppur con delle differenze, il funerale viene inteso come il momento di passaggio ad un’altra vita. Quello cattolico prevede la veglia, la celebrazione della messa e la sepoltura per accompagnare l’anima nel defunto nell’aldilà. Anche per i musulmani il funerale rappresenta il passaggio alla vita vera.

Oggi molto in voga sono anche i funerali civili, che si svolgono perlopiù con racconti commemorativi ed elogi del defunto, tenuti in presenza di una persona che funge da cerimoniere e che può essere un parente.

In entrambi i casi il funerale rappresenta una fase imprescindibile per acquisire consapevolezza del lutto ed è pertanto anche il primo passo per avviare la fase di elaborazione. Questo spiega perché oggi anche le agenzie funebri offrono spazi specifici dove poter salutare e commemorare il defunto nell’atmosfera più consona per il momento.

La Casa Funeraria la Quiete a Legnano è uno di questi luoghi, perché realizzata proprio per consentire ai cari della persona scomparsa di poter esternare il proprio dolore in uno spazio riservato e adibito ad hoc.

Anche dal punto di vista psicologico il funerale rappresenta un momento nevralgico nella vita della persona che ha subìto la perdita. Questa trovandosi di fronte alla salma non può negare il lutto né innescare meccanismi che a lungo andare potrebbero essere pericolosi per la sua serenità. In questa circostanza, infatti, la perdita è ufficializzata e allo stesso tempo valorizzata l’identità del defunto attraverso un saluto corale.

Insomma, il rito funebre, con tutti i suoi codici e stereotipi laici o religiosi che siano, spinge comunque la persona a fare i conti con la perdita, a dare sfogo alle sue emozioni anche quelle più negative. Oltretutto solo nella condivisione del dolore si ha l’opportunità di trovare un minimo conforto.

Riconnettersi con la vita significa dunque accettare la realtà pur struggente della morte e il rito funebre è davvero il primo passo per farlo.

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