Ci ha messo due giorni a montarlo, con la passione di un ventenne, Mariano Pieroni, artista a tutto tondo e autore del monumentale “Cavallo di Troia” che Alberto Lavit ha accolto nell’Orto d’Arte di via Bagaini assieme alla “Melusina” di Stella Ranza, in un’interessante rivisitazione del Mito. Pieroni ha la bellezza di 86 anni - li compirà il 17 giugno - e da una vita crea le sue sculture con materiale di riciclo, legno, cassette della frutta, plastica, ferro, cartone, stecche di ombrelli e perfino stendipanni, e il suo grande cavallo, con tanto di criniera e accesso alla pancia con la scaletta (lì si nascosero Ulisse e i suoi), fa parte dei “plasticoni”, animali veri o immaginari assemblati con grande realismo.
«L’opera è stata realizzata tra il 1999 e il 2000 per la mostra “Natura Artifiziata” alla Gam di Gallarate, ma poi è stata esposta in Italia e all’estero, e testimonia la chiave del progresso, l’astuzia dell’uomo e la sua volontà di osare. Bisogna andare avanti, vivere e progredire, le mie sculture sono sempre su base ideologica e devono rappresentare un elemento di utilità sociale», spiega Mariano Pieroni, che è originario di Barga, luogo pascoliano in provincia di Lucca, ma vive e lavora da tempo a Solbiate Arno ed è il padre del Dimensionismo, una corrente artistico filosofica nata nel 1972.
«Dal 1988 raccolgo con familiari e amici i rifiuti che i maleducati abbandonano nella natura, nei boschi e lungo il corso di torrenti e fiumi e li riciclo nei miei lavori, i “Plasticoni”, di cui il “Cavallo di Troia” è l’esempio più famoso», aggiunge Pieroni, che ha allestito oltre trenta personali ed esposto in diversi paesi del mondo.
Nell’Orto d’Arte di Lavit & Friends, curato da Agricola e Fitoconsult, espone anche la scultrice varesina Stella Ranza, allieva di Alik Cavaliere e Giancarlo Marchese, diplomata in Scultura a Brera, presente con una grande rappresentazione della Melusina, opera del 2018 in terra refrattaria ceramicata e ferro corten. La favola della “bella Melusina”, figura mezza donna e mezza serpente o pesce, cui si ispirò anche Felix Mendelssohn per la sua Ouverture op. 32 per orchestra scritta per l’omonimo dramma di Grillparzer, ebbe molta fortuna nel Romanticismo e partì dal romanzo di Jean d’Arras scritto alla fine del XIV secolo.




















