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Varese | 01 febbraio 2023, 14:30

L'OPINIONE. Ben vengano i trenta all'ora anche a Varese. Basta suv sgommanti in centro e rischi per pedoni e studenti (a volte un po' distratti)

Proprio come Milano anche la nostra città potrebbe essere chiamata a prendere in considerazione il provvedimento. Il limite in via Magenta, Manzoni e Sacco che rivoluzione causerebbe? È ora di abbattere pericoli, incidenti, inquinamento ambientale e acustico. Sarebbero poi necessarie la migliore temporizzazione dei semafori e asfaltature che non siano rattoppi

L'OPINIONE. Ben vengano i trenta all'ora anche a Varese. Basta suv sgommanti in centro e rischi per pedoni e studenti (a volte un po' distratti)

Il cartello stradale rosso con il numero 30 a Varese centro lo si vede in via Copelli, il famoso “ring” dove prima si correva come a Monza prima di tuffarsi verso la Motta. Trenta chilometri all’ora, una velocità da vecchio “Velosolex”, ma ormai obbligatoria su ben 2.700 chilometri di strade dei capoluoghi italiani e già su 283 nel solo centro di Milano, dove dal 1°gennaio 2024 entrerà in vigore nell’intera città, escluse le vie a scorrimento veloce.

Fino a oggi i cartelli nei centri abitati indicano 50, ma le richieste del Parlamento europeo, con la risoluzione del 6 ottobre 2021, fanno sì che molte città, da Bologna a Parma, Torino, Cesena, Bergamo o Treviso, abbiano già provveduto ad abbassare il limite ai fatidici 30 all’ora, o ci stiano pensando seriamente.

E a Varese? Proposte in tal senso potrebbero essere presto al vaglio del Comune, soprattutto dopo i recenti investimenti di pedoni e ciclisti in pieno centro e le lamentele di molti per l’eccessiva velocità delle automobili e delle moto, ma anche dei mezzi pubblici nelle vie centrali, nelle ore in cui non sono congestionate dal traffico, sempre problematico per gli infiniti cantieri. Trenta all’ora per esempio in via Magenta, Manzoni e Sacco, strade di scorrimento verso il centro e il fuori città che rivoluzione causerebbero?

Innanzitutto aumenterebbe la sicurezza per pedoni e ciclisti riducendo il numero di incidenti seri per la possibilità di accorciare lo spazio di frenata, ma anche l’inquinamento ambientale e acustico. Se a 50 all’ora l’impatto di un’automobile con un pedone o un ciclista, infatti, è quasi sempre fatale, a 30 darebbe maggiori garanzie per un esito meno traumatico. Varese dunque potrebbe somigliare a Parigi o Bruxelles dove, da quando è entrato in vigore l’obbligo dei 30 all’ora, è aumentato il rispetto degli automobilisti per i limiti di velocità, si sono dimezzati i morti sulle strade e ridotti di parecchio i feriti gravi.

Dall’ultimo rapporto Aci-Istat, salta all’occhio come il 73,1 per cento degli incidenti stradali avvengano con maggior frequenza nelle strade dei centri urbani, non soltanto però per colpa della velocità troppo elevata dei veicoli, ma spesso per la disattenzione dei pedoni, che attraversano di colpo senza guardare, perché al cellulare o impegnati a conversare con un amico, oppure degli stessi ciclisti che bruciano semafori e sensi unici.

La lunga esperienza di pedalatore urbano, a volte anche un po’ indisciplinato lo confesso, mi ha insegnato ad avere “i cent’occhi d’Argo” per ogni metro di strada, vuoi per lo sciame di ragazzi che vanno verso le stazioni una volta usciti da scuola e scendono di colpo dai marciapiedi senza guardare, vuoi per l’automobilista che si ferma e spalanca la portiera senza preoccuparsi dello specchietto retrovisore, oppure per gli autobus vuoti che magari tornano in rimessa mettendo il turbo in via Vittorio Veneto.

L’incubo peggiore per il pedone distratto sono i monopattini e le auto elettriche, silenziose e fatali, basta un attraversamento incauto e sei spacciato. Molto fa l’impazienza e la frenesia - il famoso “logorio della vita moderna” di calindriana memoria - con suv sgommanti in via Sacco manco fosse l’arrivo delle Tre Valli e soprattutto i furgoni dei corrieri a zigzagare tra le corsie.

Ben vengano allora i 30 chilometri all’ora in tutto il centro città, a patto però che si agisca anche sulla temporizzazione dei semafori per evitare rossi lunghi come la Terza sinfonia di Mahler e verdi da finale dei 100 metri piani, altrimenti l’automobilista medio, che già si deve trangugiare i cantieri, potrebbe avere reazioni inconsulte e si rischierebbero risse a ogni metro. Ora che non ci sono veicoli in uscita dall’autostrada che vanno verso il centro, perché non trasformare in svolta continua il semaforo che immette da destra nella via Magenta e che raccoglie le macchine che arrivano da viale Borri e da via Nino Bixio? Poi ci vorrebbe una pista ciclabile e pedonale degna del nome che attraversi il cuore di Varese e tuteli pedalatori e camminatori, una sorta di corsia preferenziale ben segnalata come in uso da anni in parecchie città europee.

Ma prima è necessaria l’asfaltatura di tutte le strade del centro e limitrofe, in alcuni casi rappezzate alla meno peggio con toppe a dislivello peggiori dei buchi, per poi rifare completamente le strisce pedonali, laddove sono scomparse o illeggibili, come nel pericoloso incrocio tra via Maspero e via Leonardo da Vinci. Per avere una Varese a norma europea, davvero sicura per tutti - pedoni, studenti, ciclisti ma anche automobilisti - e con un verde pubblico degno della tradizione, il percorso da compiere è tutt'altro che concluso. L’eleganza di una città e la sua fruibilità la si vede dai dettagli.

Mario Chiodetti

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