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Gallarate | 22 novembre 2022, 10:32

L’addio del sindaco di Gallarate al “barbaro sognante”

Andrea Cassani conserva ricordi di Roberto Maroni fin dall’infanzia. Nelle sue parole, l’autorevolezza del personaggio pubblico e le campagne elettorali. «È stato il primo che abbia dato piglio istituzionale ai politici della Lega, un vero precursore»

Andrea Cassani, bambino, ascolta Umberto Bossi. A poca distanza, Roberto Maroni (foto dalla pagina Fb del sindaco)

Andrea Cassani, bambino, ascolta Umberto Bossi. A poca distanza, Roberto Maroni (foto dalla pagina Fb del sindaco)

È quasi una poesia il messaggio che il primo cittadino di Gallarate, Andrea Cassani, posta su facebook una volta appreso che Roberto Maroni non c’è più.

“Addio Bobo” esordisce il sindaco, per poi continuare: «Una brutta notizia che crea un vuoto in tutti noi. Sei stato una persona che ha lasciato il segno nella storia della Lega. Sei stato una persona che ha lasciato il segno nella storia del Viminale. Sei stato una persona che ha lasciato il segno in Lombardia. Sei il Barbaro Sognante che ha lasciato un segno in tutti noi. Sin da quando ero piccolo e ti vedevo accanto al Capo, fino a quando ho avuto l’opportunità di crescere accanto a te ho sempre avuto un po’ di ammirazione ma anche soggezione al tuo cospetto per l’autorevolezza che emanavi. Era piacevole scambiarsi di tanto in tanto sms con te, ci eravamo visti all’inizio del 2021 pronti per la campagna elettorale di Gallarate e Varese, poco prima che tu scoprissi questo brutto male. Un abbraccio ai tuoi cari che perdono un riferimento insostituibile e che la terra ti sia lieve».

Raggiunto al telefono, Cassani aggiunge: «Ultimamente non sono stato sempre in sintonia con le sue uscite. Ciò non toglie che Maroni sia una persona importante, uno che ha lasciato tracce indelebili, a Roma come in Lombardia. Il primo che abbia dato vero piglio istituzionale ai politici della Lega, un vero precursore».

Le battaglie politiche: «Con lui ho lavorato alla campagna elettorale per la Regione, poi sono stato dirigente del suo gruppo in Consiglio. Una volta presa la decisione della “politica in prima linea”, con la mia candidatura a sindaco, il rapporto non è più stato così fitto, ma mi ha comunque dato una mano. C’era il proposito di collaborare di nuovo, ci eravamo visti per le amministrative del 2021, ma di lì a poco arrivò la scoperta della malattia».

Una nota foto ritrae un Cassani bambino ascoltare Umberto Bossi. A un metro di distanza, Maroni, un po’ tagliato dall’inquadratura ma riconoscibilissimo: «Eravamo nella sede leghista di Jerago, nel 1991. Ricordo che, quando ero piccolo, Maroni partecipò anche a una sorta di riunione carbonara, a casa di mio padre. C’erano persone che aspiravano a fare politica. E io spiavo dalla porta della taverna».

Stefano Tosi


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