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Varese | 12 settembre 2022, 19:00

Pochi indizi, una certezza: in centro Varese è in arrivo una novità culinaria

In via San Martino sono comparsi dei cartelloni sulle vetrine della (ex) tap room OV. Svelato il nome, PLADÉNA, ci sono poi i colori della bandiera italiana e si annuncia la nascita del primo “termopolio” in città: di cosa si tratta? Proveremo a indagare…

Le vetrine del (futuro) nuovo locale in via San Martino 9

Le vetrine del (futuro) nuovo locale in via San Martino 9

È in arrivo un nuova attività nel cuore di Varese. Per ora, avvolta nel mistero. 

Siamo al civico 9 di via San Martino, laterale di corso Matteotti che conduce al tribunale, “casa” fino a giugno della tap room OV (Orso Verde), dove venivano servite le produzioni artigianali del noto birrificio di Busto Arsizio. Orso Verde che ha deciso di investire nella produzione con un importante cambio di sede che ha lì concentrato tutti gli sforzi.

Quelle vetrine però non sono destinate a rimanere a vuoto a lungo…

LOCALE STORICO, MADE IN ITALY… O COS’ALTRO?

Sì, perché da qualche giorno sono comparsi dei cartelloni a coprire le vetrine. Cartelloni che ci danno alcuni indizi. Il nome del locale, con ogni probabilità, sarà PLADÉNA: una rapida ricerca su Google, però, non offre corrispondenze.

Per provare a svelare l’arcano, gli indizi che balzano all’occhio sono due: i colori scelti per i tre cartelloni e il “pay-off”. I colori, come avete visto nella foto, sono il verde, il bianco e il rosso, che creano la bandiera italiana; difficile da scorgere nella foto, ma letto in presa diretta, è invece la dicitura “il primo termopolio a Varese”. 

Che cos’è un termopolio? Ci affidiamo a Wikipedia, che recita: «Il thermopolium (derivato dal greco θερμοπώλιον e chiamato termopolio in italiano, formato dalle parole thermòs, "caldo", e pōlèō, "vendo") era un luogo di ristoro in uso nell'antica Roma, dove era possibile acquistare e consumare bevande calde e a volte anche cibo pronto per il consumo. Era costituito da un locale di piccole dimensioni con un bancone nel quale erano incassate grosse anfore di terracotta, chiamate dolii o dolia, atte a contenere le vivande. Aveva probabilmente una funzione simile ai moderni bar. Ne sono conservati resti negli scavi archeologici di Pompei, Ercolano e Ostia antica». 

Unendo i due indizi, potremmo dunque supporre si tratti di un bar, o comunque di un locale di ristorazione, che proporrà prodotti made in Italy? 

PROVIAMO A INDAGARE!

Difficile dare una risposta definitiva, almeno per ora. Il giorno in cui abbiamo notato i cartelloni non abbiamo incontrato nessuno. Probabile però che a breve inizino lavori di ristrutturazione o comunque allestimento.

Proveremo dunque a indagare... Per scoprire quale novità culinaria attende il centro della nostra città. 

Gg

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