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Varese | 20 marzo 2022, 09:00

Il cielo sopra la Schiranna, bello o brutto, è tornato dei giostrai (VIDEO E FOTO)

Intervista a Uga Romes, responsabile di quel Luna Park che dopo due anni di assenza rivedrà la luce in riva al lago: «È stato un tempo massacrante: mille spese, zero entrate. Alcuni di noi sono diventati fattorini». Ora si riparte: «Non dappertutto: alcuni sindaci hanno ancora paura. Varese invece ci ha rivoluto: dopo tanti anni la gente ci riconosce e ci sorride. È la gioia più grande»

Il cielo sopra la Schiranna, bello o brutto, è tornato dei giostrai (VIDEO E FOTO)

«Che poi, anche se cominciasse a piovere, insomma… Non avrebbe mica tutti i torti…»

Uga Romes scruta il cielo della Schiranna e non ci vede nuvole. Fa anche caldo. Tutto da copione, in effetti: il luna park non è ancora iniziato. 

È fra una settimana che si capirà se l’equazione non scritta ma più inesorabile della storia di Varese risulterà ancora una volta tale. Una tradizione, praticamente, come il sangue di San Gennaro che si liquefà ogni 19 settembre.

Però: belli i tempi in cui si poteva scherzare solo su quello… Ora ti guardi in giro, ammiri l’operosità delle api giostraie che spianano, montano, collaudano, allestiscono e ti accorgi che il consueto panorama di ogni primavera ora si materializza strano. Quasi nuovo.

Sono passati due anni.

«Massacranti - li qualifica colui che è il responsabile della commissione tecnica dei viaggianti di questo spettacolo - È vero, con tutto quello che è successo nel mondo, non sono certo i luna park a entrare nel novero delle cose indispensabili che sono mancate… Ma questo per noi è un lavoro: è il nostro lavoro. È il mezzo con cui manteniamo la nostra famiglia. E noi, con la pandemia, siamo stati i primi a fermarci e gli ultimi a ripartire».

Lo scrittore e giornalista Paolo Rumiz scriveva: “I nomadi lo sanno: le mappe non servono a orientarsi, ma a sognare il viaggio nei mesi che precedono il distacco". A questi nomadi, dispensatori di piccoli sogni, hanno tolto le mappe e hanno tolto il viaggio. E quindi hanno tolto tutto.

È marzo 2020: arriva la pandemia e loro si trovano proprio a Varese. Non fanno in tempo a scendere dalle loro case itineranti che qualcuno gli dice di ritornare dentro, per quattro mesi: «E io ringrazio ancora chi ci ha ospitato all’area feste: non era tenuto a farlo, in fondo non stavamo lavorando…». L’anno scorso la stessa cosa, solo un po’ più a sud: «Eravamo a Legnano, avevamo già montato le giostre: niente da fare, altra chiusura e altri otto mesi fermi. C’è chi si è reinventato fattorino per Amazon, chi ha mollato: solo spese, nessun entrata». Il lato b del sogno.

Il 2022 sembra nato sotto una stella diversa, non dappertutto peraltro: «Alcuni sindaci ancora non si prendono la responsabilità di farci lavorare, accampando il rischio di assembramenti». Varese, per una volta, è stata diversa: «L’amministrazione ci ha rivoluto e ha sistemato perfettamente l’area. Ringrazio soprattutto la vicesindaca Ivana Perusin: l’ho un po’ stressata, ma lei ha capito quanto è importante il Luna Park per questa città. Come quantità di gente che siamo in grado di spostare, non penso ci siano altre manifestazioni simili qui…».

E sia: il via sabato 26 marzo, poi altri 6 weekend, fino all’inizio di maggio. 73 attrazioni, due grandi novità («sono due giochi per famiglie: uno su rotaia e l’altro un “castello incantato” con parti interattive»): significa 65-66 famiglie, ognuna composta almeno da 3-4 persone. Il Luna Park è una piccola comunità.

 

Una comunità che si è affezionata a Varese. Uga più di altri. È il proprietario dell’Allegra Fattoria, per anni presidio di felicità nella famigerata piazza Repubblica, prima che tornasse il mercato. E è torna alla Schiranna dal 1981, inizialmente con quella giostra che solo a sentirne il nome si ritorna bambini (o ragazzini impertinenti): il calcinculo. «Questa città è una piazza ambita per noi, basta guardare la location in cui siamo: Parco Zanzi è bellissimo e molto frequentato, anche se io me lo ricordo quando non era ancora così. La strada polverosa, il nulla intorno, anche il degrado: una volta c’eravamo solo noi a dare un po’ di vita».

L’amore, bisogna scriverlo, è ricambiato: «Vuole sapere qual è la gioia più grande? Entrare in un negozio e vedere che i proprietari dopo tanti anni ti riconoscono e sono contenti che tu sia tornato. A Varese succede. Tanti esercizi storici varesini ci fanno da piccoli sponsor: anche con poco, ma conta il gesto». Il lato a dei sogni.

E della speranza: «Sono sicuro che quest’anno faremo il botto. C’è voglia di normalità, di libertà e noi siamo uno dei divertimenti più liberi che ci sono. Uno può venire qui anche senza spendere soldi: si fa un giro, ascolta buona musica, si rilassa»

Sì, ma se arriva la pioggia? «Senta, facciamo così, visto che c’è davvero un gran bisogno che piova: basta che non lo faccia durante il weekend e noi non ci lamentiamo… Ok?»

Aggiudicato.

Fabio Gandini

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