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Gallarate | 10 febbraio 2022, 14:31

«Come un albero sradicato…»: testimonianza di Pier Maria Morresi nel “Giorno del ricordo”

Incontro virtuale con il presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia organizzato da Comune di Gallarate e Biblioteca civica. Il dolore, le fatiche, la storia personale e quella collettiva in una narrazione che rinnova la memoria di fatti a lungo rimossi

Pier Maria Morresi in videocollegamento

Pier Maria Morresi in videocollegamento

La modalità on-line con diretta Facebook non ha intaccato l’intensità dell’incontro con Pier Maria Morresi nel “Giorno del ricordo”. L’esule istriano, trapiantato a Varese, presidente della sezione provinciale dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, è stato protagonista di una videoconferenza organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Gallarate e dalla Biblioteca civica Majno. Il nativo di Pola è stato introdotto dall’assessore Claudia Mazzetti: «Il dottor Morresi ha colto lo spirito della nostra iniziativa, accettando di proporre una narrazione di vita vissuta su una pagina triste della storia. Per noi è particolarmente importante, avendo lui sposato una gallaratese ed essendo stato “adotatto” dalla provincia di Varese». Domande e sollecitazioni affidate a Manuela Piemonte, direttrice della biblioteca.  

«Sono nato nel 1944 e ho lasciato la mia terra nel  ’47. A Varese ho vissuto una giusta e lunga integrazione nella comunità. Quando vedo la città, il lago, le montagne mi sento a casa. È importante averne una. Ma la casa in cui sono nato era un’altra. Anche se avevo solo tre anni, ero come un albero che venga sradicato».

Morresi ha ripercorso le circostnze in cui è nata la sua associazione e le vicende storiche che vengono ricordate il 10 febbraio. Snocciolando pochi numeri: 360mila italiani che lasciarono le terre attribuite alla Jugoslavia con il Trattato di Parigi e 28.000 cittadini, su 32.000 totali, che abbandonarono Pola. «Ma i  numeri spesso sono abusati, tirati da una parte e dall’altra. Così arrivare a una storia condivisa è difficile».

L’ospite ha ricordato la rimozione dei fatti del ’47 («…per ragioni di politica internazionale, gli storici parlano di pagine strappate dai libri di storia»), le azioni di Tito («…la prima fu spostare l’ora, sintonizzandola su quella di Belgrado, per fare capire che lì non si era in Italia») e la guerra partigiana degli slavi («…diversa dalla guerra partigiana che avvenne altrove: era nazionalista, contro la popolazione italofona, etnica),

E poi le foibe, naturalmente: «Non ci finivano solo quelli del Partito Nazionale Fascista ma tutti coloro che avrebbero potuto controbattere al nazionalismo slavo: Carabinieri, Finanzieri, sacerdoti. Perfino i postini, dal momento che portavano una divisa».

Oggi e per il futuro, ha dichiarato Moresi, l’obiettivo è comunicare e fare ricordare, a partire dalle scuole, dove, a volte, persino i docenti conoscono poco le vicende che coinvolsero Venezia Giulia, Istria e Dalmazia.

«I miei – la conclusione - sono tornati solo una volta a Pola, tale era il dolore nel rivedere quei luoghi. Hanno traslato le salme dei loro genitori, per non lasciare niente in una terra che non era più Italia. Oggi al cimitero di Casbeno riposano loro e miei nonni. Io, invece, sono tornato diverse volte, volevo fare vedere a mia moglie, gallaratese, la mia terra d’origine, sentivo l’obbligo morale di fare quello che i miei genitori non potevano fare». Poco prima: «Il 10 febbraio non è un giorno festivo. È una solennità dello Stato, un momento di lutto».

I saluti sono stati il più classico degli “arrivederci”. Perché Morresi dovrà ritirare la tessera onoraria della Biblioteca Civica offerta dalla direttrice (ha partecipato all’incontro anche la dirigente comunale, Manuela Solinas) e rispondere all’invito dell’assessore Mazzetti: venire in città per presentare il volume “La stampa e la memoria”, a cura del professor Antonio Maria Orecchia, ralizzato dall’Università dell’Insubria con la collaborazione Anvgd.

 Videoconferenza disponibile sulla pagina Facebook della biblioteca.

Stefano Tosi

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