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Cronaca | 13 gennaio 2022, 18:59

Vicenda Rete 55 - Fondazione Molina, in Tribunale a Varese sfilano i testimoni

Nuova tappa questa mattina in Aula per la vicenda processuale legata al prestito obbligazionario concesso sei anni fa dalla Fondazione Molina. Le parole dei testimoni: il direttore dell'emittente Matteo Inzaghi, il manager Luca Galli e l'imprenditore Mauro Morello

Vicenda Rete 55 - Fondazione Molina, in Tribunale a Varese sfilano i testimoni

Una fondazione che si occupa di malati e persone anziane può comportarsi da investitore professionale? E’ questo il quesito attorno al quale ruota l’intera vicenda processuale legata al prestito obbligazionario concesso sei anni fa dalla Fondazione Molina, storica rsa varesina, all’emittente tv locale Rete 55 (attraverso la Rete 55 Evolution Spa), allo scopo di finanziare un progetto di rilancio dell’editore che avrebbe offerto alla fondazione, attraverso il tasso di rendimento connesso alle obbligazioni, delle condizioni economiche piuttosto favorevoli (il prestito fu poi restituito dall’emittente attraverso le prestabilite rate). 

Per i fatti, risalenti a sei anni fa e connessi anche ad un secondo prestito concesso ad un’altra società - la Mata Spa - per un totale di quasi un milione di euro, sono oggi a processo l’allora presidente della Fondazione Molina, Christian Campiotti, e l’editore di Rete 55, Lorenzo Airoldi, accusati rispettivamente di peculato e concorso in peculato. 

Dopo la testimonianza raccolta a fine dicembre dal presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana (che da sindaco di Varese, appresa la notizia del prestito, si sentì in dovere di segnalare l’operazione alla Procura), la continuazione del dibattimento, in corso presso il tribunale di Varese, ha portato davanti ai giudici altri volti noti della città. A cominciare dal giornalista Matteo Inzaghi, che di Rete 55 è il direttore dai primi anni Duemila, e che sempre da direttore dell’emittente televisiva ha vissuto il difficile (e cruciale) periodo a cavallo tra il 2010 e il 2012, quando la crisi economica e il passaggio al digitale minacciarono il futuro della realtà televisiva locale. 

«Facemmo di tutto per superare le problematiche - ha ricordato Inzaghi in aula, durante l’udienza di oggi - ci furono incontri, riunioni, e a un certo punto si parlò dell’interessamento di un importante gruppo editoriale cinese, intenzionato a lanciare qui in Italia un canale nazionale a tema economico, utilizzando le nostre reti». 

All’emittente servivano fondi per predisporre il network televisivo secondo i criteri ricercati dall’investitore, e da qui scaturì il contatto con la Fondazione presieduta da Campiotti. L’operazione diventò di pubblico dominio all’indomani delle elezioni amministrative del 2016, quando alcuni esponenti del centrodestra schierati a sostegno di Paolo Orrigoni sindaco, sconfitto al ballottaggio da Davide Galimberti, misero in discussione la trasparenza della procedura. 

Il botta e risposta tra le parti attraverso i canali giornalistici sollevò un polverone, anche per le implicazioni politiche del caso, dato che le nomine relative alla Fondazione sono in capo al sindaco, e che Campiotti, prima esponente dell’Udc, parte della coalizione di centrodestra, aveva aderito in vista della campagna elettorale a Lega civica, formazione che presentò un proprio candidato sindaco, Stefano Malerba (di cui Lorenzo Airoldi fu il responsabile della comunicazione), staccandosi così dai partiti che appoggiavano la candidatura di Orrigoni. 

«Fu una tempesta mediatica - ha aggiunto Inzaghi davanti ai giudici - che di certo non giovò all’immagine dell’emittente in un momento così delicato». La trattativa con il gruppo asiatico - possibile acquirente - alla fine saltò («una norma ministeriale vietava di concentrare attorno ad un unico soggetto realtà mediatiche sia locali che nazionali», ha precisato il giornalista), così come era saltata l’ipotesi della Rete 55 Evolution Spa di accordarsi per il prestito obbligazionale con un altro ente, la Fondazione comunitaria del Varesotto, all’epoca presieduta dal manager Luca Galli, e la possibilità di coinvolgere in società l’imprenditore Mauro Morello (vice sindaco a Varese con la seconda giunta Fontana), che in aula ha raccontato i dettagli economici della trattativa.

Galli, chiamato a sua volta a testimoniare, ha spiegato che l’accordo con la società di Airoldi avrebbe potuto generare nuove possibilità nel campo della comunicazione per promuovere le attività di beneficenza e i progetti finanziati dalla Fondazione comunitaria, ma il mancato raggiungimento dell’unanimità sul punto, portato in consiglio di amministrazione, fece sfumare il tutto.

Il prestito si concretizzò, come è noto, con la Fondazione di Campiotti. «La struttura era privata» ha affermato Galli durante le battute conclusive di un’udienza durata circa tre ore, informando le parti e il pubblico ministero di quello che era noto all’interno del circuito finanziario, cioè che la Fondazione negli anni si era occupata anche di altri investimenti. Una tesi avanzata anche dall’allora presidente Campiotti nel periodo di massima esposizione mediatica della vicenda, ancora prima dell’intervento della magistratura: «La Fondazione ha fondi - tramite lasciti - utilizzabili come investimenti ed ha sottoscritto come nel passato obbligazioni e gestito finanziariamente gli stessi fondi per dare redditività elevata». 

La parola finale spetterà ai giudici, non prima di un’ulteriore udienza, in programma per fine mese, durante la quale verranno escussi i testimoni del pubblico ministero Lorenzo Dalla Palma.

Gabriele Lavagno

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