/ Varese

Varese | 11 gennaio 2022, 14:22

FOTO. Stufi di calpestare la m... e rischiare che ci cada sulla testa all'Arco Mera. E voi?

Da piazza San Vittore a corso Matteotti perfino sui nomi dei caduti colano liquami bianchicci: basterebbero dissuasori laser, elettrici o acustici per cancellare un'immagine di assoluta decadenza nel cuore di Varese. E' il dettaglio che fa la differenza se si vuole una città in ordine e pulita

FOTO. Stufi di calpestare la m... e rischiare che ci cada sulla testa all'Arco Mera. E voi?

«Ma serve?». Il signore distinto con cappotto cammello chiaro, sciarpetta bianco latte, Ffp2 regolamentare e un certo aplomb da cavaliere, osserva il vostro cronista che scatta fotografie magari non di m. ma alla m., nello specifico quella dei piccioni, che deturpa da anni la volta, le pareti e i basamenti dell’Arco Mera, voluto dal canonico Luigi nel 1850 e riferimento dei varesini per appuntamenti e incontri, dopo l’abbattimento del Piantone.

La cauta domanda del signore in beige riflette la perduta fiducia della gente nelle istituzioni, nel denunciare malefatte e inadempienze, «che tanto non gliene frega niente a nessuno», quindi meglio starsene quieti nel proprio bozzoletto e calpestare il guano o rischiare che ci cada sulla testa al passaggio da piazza San Vittore al corso Matteotti.

Chi scrive aveva già sollevato il problema tempo fa, documentando con fotografie il degrado dell’Arco, sporco, puzzolente di urina e feci di varia provenienza. Qualcuno aveva pulito alla bell’e meglio, e tre giorni dopo la situazione era la stessa, né del resto si possono colpevolizzare i piccioni, che evidentemente sono ben nutriti. 

Le immagini parlano da sole, è un merdaio, scusate l’espressione, perfino sui nomi dei caduti colano liquami bianchicci, per non parlare del pavimento e delle pareti, dove erano stati posizionati al tempo di Carlo Codega dei dissuasori metallici a punta, dei quali, evidentemente, la Columba livia domestica se ne sbatte allegramente.

«Ma serve?». Sinceramente non lo sappiamo più nemmeno noi, ma il dovere civico ci spinge a denunciare la scarsa attenzione per “il particulare”, il dettaglio che fa la differenza tra una città in ordine e pulita e una con le strade ridotte a colabrodi, muri pieni di graffiti, rifiuti abbandonati, resti di demolizioni lasciati lì per mesi (l’esempio è l’ex chiosco del kebab vicino al sottopasso della stazione Nord).

Certo, non è colpa del sindaco se le persone sono incivili, però il degrado, se non lo si argina in tempo, diventa inarrestabile, un po’ come le alghe nel lago di Varese. L’Arco Mera andrebbe restaurato, anche il soffitto con le riproduzioni dei segni zodiacali perde l’intonaco ed è invaso da crepe e ragnatele, e il vespasiano dei piccioni (e a volte di un’altra specie a due gambe) concorre a darne un’immagine di assoluta decadenza nel cuore della città.

Noi ancora ci illudiamo «che serva» dire la nostra e porre all’attenzione quello che non va, e consigliare, a chi dovrebbe essere “di dovere”, di informarsi sui dissuasori laser in funzione da tempo in altre città, su quelli elettrici e acustici. Qualche scavo in meno e un po’ di decoro in più.

Mario Chiodetti

Google News Ricevi le nostre ultime notizie da Google News SEGUICI

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore