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Calcio | 01 gennaio 2022, 00:01

Katia Serra: «Costanza, sacrificio e passione per raggiungere ogni risultato. Varese? Che meraviglia i Giardini Estensi»

Dal racconto di 24 anni di carriera al professionismo per le atlete femminili, passando per la nostra Vale Bergamaschi, i ricordi di Varese e i consigli a mamme e figlie che vogliono scoprire il calcio: «Al movimento femminile italiano servono più sponsor, ma il processo è in corso. Venni al Franco Ossola per commentare la Lega Pro, nello stadio che ha cresciuto grandi campioni. Calcio e studio sono un binomio vincente per costruirsi il proprio futuro»

Katia Serra in cabina di commento: commentando quest'estate Italia-Inghilterra, è stata la prima donna in assoluto a fare la seconda voce in una finale della Nazionale Azzurra

Katia Serra in cabina di commento: commentando quest'estate Italia-Inghilterra, è stata la prima donna in assoluto a fare la seconda voce in una finale della Nazionale Azzurra

Katia Serra nasce a Bologna il 5 aprile 1973, sotto il segno zodiacale dell’Ariete. Inizia a giocare a calcio nel 1986 a 13 anni, in serie B con la squadra della sua città, dopo aver praticato diversi sport come nuoto, pattinaggio artistico, basket e atletica. Successivamente diventa una pedina importante, esordendo in serie A, per la compagine del Lugo Zambelli. In seguito passa a Modena, Foroni, Enterprise Lazio, Bergamo, Atletico Oristano, Agliana, Cervia, Reggiana, Trento, Roma CF e Levante (campionato spagnolo, seconda italiana della storia a vivere un esperienza di club straniero). 

La precoce e bravissima centrocampista ha anche giocato tra il 2006-2009 10 partite con la maglia della Nazionale azzurra, realizzando 1 gol. Nella sua lunga carriera calcistica, durata 24 anni, ha vinto uno scudetto con il Modena, tre Coppe Italia (Lugo, Foroni, Lazio), una Supercoppa italiana (Modena) e una Italy Woman’s Cup (Lazio). 

Nel 2011 diventa allenatrice professionista e nel 2014 supera con lode il corso federale di direttore sportivo, prima donna a riuscirci. Nel suo curriculum è importante segnalare l’incarico di rappresentanza delle calciatrici e consigliera nell’Associazione Italiana Calciatori, ruolo che già svolgeva quando giocava. Con questo incarico ha portato avanti con determinazione le numerose istanze delle calciatrici, diventando anche responsabile del settore femminile che ha fondato all’interno dell’assocalciatori. 

Appese le scarpette al chiodo ha iniziato, con grande successo, la carriera di commentatrice tecnica per la RAI, portando un valente contributo in tanti importanti partite a livello internazionale sia femminile che maschile. Gli appassionati di calcio ricorderanno certamente i contributi tecnici commentando alcune partite di Euro 2021, compresa la finale dell’11 luglio tra Inghilterra e Italia, diventando la prima donna in assoluto a fare la seconda voce in una finale della Nazionale Azzurra.

Serra, come ha iniziato a giocare al calcio?
Dopo aver praticato diversi sport, ho finalmente trovato una squadra in cui poter giocare. Ho iniziato a 13 anni in serie B, unica bimba in uno spogliatoio di adulte. Ho avuto questa opportunità e mi sono buttata a capofitto. Avevo una corporatura molto gracile ed ero velocissima. Certo che se penso a quegli anni e a come si è trasformato il calcio femminile i cambiamenti sono stati tanti. Al tempo mi facevano sentire un ufo sbarcato sulla terra. Allora c’era molta diffidenza e pochissimo seguito; ci guardavano con tante perplessità.

Cominciando cosi giovane come ha fatto conciliare lo sport con lo studio?
Cercavo di prestare molta attenzione in classe e ottimizzavo il poco tempo libero che avevo. Poi quando ho iniziato l’Istituto Tecnico Commerciale e in seguito la facoltà di Scienze Motorie studiavo praticamente di notte. Devo dire che è stata dura, ma sono una persona determinata e non mi lascio scoraggiare delle difficoltà: mi sono diplomata e laureata giocando al pallone.

Ha avuto diversi seri infortuni nella sua carriera calcistica: come ha fatto a reagire in maniera positiva?
Sono sempre stata abituata a vedere il bicchiere mezzo pieno. Devo dire che gli infortuni subiti mi hanno un po’ condizionato, sia perché sono cominciati precocemente sia perché allora la medicina non applicava le attuali tecniche innovative, lasciando degli strascichi. Però se si vuole perseguire un risultato la costanza, la determinazione e la sofferenza sono da mettere al primo posto. E la grande passione era il motore per superare il tutto.

Parliamo del calcio femminile: a quando il professionismo?
Ci si arriverà, ma con ogni probabilità in maniera graduale. Ancora oggi, nonostante il grande interesse che ruota intorno al calcio femminile, in Italia mancano sponsorizzazioni importanti. Molte società calcistiche hanno il settore femminile, ma è ancora un investimento poco redditizio. È soprattutto un’operazione d’immagine e di pari opportunità di pratica. Applicare il professionismo vuol dire cambiare mentalità, in primis dare certezza alle calciatrici degli stipendi, pagare i contributi pensionistici, avere gli infortuni tutelati dall’Inail. Dal 2015 in poi la FIGC ha iniziato ad investire con decisione, gettando le basi del cambiamento per avvicinarsi sempre di più alle realtà internazionali.

Parliamo di campionato ed in particolare della capolista Juventus e del periodo negativo del Milan?
La Juventus è la società che sin da subito si è organizzata a 360°, con una buona programmazione in tutti gli ambiti. Il Milan sta attraversando un momento difficile, da fuori si percepisce qualche problema tra il gruppo e lo staff tecnico. Inoltre ha puntato molto sulle calciatrici straniere, ma al momento solo alcune stanno avendo un buon rendimento. Questa è la mia impressione, però è difficile capire le situazioni se non si vive all’interno della società.

A Varese abbiamo un idolo, la “nostra” Valentina Bergamaschi: ci dà un suo giudizio su di lei?
È una ragazza straordinaria, sempre disponibile a ricoprire diversi ruoli sia nel Milan che in Nazionale. È una calciatrice che si sacrifica per la squadra. Ha avuto degli infortuni importanti, ma non si mai si è lasciata abbattere. Giovanissima è andata a giocare in Svizzera e credo che questa esperienza abbia temprato il suo carattere. Ha l’età dalla sua parte per migliorare ancora, tecnicamente e tatticamente. È una che non molla mai e questo le fa onore, come le va dato atto del suo carattere semplice, disponibile e sorridente.

Katia conosce Varese?
Sono venuta anni fa a commentare i biancorossi in una partita della Lega Pro. Ho visitato i Giardini Estensi, trovandoli meravigliosi. Poi Varese ha una tradizione calcistica importante e lì sono cresciuti grandi talenti calcistici e campioni mondiali come Claudio Gentile e Giampiero Marini. Senza dimenticare, ovviamente, il grande Gigi Riva.

Ci racconta qualcosa di personale?
Nonostante io sia emiliana, non amo cucinare: ai fornelli sono un disastro. Mi piace il mangiare sano e amo la cucina giapponese. Sono appassionata di vino. Con il mio compagno faccio spesso trekking, ci piace la natura; tra di noi non parliamo di calcio perché è uno sport che non segue. Andiamo spesso al cinema e ci piace stare in casa a vedere i film e le serie tv. Poi come tutte le donne amo fare acquisti nei negozi della mia adorata Bologna.

Un consiglio a tutte le ragazze che vogliono praticare calcio?
Lo stesso che dico sempre quando mi avvicinano sia le mamme che le ragazzine. Il calcio è una disciplina bellissima, non fatevi coinvolgere dai pregiudizi che ancora oggi talvolta si sentono. Lo sport aiuta a superare le difficoltà della vita e a formare il carattere. Calcio e studio sono un binomio vincente per costruirsi il proprio futuro.

Claudio Ferretti


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