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Varese | 31 ottobre 2021, 09:37

VIDEO. La storia per strada: le vie di Varese raccontano Antonio Paravicini. «Dal corteo verso la sede del Duca d'Este alla prigione con l'accusa di "ribelle congenito"»

Terzo appuntamento autunnale con la Famiglia Bosina: torna il professor Robertino Ghiringhelli che ci spiega aneddoti incredibili e storia della via dietro al Tribunale. «Da giovane Paravicini era visto come una "testa calda". Sostenne quell'italianità dal basso che partiva dai municipi e rispettava le autonomie»

Il professor Robertino Ghiringhelli racconta la storia di Varese "per strada" e, in particolare, via Cesare Paravicini, dietro al Tribunale

Il professor Robertino Ghiringhelli racconta la storia di Varese "per strada" e, in particolare, via Cesare Paravicini, dietro al Tribunale

Terzo appuntamento con la Famiglia Bosina in versione autunnale: questa domenica ritorna con noi e con voi il professor Robertino Ghiringhelli con quel suo stile e quella narrazione unica che toccano il cuore, per raccontarci la storia di Varese attraverso strade e vie.

«Dietro il tribunale c'è una via molto importante - racconta Ghiringhelli - che fu la sede iniziale della Ginnastica Varesina e della Provincia di Varese, prima dell'acquisto di Villa Recalcati. Ma chi era Antonio Paravicini a cui fu dedicata quella strada? Uno dei personaggi più famosi della prima metà dell'800. Fu forse il più caldo sostenitore dell'ideale risorgimentale italiano. Alla fine del 1847 organizzò un corteo verso la sede del Duca d'Este di Varese, che oggi ospita il Comune, in onore di Pio IX per gli interventi fatti dal papa a favore di uno Stato unitario italiano: era già visto come una "testa calda". Poco più che ventenne era già andato a Parigi  a conoscere le idee europee e il nuovo concetto di popolo. Venne anche imprigionato dagli austriaci con l'accusa di "ribelle congenito"».

«Egli tenne vive quella piccola fiaccola che rappresentava l'aspirazione alla costruzione di una nazione italiana - prosegue il professor Ghiringhelli - e fu tra coloro che gioirono quando Garibaldi arrivò a Varese. Partecipò attivamente alla vita attiva della città formando la scuola dei Gesuiti. Si battè per la creazione di un'etica pubblica che tutelasse la figura del cittadino e fu sostenitore di un'italianità dal basso che tenesse conto del ruolo dei municipi italiani. Chiamiamolo spirito federale di rispetto delle autonomie».

Redazione

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