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Calcio | 20 ottobre 2021, 20:51

IL COMMENTO. L'Imperia con lo spirito da terza categoria, il Varese con quello da serie B. Questo fa arrossire di vergogna

Seduti accanto ai bidoni dell'umido e della raccolta differenziata dello stadio ligure, ci siamo fermati ad osservare facce e reazioni dopo il ko biancorosso. Risultato: tutto normale, come se niente fosse (Rossi, Imperia e arbitro a parte). Qualunque cosa a questo Varese va bene. Si vinca, si perda o si pareggi, la vita continua

Seduti davanti ai bidoni dell'umido e della raccolta differenziata nel piazzale degli spogliatoi, contorno ideale alla partita del Varese odierna, proviamo invano a carpire emozioni e rabbia dopo il ko

Seduti davanti ai bidoni dell'umido e della raccolta differenziata nel piazzale degli spogliatoi, contorno ideale alla partita del Varese odierna, proviamo invano a carpire emozioni e rabbia dopo il ko

Seduti oggi su una seggiola dello stadio "Ciccione" di Imperia, riflettevamo accanto ai bidoni dell'umido e della raccolta differenziata nel piazzale fuori dagli spogliatoi.

Se lo spirito da "terza categoria", e cioè dell'oratorio e di chi arriva dal basso e deve conquistarsi tutto, lo ha mostrato l'Imperia, che poi con tutti i rinforzi diventerà una signora squadra, e quello da "serie B", profumato ed elegante, di chi soltanto per lignaggio pensa che basti portare la palla almeno 15 volte davanti alla linea di porta, o sul dischetto del rigore, perché poi magicamente entri da sola, non solo rimpiangiamo la squadra dell'anno scorso, garibaldina, "povera" e cambiata mille volte sul mercato, ma anche quella di due anni fa. Perché, uscendo da quegli spogliatoi, si sarebbe fermata a parlare con l'umile "giornalaio" seduto vicino alla pattumiera, magari per sfogarsi, o solo per incazzarsi, o anche per impaurirsi o per capire che aria tirava o cosa si stava pensando e scrivendo di loro in quel momento.

Invece, nulla. Qualunque cosa a questo Varese va bene, Che si vinca, si perda, si pareggi. La vita continua. Tutti via come cavallette che non vedevamo l'ora di saltare sul pullman, saluti obbligati o di rito, testa dritta assorta nei propri pensieri (neppure bassa), tanto ciò che è stato, è stato, sia in carriera che ad Imperia o magari dopodomani al campo: domani è un altro giorno, l'impegno non manca mai, lo stipendio arriva puntuale (finché arriva). E chi s'è visto, s'è visto

Restiamo con i nostri pensieri e i nostri bidoni dell'umido dove in terza categoria appoggiavamo il computer mentre mangiavamo panini alla salamella, e ci chiediamo dove siano finiti quei panini e quei Ponti, quei Beretta che venivano a cercarci per offrirci una birra o prenderci in giro, e intanto ascoltiamo i canti che fanno tremare lo spogliatoio dell'Imperia, chiedendoci perché per loro questa vittoria deve essere eccezionale e per noi questa sconfitta normale.

Vediamo l'arbitro cambiarsi con la porta semichiusa dello spogliatoio e, scorgendo una fessura d'umanità e partecipazione almeno lì, ci avviciniamo: lui ci chiede chi siamo, ci presentiamo e gli stringiamo la mano facendogli i complimenti. «Per noi è stato il migliore in campo per corsa, autorevolezza, passione nel suo lavoro e voglia di arrivare lontano». 

Da una parte, lo stupore e la bellezza del presente. Dall'altra, la normalità e la stanchezza dell'essere il Varese. Tanto al Franco Ossola torneremo lo stesso, i tifosi ci sosterranno comunque, e via così in un triste pomeriggio da solitari cani bastonati.

Ma anche i cani, a volte, sanno leggere e fare i conti, pur attorniati dalle passioni da vecchio dormitorio di servizio militare a Vipiteno o Macomer.

E, leggendo, scoprono che il Varese ha giocato sette partite, le prime due le ha vinte e poi, nelle successive 5, ha ottenuto 3 pareggi e 2 sconfitte. Gol fatti: 11. Subiti: altrettanti. A noi cagnolini biancorossi sembra un bellissimo scorer da mediocri, più perdenti che vincenti. Eppure la rosa del Varese è stata rinforzata da uomini di categoria, di soldi ne sono stati spesi - sicuramente più dell'Imperia, almeno finora, ma non solo - e le ambizioni sono state dichiarate («Stare dalla parte sinistra alta della classifica»). Nulla di tutto ciò si sta verificando, anche se questo è solo l'inizio di una storia. Dipende chi vuole continuare a scriverla.

Seduti accanto ai nostri fratelli-bidoni, mentre scende la sera dalle colline imperiesi e sale l'odore di salsedine dal mare, ci chiediamo cosa o chi stia mancando. Forse nulla, a giudicare dalla reazione assopita e soporifera generale (Ezio Rossi a parte), o forse tutto. Qualcuno dovrebbe dircelo: già, ma chi? 

Andrea Confalonieri


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