/ Varese

Varese | 19 ottobre 2021, 12:36

L'OPINIONE. Galimberti aveva la squadra più forte e il vento alle spalle. Bianchi uomo (quasi) solo al comando

Il vento della vittoria è partito tra i mille dell'ippodromo: non c'erano solo militanti o candidati, ma persone normali che volevano sentirsi coinvolte. Il centrosinistra è riuscito a farlo, il centrodestra no. Sindaco e coalizione uscenti sono apparsi più rassicuranti, normali e sicuri dopo un anno e mezzo vissuto nell'incertezza, a volte, anche della propria vita. Il 51.64% dei varesini che non è andato a votare merita rispetto

L'OPINIONE. Galimberti aveva la squadra più forte e il vento alle spalle. Bianchi uomo (quasi) solo al comando

La prima cosa che non si può sentire dire è che i nuovi sindaci sono stati eletti dalla metà della metà dei cittadini. Perché è un insulto a chi è andato a votare (non sono cittadini peggiori di chi è rimasto a casa), e anche a chi non l'ha fatto e avrà le sue buone ragioni: non crediamo che il 51.64% dei varesini lontano dalle urne del ballottaggio sia composto da stupidi. Evidentemente ha ritenuto giusto farlo, pensando di mandare così un messaggio più forte a chi di dovere.

Delle elezioni a Varese, da cittadini comuni, ci hanno colpito i mille presenti all'ippodromo, snobbati o derisi da alcuni, per il lancio della campagna elettorale di Galimberti: a volte c'è un vento che ti spinge, e quel vento è nato alle Bettole.

Tra quei mille non c'erano solo candidati, parenti e militanti, ma persone normali che volevano fiutare l'aria, capire le cose o, semplicemente, sentirsi partecipi: il centrosinistra ha vinto perché ha dato l'idea di poter ancora coinvolgere sia la società civile (infatti quasi nessun esponente della stessa è presente nelle liste del centrodestra) che i semplici cittadini.

A parte Matteo Bianchi, e pochissimi altri che gli erano vicino, questo senso di comunità, familiarità e novità è mancato al centrodestra, se non in un raccoglimento centrista: i volti presenti nelle liste del centrosinistra avevano comunque un carattere di novità, diversità e "futuribilità" maggiore rispetto ai rappresentati e ai militanti di partito presenti, legittimamente e orgogliosamente, nelle formazioni nello schieramento opposto.

Attorno a Galimberti c'era la squadra, con Bianchi l'abbiamo vista a lampi o per nulla, e non certo per colpa del "Matteo di Varese". Da una parte ecco Ivana Perusin, Francesca Strazzi, Rossella Dimaggio, Cristina Buzzetti e tanti altri, in campo o in panchina, che sapevano cucire il gioco e correre in fascia a fare il cross vincente, ma anche una "società" forte - da Alfieri ad Astuti e Carignola - e un pubblico più numeroso e partecipe sulle gradinate.

Non è vero che a Varese ha vinto solo la sinistra, il centrosinistra o "Bella ciao", cantata nel cortile di Palazzo Estense e poi da Ultimo dai fedelissimi della coalizione: lo ha fatto una squadra che ha saputo giocare, muoversi e ragionare da squadra, allargando il suo pubblico. Dal Sacro Monte a Bizzozero, abbiamo sentire dire da persone con una cultura e una storia di centrodestra di aver votato Galimberti.

Non era una battaglia destra-sinistra, né tra partiti ma, al massimo, tra chi appariva più aperto alla società e chi no, tra chi - nel momento dell'urna - ha dato l'idea di guardare ai prossimi cinque anni e non agli ultimi cinque, o ai venti che li hanno preceduti. Tra chi è apparso più rassicurante, normale, sicuro e ha dato un senso di certezza superiore dopo un anno e mezzo vissuto nell'incertezza, a volte, anche della propria vita.    

Matteo Bianchi è stato un singolo e grande avversario con poche e fedeli truppe ma senza la stessa società e lo stesso gruppo che ha sostenuto Galimberti. I "soldati" che hanno creduto in lui, l'hanno fatto davvero e meritano lo stesso applauso che il sindaco riconfermato, non a caso, ha tributato ai suoi compagni di viaggio nel cortile di Palazzo Estense.

Però le finali non si vincono da soli, o forse sì: Matteo, per farlo, avrebbe dovuto avere il tempo di costruire un team a sua immagine e somiglianza - e siamo certi che sarebbe stato molto diverso da quello che si è ritrovato accanto, per forza o per necessità - quel tempo che non gli è stato concesso da chi l'ha gettato in campo senza nemmeno farlo riscaldare (Salvini). 

Matteo Bianchi è un cultore dell'attesa, della pazienza, della visione che nasce da lontano e poi si realizza, come un puzzle, un pezzetto alla volta. Non gli si poteva chiedere di partire quasi da solo in contropiede e segnare il gol della vita alla "corazzata", almeno come compattezza, che aveva di fronte, tanto meno di snaturarsi e improvvisare.

Di sicuro Giorgetti, e non solo Giorgetti, può essere fiero di lui: per aver dato tutto e lottato come un leone in gabbia, per i modi di fare, per aver mantenuto la sua identità, per essersi giocato una partita impossibile, vista la differenza di uomini, competenze e organizzazione attuale tra centrodestra e centrosinistra, soprattutto a Varese, con tutto ciò che aveva. Testa, gambe, cuore. 

Andrea Confalonieri


SPECIALE ELEZIONI 2021 - VARESE
Vuoi rimanere informato sulla politica di Varese in vista delle elezioni 2021 e dire la tua?
Iscriviti al nostro servizio gratuito! Ecco come fare:
- aggiungere alla lista di contatti WhatsApp il numero 0039 340 4631748
- inviare un messaggio con il testo VARESE POLITICA
- la doppia spunta conferma la ricezione della richiesta.
I messaggi saranno inviati in modalità broadcast, quindi nessun iscritto potrà vedere i contatti altrui, il vostro anonimato è garantito rispetto a chiunque altro.
VareseNoi.it li utilizzerà solo per le finalità di questo servizio e non li condividerà con nessun altro.
Per disattivare il servizio, basta inviare in qualunque momento un messaggio WhatsApp con testo STOP VARESE POLITICA sempre al numero 0039 340 4631748.

Google News Ricevi le nostre ultime notizie da Google News SEGUICI

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore