E’ una sconfitta quella del centrodestra, ma da parte di Bianchi vince il fair play. Il responso è arrivato con duemila voti di scarto (con 1178 tessere elettorali stampate nelle due settimane di ballottaggio), in una città dagli oltre 62mila elettori: meno della metà si è però recata alle urne. Matteo Bianchi perde con 14.729 voti (contro i 14.489 del primo turno, +240 voti) e Davide Galimberti vince con 16.741 voti (contro i 15.411, +1130 voti)
Una «Varese spaccata, esattamente come cinque anni fa – commenta Matteo Bianchi – Quindi il primo obiettivo sarà quello di renderla più coesa, soprattutto perché siamo in un momento storico in cui ci sono tante risorse da spendere tutti insieme». Lui lo farà dai banchi dell’opposizione perché la prima notizia è che Bianchi non si dimetterà da consigliere comunale, dimostrando che la campagna elettorale varesina non è stata una parentesi nel suo percorso da deputato a Roma.
«Come ho già detto, fare il sindaco, per chi ha scelto la politica, è l’esperienza più gratificante. E’ stato un onore condurre una campagna elettorale con persone che mi hanno supportato e con tanti cittadini che mi hanno mostrato il loro affetto che cercherò di onorare dai banchi dell’opposizione». Che preannuncia sarà «in stile Bianchi quindi concreta e responsabile. Mi auguro che anche il sindaco Galimberti prenda coscienza di uno scenario di spaccatura della città e sappia dare la giusta attenzione anche alle istanze delle opposizioni, magari coinvolgendole su qualche posizione importante, per cercare di costruire insieme il futuro della città, perché ne abbiamo bisogno».
Queste le prime parole di Bianchi, che rimanda a domani tutte le riflessioni sull’analisi del voto. «Per ora possiamo dire che noi abbiamo mantenuto i nostri voti, non ne abbiamo persi. Galimberti è stato bravo a portarne di più. Col senno di poi siamo capaci tutti di dire che se avessimo avuto più tempo avremmo potuto fare meglio, ma in coscienza dico che quello che si poteva fare è stato fatto, sia personalmente che come coalizione. Non mi sono risparmiato per oltre 100 giorni in giro per la città sviluppando idee, proposte e programmi. Anche i candidati hanno fatto altrettanto». E a chi dice che Salvini gli abbia fatto perdere consensi risponde: «Sono nato nella Lega di Umberto di Bossi, cresciuto in quella di Roberto Maroni e sono fiero del sostegno che i leader del mio partito mi hanno dato, Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti per primi».














