Dodicimila studenti. Tanti sono gli iscritti nell’anno accademico in corso all’Università dell’Insubria a Varese. Una città che, nei numeri, potrebbe essere considerata universitaria a pieno titolo.
Ma è davvero così? Per i rappresentanti della lista civica “Una Grande Varese”, che sull’argomento hanno effettuato ricerche e riflessioni, la risposta è no. «Nonostante l’Insubria sia in costante crescita dal 1998, soprattutto per ciò che concerne le materie scientifiche ed economiche, e possa a ben ragione essere annoverata tra gli atenei d’eccellenza, la presenza degli studenti in città è scarsissima. A testimoniarlo anche la percezione di chi è impegnato nel commercio e nell’erogazione di servizi: nessuno “sente” e trae vantaggio economico dall’impatto e dalla vitalità di così tante persone iscritte».
Perché accade? «Perché - rispondono da “Una Grande Varese”, in corsa per il sostegno di matrice non politica a Matteo Bianchi sindaco - i ragazzi è vero che studiano qui, ma poi scelgono di non trascorrere il tempo libero in città, sotto tutti gli aspetti, dalla movida alla cultura. Se ne vanno, insomma, scegliendo altre mete. Tutto ciò non avviene per caso, ma per una mancanza di una visione e di una progettualità sistemica».
I candidati della lista fanno alcuni esempi: «C’è il campus di Bizzozero, che ha contribuito allo sviluppo dell’università, ma è mal collegato con il centro. Ci sarà il nuovo studentato a Biumo Inferiore, ma avrà un’offerta logistica numericamente scarsissima (30 alloggi come possono essere un’offerta adeguata?) e verrà edificato in una zona ancora da riqualificare». E ancora: «Non ci siamo nemmeno sull’interconnessione con le altre città, visto che la posizione potenzialmente strategica di Varese non è sfruttata e poli d’attrazione come Milano, Lugano e Como rimangono “lontani” a livello di tempistiche di spostamento. E allora ci chiediamo perché uno studente straniero dovrebbe, per esempio, decidere di venire a fare l’Erasmus da noi?».
I civici scesi in campo per supportare la corsa elettorale di Bianchi propongono una rivoluzione “filosofica” e pratica sulla questione: «Quello che serve è una messa a sistema di ogni progetto, in modo tale che davvero Varese possa fare il salto verso la qualifica di città universitaria. Le riqualificazioni “spot” non bastano più. E allora è necessaria una revisione del sistema dei trasporti, che garantisca agli studenti maggior libertà di movimento e accessibilità più veloce e meno gravosa ai luoghi di loro interesse. E sono necessarie offerte abitative numericamente più idonee, indipendentemente dal luogo scelto per realizzarle, così come integrate con spazi per lo studio, per il lavoro e per il tempo libero».
Infine le agevolazioni: «Perché gli studenti vanno dove ci sono quelle - concludono da “Una Grande Varese - Noi pensiamo all’introduzione di una “card” che consenta ai giovani vantaggi su diverse tariffe, dai parcheggi agli spostamenti pubblici».















