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Sport | 12 settembre 2021, 01:01

Paola Grizzetti: «Tutto iniziò con una promessa. E oggi sono felice di vedere una nuova cultura verso la disabilità»

Una vera e propria stella polare per il canottaggio paralimpico, che oggi si divide tra il (doppio) ruolo di commissario tecnico e di presidente della Commissione Internazionale Pararowing: «Questo incarico è un onore ed è il compimento di un percorso, iniziato con quelle lacrime di gioia per aver riportato mia sorella su una barca...»

Uno scatto pieno d'orgoglio di Paola Grizzetti da Tokyo 2020. In basso, il ct è in compagnia delle tre figlie Valentina, Veronica e Vittoria

Uno scatto pieno d'orgoglio di Paola Grizzetti da Tokyo 2020. In basso, il ct è in compagnia delle tre figlie Valentina, Veronica e Vittoria

Paola Grizzetti nasce a Locate Varesino nel 1965 e inizia a praticare canottaggio a 15 anni. Si capisce subito di essere di fronte a una promessa... che diventa realtà: dal 1981 al 1993 vince 9 medaglie d'oro, 3 argenti e altrettanti bronzi ai campionati italiani. Nel 1982 e nel 1984 conquista 2 ori alla Coppa delle Nazioni; nel 1983 un bronzo ai campionati mondiali di Duisburg; nel 1984, con tre compagne, ottiene un prestigioso sesto posto ai Giochi Olimpici di Los Angeles.

Diventa mamma di tre meravigliose figlie, Valentina, Veronica e Vittoria, poi inizia ad interessarsi al canottaggio per disabili, fino ad arrivare ad essere commissario tecnico della Nazionale italiana canottaggio paralimpico, ruolo che ha ricoperto fino al 2013, raccogliendo grandi risultati (oro a Pechino 2008). Per la Nazionale israeliana ha ricoperto lo stesso ruolo nelle ultime due Paralimpiadi, con uno splendido argento proprio a Tokyo 2020, firmato Moran Samuel. 

Paola, come è nata questa "missione" di allenare le persone con disabilità?
Fin da ragazzina ho avuto una predisposizione naturale nel prendermi cura delle persone con difficoltà motore o psichiche. Poi è capitata una brutta storia nella mia famiglia. Mia sorella Donata, promessa di canottaggio negli anni 80, durante una gara in una fredda giornata invernale cadde in acqua: per una somma di circostanze sfavorevoli fu salvata appena in tempo, ma riportò una trombosi; fu ricoverata a Zurigo per diverse settimane, poi al Besta a Milano. Avevo 14 anni e andavo tutti i giorni a trovarla, per darle sostegno. Purtroppo la conseguenza di quell'incidente fu la paralisi di alcune parti del corpo. Le feci una promessa: «Io ti rimetterò in barca». E cosi fu.

Ce lo racconta?
Nel 2003, dopo molti sforzi e con grande tenacia, ci presentammo ai Mondiali organizzati della federazione disabili a Milano: mia sorella era in barca e fu una grande commozione. Pensi che la timoniera era sua nipote Valentina.

Lei ha tre figlie e tutte e tre hanno fatto canottaggio.
Sì, ma è stata una loro libera scelta, senza nessuna imposizione. Tutte hanno gareggiato ai massimi livelli, e anche l’ultima nata, Vittoria, è arrivata al secondo posto ai campionati mondiali in Bulgaria che si sono svolti ai primi di agosto.

Come è riuscita, intorno al nostro lago di Varese, a coinvolgere ragazzi con disabilità?
In Giovanni Calabrese (medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Sydney nel 2002 e... suo marito) trovai subito un grande supporto psicologico e logistico. Ci fu un grande passaparola anche tra le varie associazioni di volontariato del territorio che lavorano con questi ragazzi e le loro famiglie. Lo stesso dicasi per la Canottieri Gavirate. I ragazzi trovavano un posto dove incontrarsi e dove, forse, non si sentivano diversi. Tra me e loro nasceva senza ipocrisia una fiducia reciproca. Riuscivo a metterli in barca perché si fidavano di me. Si sentivano parte di un gruppo, ironizzavano con gli altri della loro disavventura, si sentivano accettati. E adottarono Vittoria come loro mascotte: era la loro compagna di divertimento.

Facciamo un grande passo avanti: da pioniera del canottaggio per disabili creato nel 2002 a Presidente della Commissione internazionale Pararowing.
Fu una grande rivincita. Fino a qualche decennio fa il canottaggio per disabili era considerato da molti allenatori un'inutile perdita di tempo. C’è voluta la mia tenacia di donna per non mollare: sinceramente ho avuto molte delusioni negli anni. Essere donna purtroppo non aiuta: le donne fanno il doppio della fatica rispetto agli uomini per affermarsi. Poi forse si è cominciato a guardare i risultati come commissario tecnico in Israele e alla Canottieri Lugano, dove tuttora alleno. Sinceramente non mi illudevo molto, mentre adesso mi onora essere stata eletta per questo incarico. Sono oltre 15 anni che mi impegno nel settore pararowing, che deve ancora progredire e migliorarsi. Per questa nomina devo ringraziare Giuseppe Abbagnale per il sostegno a livello italiano. E dico grazie anche i tanti amici volontari che in questi anni mi sono stati vicini.

Cosa ne pensa delle Paraolimpiadi di Tokyo?
Un grande successo, sia sportivo che mediatico. C’è stato un grande interesse di pubblico. Francamente siamo usciti dal Medioevo: finalmente vedo una nuova cultura verso la disabilità.

Oggi, come anticipato, allena alla Canottieri Lugano. Come va il progetto?
Molto bene. Stiamo aumentando gli iscritti anno dopo anno e ci stiamo togliendo delle belle soddisfazioni. Il canottaggio è uno sport che sta affascinando tanti ragazzi e ragazze giovani.

Una curiosità: oltre ai giovani, questo sport è aperto anche ai senior di mezza età che vogliono... riprendere la forma?
Certamente. Forse non diventeranno campioni olimpici, ma posso assicurare che si perde la pancia, si cura lo stress e si è a stretto contatto con la natura, che dà pace alla proprio interiorità. A proposito: a questo sport si avvicinano molte signore e devo dire che imparano prima la tecnica rispetto agli uomini.

Cosa serve per iniziare?
Tenacia, buona volontà, voglia di mettersi in gioco. Nella nostra zona, così come in Canton Ticino, ci sono tantissime scuole di canottaggio a cui chiedere informazioni per avvicinarsi a questo sport. 

Claudio Ferretti

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