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Politica | 11 settembre 2021, 13:41

Carta (Varese 2.0) e l'attenzione agli sport minori: «Un'amministrazione deve dare servizi, non toglierli»

Dai Cantieri Civici Varesini al movimento fondato da Daniele Zanzi, il candidato pone l'attenzione su associazioni sportive, impianti e manifestazioni: «Aiutiamo tutte le palestre e chi organizza eventi per gli appassionati a ripartire. E ripensiamo il Franco Ossola, anche nel segno di ciclismo e atletica»

Carta (Varese 2.0) e l'attenzione agli sport minori: «Un'amministrazione deve dare servizi, non toglierli»

Lo sport, soprattutto quello lontano dalle copertine ma fondamentale nella quotidianità dei cittadini, va rimesso al centro.

È uno dei punti su cui vuole spingere Gianluigi Carta, candidato alle prossime elezioni amministrative con Varese 2.0. Cinquantacinque anni, varesino, poliedrico sia nelle esperienze professionali («Mi sono occupato per oltre 30 anni in Italia di Cleaning e Facility Management ed in territorio svizzero di sponsor per squadre sportive, mentre oggi consiglio le aziende nell’ottimizzazione delle risorse e nella Finanza Agevolata Focalizzata») che nelle passioni («Mi dedico all'avvicinamento all'acqua e all'avviamento al nuoto di persone con disabilità e ho fondato il GAS Varese Campo dei Fiori, il primo gruppo d’acquisto solidale in città») si è accostato al movimento fondato da Daniele Zanzi per amore del civismo, quello puro e nei fatti: «Fondamentale è stata l’esperienza con i Cantieri Civici Varesini, il cui scopo era di ascoltare, dibattere e portare a casa proposte da persone competenti. Io sono entrato, ho esposto le mie idee, in particolare quelle riguardanti lo sport minore e il volontariato, e loro mi hanno dato lo spazio per svilupparle. Lì ho capito che Varese 2.0 (che vantava la maggioranza degli aderenti ai Cantieri) faceva per me, perché è l’essenza del civismo».

Così, dopo aver ricoperto in passato incarichi politici e ruoli in svariate associazioni imprenditoriali, ecco il nuovo impegno, che Carta declina su temi ben precisi. Gli sport minori, in primis: «Sono stati lasciati andare in quest’ultimo periodo dall’amministrazione in carica. L’emblema dell’abbandono è stato il Palaghiaccio, la cui gestione si è rivelata un disastro: lavoratori lasciati a casa di colpo e disagi alle società sportive, dal ghiaccio al nuoto».

Il focus ulteriore è su quest’ultimo mondo: «Le squadre che usufruivano del Palaghiaccio, iscritte ai campionati del CSI, non potranno più giocare a pallanuoto. Sono senza un impianto, anche perché la situazione delle piscine in città è peculiare: in quelle private non ci sono spazi, la Comunale è occupata dalle squadre iscritte alla Federazione e nel futuro non si vedono miglioramenti, perché la stessa struttura di via Copelli potrebbe - come da ultimo Pgt - essere “cancellata” dalle mappe varesine, quella che forse sorgerà nell’area ex Aermacchi sarà anch’essa privata e quella nuova del PalaAlbani sarà adatta solo per alcune attività. In che direzione vuole andare il Comune? Un’amministrazione locale deve dare i servizi ai cittadini, non toglierli».

Poi c’è stata e c’è la pandemia, che sulle società che permettono ai cittadini di coltivare la propria passione sportiva è passata come una pialla: «Vanno create le condizioni affinché le palestre che in quest’anno e mezzo hanno perso iscritti e hanno dovuto rimborsare le iscrizioni possano essere sgravate dalle tasse comunali, in modo da affrontare la ripartenza con una boccata d’aria. E, cosa fondamentale, intendo tutte le palestre, non solo quelle più grandi e conosciute: tutte quelle cittadine e di qualunque sport». 

La stessa urgenza di ausilio si rinviene anche per manifestazioni sportive che a causa del Covid rischiano di scomparire per sempre: «Tra queste c’è il Piede d’Oro, che ogni anno ha portato a correre ogni domenica mattina migliaia di persone sulle strade varesine, per di più a costi popolari. C’è pericolo che non torni a costituirsi, ha già saltato le ultime due stagioni. Ci sono dei problemi di ricambio generazionale, di natura interna, ma pesano anche le troppe incombenze burocratiche che gravano sul gruppo delle piccole società che lo costituiscono. Il Comune deve farsi promotore della facilitazione delle attività sportive sul territorio».

Un altro pensiero è dedicato all’impianto recentemente meno toccato da ipotesi d’intervento: lo stadio Franco Ossola. Invero uno dei più importanti a Varese: «Perché non è solo calcio: è anche velodromo e atletica. E allora una sua riqualificazione, che comprenda anche le due piste e magari una copertura (perché esiste un solo velodromo coperto in Italia, a Montichiari…), farebbe rivivere il Franco Ossola ogni giorno e sarebbe anche attrattiva per atleti che vengono da fuori, contribuendo all’immagine turistico-sportiva della città. Nel prossimo futuro - anche grazie al PNRR - le risorse non mancheranno: ci si pensi».

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