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Cronaca | 05 agosto 2021, 13:49

Operazione "Bad Mama", arrestati quattro nigeriani che gestivano un traffico di prostituzione minorile

Dal reclutamento in Nigeria, alla sottoposizione al rito Ju-Ju, passando per il trasferimento in Italia via Libia, fino alla prostituzione. I nigeriani gestivano tutto il trafficking delle ragazze e dovranno ora rispondere dei reati di tratta di esseri umani a fine di sfruttamento sessuale, riduzione in schiavitù e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina

Operazione "Bad Mama", arrestati quattro nigeriani che gestivano un traffico di prostituzione minorile

Arrestati quattro nigeriani che gestivano un traffico di prostituzione minorile.

Su delega della Direzione Distrettuale Antimafia, la Polizia di Stato di Siracusa, con la collaborazione dell'Ufficio di Polizia di Frontiera di Malpensa, ha dato esecuzione ad un'ordinanza applicativa di misura cautelare, emessa il 20 luglio dal G.I.P. del Tribunale di Catania, nei loro confronti.

I quattro risultano gravemente indiziati, insieme ad altri soggetti non identificati residenti in Libia e Nigeria, di numerose ipotesi delittuose.

In particolare, si parla di tratta di esseri umani a fine di sfruttamento sessuale e riduzione in schiavitù.

Fatti pluriaggravati dall'aver agito anche in danno di minori, dall'aver esposto le persone ad un grave pericolo per la vita e l'integrità fisica (facendo loro attraversare il continente di origine sotto il controllo di criminali che le sottoponevano a privazioni di ogni genere e a diverse forme di violenza, ed infine, facendole giungere in Italia via mare a bordo di imbarcazioni occupate da moltissimi migranti esponendole ad un altissimo rischio di  naufragio).

Ma le accuse riguardano anche il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e lo sfruttamento della prostituzione.

L’indagine trae origine da un intervento effettuato da personale della Questura di Siracusa che ha identificato una giovanissima cittadina nigeriana - Ella (nome di fantasia) - appena fuggita dall'abitazione della propria madame, la quale, dopo averla sottoposta al rito Ju-Ju (un giuramento di obbedienza che prevede il sacrificio di un pollo e l'ingestione del suo cuore), l'aveva trasferita in Italia attirandola con la falsa promessa di un lavoro lecito. 

Approfittando della giovane età della ragazza (appena sedici anni),  una volta giunta sul territorio nazionale, l'aveva invece costretta a prostituirsi, utilizzando anche strumenti di coercizione violenta dopo il rifiuto della giovane di prestarsi allo sfruttamento sessuale, facendosi coadiuvare da un connazionale con il quale intratteneva una relazione sentimentale.

E' stata così avviata una complessa attività di indagine, tradizionale e tecnica, che ha permesso di  acquisire elementi non solo in relazione alla vicenda di Ella, ma anche in relazione alla vicenda di un'altra giovane ragazza, al pari di Ella, trasferita dalla stessa madame dalla Nigeria all'Italia, con modalità analoghe (ovvero profittando della peculiare vulnerabilità della stessa e del suo stato di bisogno) ed allo stesso fine: quello di appropriarsi dei guadagni del meretricio della connazionale nonché altre storie di sfruttamento della prostituzione di numerose connazionali (oltre dodici ragazze).

Sono stati altresì identificati altri due soggetti, "colleghi" della madame in quanto operatori economici del medesimo illecito settore di mercato, operanti su diversi territori ma in ottimi rapporti con la madame con la quale si confrontavano sulle problematiche del business gestito, anche prestandosi vicendevole aiuto se necessario. I due nigeriani gestivano anch'essi una giovane connazionale, attirata in Italia con l'inganno (consistito nel rappresentare falsamente alla vittima che in Italia avrebbe svolto una normale attività lavorativa diversa dalla prostituzione) e profittando della peculiare situazione di vulnerabilità e di bisogno della giovane, costretta a dover ripagare - con i proventi della prostituzione - un esoso debito di ingaggio dietro la minaccia continua del rito Ju-Ju cui era stata sottoposta prima di partire per l'Europa.

Tutti i soggetti destinatari di ordinanza custodiale risultano inoltre poter contare su contatti con connazionali all'estero, in Nigeria e in Libia, valevoli a consentire loro di seguire a distanza tutte le fasi del trafficking: dal reclutamento alla sottoposizione a JuJu, dalla partenza dalla Nigeria all'arrivo in Libia e così via.

Uno degli indagati risulta inoltre svolgere in forma professionale l'attività di intermediazione  finanziaria, ed in particolare di raccolta abusiva del risparmio e di abusiva intermediazione nel cambio monetario, consentendo a terze persone, a fronte del pagamento di commissioni, il trasferimento di fondi all'estero, anche mediante rapporti fiduciari di tipo  compensativo con corrispondenti esteri che provvedevano ad erogare al destinatario in Nigeria una somma equivalente a quella consegnata in Italia ma in valuta nigeriana, senza passare così attraverso i canali bancari e finanziari ufficiali e in elusione delle disposizioni di legge che regolamentano tali operazioni.

Redazione

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