«Ciao Confa, mi raccomando scrivi bene». Ci stiamo provando, Fausto, ci stiamo provando. Ma ci mancano i tuoi rimbrotti, le tue stilettate, la tua stretta di mano - quella che usavi per alzarti la zazzera e guardarci tutti dritti negli occhi - che valeva più di un contratto, le tue "apparizioni" in centro, le tue trasferte del Varese e il tuo seggiolino in tribuna al Franco Ossola, i tuoi commenti taglienti e anticonformisti. Due anni senza Fausto Scarpazza per noi, i senza Fausto, sono come l'ultimo tiro della promozione in serie A ripetuto ogni giorno e ogni giorno infranto sulla traversa prima che l'arbitro fischi la fine. Un destino sbagliato, una punizione infinita.
Ci consoliamo con tutto ciò che resta, più vivo che mai, di Fausto: i suoi amici, il suo stile, la sua mentalità, le sue domande, la sua generosità (anche nei piatti e nel bicchiere), i suoi 44 anni, i suoi figli, la sua presenza nell'aria del Sacro Monte o del lago, in tutto ciò che profuma di radici e varesinità purissime. Oggi, di fronte all'oro olimpico di Federica Cesarini nel canottaggio, un oro nato e cresciuto tra l'acqua, le rive e i canneti del lago di Varese, avrebbe detto le stesse tre parole pronunciate da Giancarlo Giorgetti, trancianti con qualunque forma di identità che non sia bosina: "Varese uber alles". E poi, forse, se la sarebbe presa anche con qualche giornalista che non ha esaltato abbastanza un fiore della nostra terra come Federica: «Cosa c'è di più bello a Varese che un oro all'Olimpiade?». E avrebbe avuto ragione lui, anche stavolta.
Di Fausto restano anche la tristezza e la malinconia del suo Mercatino in via Caracciolo: abbandonato, immobile da quel maledetto 29 luglio di due anni fa, i prodotti usati accatastati fuori dall'ingresso, dietro il cancello dell'anima, come se nessuno osasse avvicinarsi per non stare troppo male. O, forse, perché manca il suo permesso. È ora di metterci mano e rimettere le cose in ordine, al loro posto perché passando davanti a quella che era diventata la sua seconda, o prima, casa, invece di mordersi il labbro, si possa brindare con un Amaretto in suo onore, senza voltare lo sguardo dall'altra parte. "Svuotare i cassetti", avrebbe detto lui.
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