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Salute | 10 giugno 2021, 15:29

Post Covid, in Lombardia il 20% dei pazienti non ospedalizzati accusa sintomi

«Il tema della riabilitazione sarà cruciale per Regione Lombardia - ha commentato in un convegno il dg del Welfare della Regione Giovanni Pavesi - parliamo nel 2019 di 100 mila ricoveri, 220 unità di recupero e un centinaio di presidi ospedalieri con unità riabilitativa»

Post Covid, in Lombardia il 20% dei pazienti non ospedalizzati accusa sintomi

Approfondire il tema post Covid sia dal punto di vista sanitario, nell’assistenza dei pazienti che hanno contratto le infezioni da Sars-Cov2 e relative varianti, sia dal punto di vista prospettico, nella riorganizzazione della sanità alla luce delle problematiche emerse durante la pandemia. 

È l’obiettivo che hanno centrato oggi Fondazione Sanità Futura, AIOP Lombardia e Società Scientifica della Riabilitazione, promotori dell’evento digitale, dal titolo “Post Covid e riabilitazione: innovazioni sanitarie e organizzative”, che ha visto il susseguirsi degli interventi di autorevoli personalità della sanità e dell'industria lombarda. Da Dario Beretta, presidente di AIOP Lombardia, a Gabriele Pelissero, presidente di Confindustria Lombardia Sanità e Servizi, da Sandro Iannaccone, presidente della Società Scientifica Riabilitazione e direttore del Dipartimento di Riabilitazione e Recupero funzionale dell’Ospedale San Raffaele di Milano, ad Alberto Ricci di CERGAS – Bocconi, coordinatore del Rapporto OASI, da Giovanna Beretta, direttore della Struttura complessa di Medicina Riabilitativa e Neuroriabilitazione dell’Ospedale Niguarda di Milano, ad Alessandro Giustini, direttore dell’Ospedale riabilitativo San Pancrazio di Arco (TN), da Marco Parenti, Lombardia Area Manager vice Coo di Korian, a Federico Piron, Ceo di Khymeia Group e Simone Ungaro, Ceo di Movendo Technology. Ha chiuso i lavori Giovanni Pavesi, direttore generale Welfare di Regione Lombardia. 

Un’occasione per parlare del cosiddetto Long Covid, la sindrome che accusano le persone non vaccinate che hanno contratto il coronavirus in forma sintomatica e che vorrebbero uscirne ma continuano ad esserne infastidite dalle conseguenze a distanza di tempo. E per riflettere, altresì, sull’opportunità di implementare l’utilizzo di telemedicina, tele-riabilitazione e nuove tecnologie digitali per modernizzare la sanità. «Vogliamo sensibilizzare la Regione affinché si prenda in carico le problematiche post Covid già emerse – esordisce Dario Beretta, presidente di AIOP Lombardia -. Durante l’emergenza epidemiologica, la Lombardia ha visto oltre un terzo dei ricoveri avvenuti in Italia a causa del coronavirus. Numeri significativi, perché parliamo di circa 100.000 pazienti ricoverati in terapia intensiva o degenza. Una alta percentuale di questi soggetti ha evidenziato dei disturbi motori o neurologici anche severi a causa dell’infezione contratta – incalza Beretta – pertanto è necessario affrontate il tema del Long Covid con grande attenzione ed efficienza, considerando l’apporto fondamentale delle nuove tecnologie, come la telemedicina e la tele-riabilitazione». 

«Il webinar ha acceso i riflettori sui deficit sanitari provocati dall’emergenza epidemiologica – commenta Sandro Iannaccone, presidente della Società Scientifica Riabilitazione e direttore del Dipartimento di Riabilitazione e Recupero funzionale dell’Ospedale San Raffaele di Milano –. Nel post Covid, la nostra sanità dovrebbe aver acquisito delle competenze per migliorarsi, anche in funzione dei danni che il virus ha recato ai pazienti che hanno necessitato di cure intense».

«A distanza di 6 mesi – fa sapere Iannaccone – la metà dei pazienti ospedalizzati e il 15-20% dei non ospedalizzati ha manifestato almeno un disturbo post Covid. Parliamo di circa 600 mila persone, che hanno accusato un deficit a livello neurologico, cardiaco o renale e ora abbisognano di una riabilitazione a livello ambulatoriale. Già prima del Covid, il 50% dell’assistenza ambulatoriale era a pagamento e in questo quadro l’ideale sarebbe il day hospital con le persone che potrebbero fare due o tre prestazioni lo stesso giorno, razionalizzando i tempi. Nell’ambito della riabilitazione, come lo è per la campagna vaccinale –continua Iannaccone – sono coinvolte anche le aziende private perché si va dalla robotica alla telemedicina, con un utilizzo sempre più rilevante delle nuove tecnologie. Su questi fronti in Italia abbiamo grandi competenze e credo che anche il sistema sanitario si debba adeguare, sia in termini logistici sia economici». 

«L’Italia è una popolazione che invecchia e nei prossimi 20 anni circa 5 milioni di persone passeranno dalla fascia attiva alla fascia over 65, con più bisognosi di assistenza – afferma Alberto Ricci di CERGAS – Bocconi, coordinatore del Rapporto OASI –. Ad oggi, il 58% degli over 65 ha più di una patologia cronica, un fatto che per il sistema sanitario determina un impegno rilevante e nel contempo innesca una dinamica di tipo sociale. La nostra società è infatti sempre più frammentata, con una disponibilità ridotta delle persone ad aiutare i pazienti con disabilità e ad accompagnarli nella riabilitazione. Questi aspetti si acuiscono nelle regioni del centro e del sud, che stanno invecchiando rapidamente e dove l’offerta assistenziale è scarsa. Bisogna considerare anche gli aspetti economici – osserva Ricci – ad esempio, la presa in carico in un percorso ospedaliero riabilitativo di un paziente post ictus può costare al sistema anche 15 o 20 mila euro. Ma se la riabilitazione è fatta bene, si abbassa il livello di disabilità e quindi si riduce la richiesta di assistenza con tutto ciò che ne comporta». 

«Il tema della riabilitazione sarà cruciale per Regione Lombardia. Una filiera che è già strategica: parliamo nel 2019 di 100.000 ricoveri, 220 unità di recupero e un centinaio di presidi ospedalieri con unità riabilitativa. La ripartenza post Covid dovrà dunque prevedere il potenziamento delle cure intermedie che potranno trovare spazio nei vari setting indicati dal PNRR, da qui l’impegno della Regione – conclude Giovanni Pavesi - di riattivare la rete della riabilitazione lombarda: non una centralizzazione, ma una formula che sintetizzi e promuova, con il supporto e la collaborazione delle realtà pubbliche e private, una omogeneità di cure sul territorio lombardo, per confermare e sviluppare la qualità delle prestazioni che già oggi ci pongono come riferimento a livello nazionale in termini di numeri e di efficacia».

 

Redazione

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