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Varese | 03 giugno 2021, 16:52

Il Centro Territoriale Covid di Varese ha esaurito il suo compito: «Curati oltre 500 pazienti»

Dall’8 giugno la struttura approntata da ATS Insubria e Croce Rossa Italiana chiuderà il servizio, rivelatosi fondamentale per sgravare i medici di medicina generale e gli ospedali dalla pressione pandemica. Non verrà smantellata: possibile una nuova funzione nella campagna vaccinale

Il Centro Territoriale Covid di Varese ha esaurito il suo compito: «Curati oltre 500 pazienti»

Cinque tende montate nella parte sommitale della collina che ospita la sede di Ats Insubria, isolate dal resto delle strutture sanitarie come ha imposto la progressiva conoscenza del nemico che andavano a combattere. Dentro di esse il lavoro alacre di medici, infermieri, tirocinanti e volontari.

Scriviamo del Centro Territoriale Covid di Varese, un accampamento logisticamente - all’apparenza - semplice ma rivelatosi fondamentale sul territorio per sgravare ospedali e medici di medicina generale dalla pressione lavorativa e organizzativa che la pandemia ha creato, massimizzando al contempo il lavoro delle Usca, le Unità Speciali di Continuità Assistenziale.

Sono questi gli ultimi giorni di servizio per l’avamposto: l’8 giugno il Centro chiuderà i battenti. Lo farà dopo aver curato a partire dal 10 dicembre scorso, nel pieno della seconda ondata, 510 pazienti, sottratti all’incertezza di una risposta mancante, salvati dalla difficoltà di accesso presso ospedali oberati di accessi e con penuria di posti letto, prontamente presi in carico a favorire la massima efficacia delle cure e a supporto dei dottori di famiglia.

Protagonisti di una storia che oggi si chiude con il sorriso di chi sa di aver fatto dell’utilità la propria bandiera sono stati il personale di Ats Insubria, appunto i medici Usca, le infermiere volontarie della Croce Rossa Italiana e gli studenti del corso di Medicina e Scienze Infermieristiche dell’Università dell’Insubria. Presenti davanti alla stampa per tracciare la strada percorsa: «Ora che i vaccini stanno abbattendo il contagio, introducendo la transizione da pandemia a endemia, questa struttura ha perso progressivamente la sua urgenza - dichiara il Direttore Sanitario Giuseppe Catanoso - La collaborazione con Croce Rossa ci ha permesso di erogare un servizio fondamentale per i cittadini».

Affermazione che trova la sua prova nelle stesse modalità di funzionamento del Centro. Per mesi l’ospedaletto - come lo ha definito il presidente del Comitato CRI di Varese Angelo Bianchi - ha accolto i malati già diagnosticati Covid direttamente segnalati dai medici di medicina generale, in una continua interfaccia tra le due realtà (Centro e medici). Una volta accettati (un appuntamento ogni 30 minuti), i pazienti venivano presi in carico con una prima visita approfondita seguita non di rado da prelievi ematici e controlli ecografici polmonari, grazie agli strumenti di diagnostica disponibili. A quel punto una scelta: o il ricovero in ospedale (è accaduto in 21 casi) o la predisposizione di un piano terapeutico domiciliare (489 casi).

«È stata una svolta per la gestione della malattia - spiega il medico Usca Victor Lanza - Chi è stato mandato in ospedale ci è arrivato con una situazione molto più chiara e non in modo incontrollato. Chi è stato invece rimandato a casa ha potuto poi tenere contatti con il nostro personale oltre che con il proprio medico di medicina generale: non di rado, infatti, alcuni pazienti sono tornati per una seconda visita». 

E ora che ne sarà di questo “campo” di salvezza? L’intenzione è quella di non smantellarlo e di trovargli un’altra proficua funzione, magari inerente la campagna vaccinale. E poi, forse un po’ scarmanticamente, non si vuole rischiare: nel caso ci fosse ancora bisogno nella lotta al Covid, il Centro Territoriale potrà rispondere nuovamente “presente”.

Fabio Gandini

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