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Economia | 16 aprile 2021, 10:58

Il settore chimico varesino fa fatica e punta sulla sostenibilità ambientale

Si è svolta l'assemblea del Gruppo merceologico del settore di Univa. Il presidente Di Domenico: «Il Green New Deal un'opportunità da cogliere per la chimica sostenibile»

Il settore chimico varesino fa fatica e punta sulla sostenibilità ambientale

Il settore chimico e farmaceutico della provincia di Varese analizza un presente difficile e guarda al futuro con fiducia.

«Da una parte abbiamo l’industria farmaceutica, con i suoi 65.000 addetti (il cui 10% dedicati alla ricerca), con un valore della produzione che si aggira intorno ai 31 miliardi e con un export vicino all’80% del fatturato. Dall’altra c’è il comparto della chimica che con valore della produzione di 55 miliardi, 2.800 imprese, 112mila addetti (il cui 7,5% dedicati ad un’attività di ricerca di 600 milioni annui) e con un export pari al 56% del fatturato è il terzo produttore in Europa. Con questi numeri l’industria chimico-farmaceutica nazionale risulta essere una delle voci più importanti del comparto manifatturiero italiano. Una realtà che, anche se stenta a ripartire, ha delle grosse opportunità da cogliere. Nonostante le difficoltà causate dall’emergenza sanitaria, l’industria farmaceutica sta raccogliendo una crescente attenzione da parte degli investitori e sta assumendo una rilevanza sempre maggiore nelle agende della politica. Lo dimostra il tavolo aperto dal Ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, per un polo nazionale pubblico-privato per la produzione di vaccini, per rendere il nostro Paese autosufficiente rispetto alla domanda».

Ha esordito così il presidente del Gruppo merceologico “Chimiche, Farmaceutiche e Conciarie”, Roberto Di Domenico, durante l’Assemblea annuale di settore dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese. «A livello locale il grado di utilizzo degli impianti del settore chimico e farmaceutico varesino è del 70,5%, un rialzo se lo confrontiamo con il tasso del 2019, pari al 67,6%. Registriamo, invece, un 90,8% in termini di imprese della provincia che nell’ultimo trimestre del 2020 hanno chiuso in positivo la produzione; un rimbalzo congiunturale trainato da una buona dinamica degli ordinativi. Sono positive anche le aspettative sull’andamento del 2021: le previsioni per i primi mesi dicono che la risalita sarà continua. È prevista una produzione in aumento nel 79,4% delle imprese; un andamento che va di pari passo con gli ordini in incremento nel 90,8% delle aziende». Questi i dati sintetizzati dal presidente Di Domenico in merito alla situazione produttiva del settore sul territorio.

Una realtà produttiva che, all’interno dell’associazione, conta 72 imprese con 5.323 addetti. Un Gruppo merceologico che rappresenta il 6,6% delle aziende associate a Univa e l’8,1% dei lavoratori da esse impiegati. Nel 2020, l’export del settore, partito dal territorio varesino, si è assestato su un valore complessivo di oltre 1,167 miliardi di euro, registrando un moderato calo rispetto ai 1,172miliardi del 2019 (-0,4%). Al contempo è sceso, in maniera però più consistente, anche l’import per un valore totale di acquisto dall’estero di oltre 1,845miliardi, -7,6% rispetto al 2019. Diverse le dinamiche a livello di singoli comparti. Si è infatti registrato un calo dell’export dei prodotti chimici (-9,2%), a causa del blocco delle filiere produttive, mentre è cresciuto notevolmente l’export dei prodotti farmaceutici di base e preparati (+34,4%). 

"Dopo l’emergenza Covid-19; cosa potrebbe cambiare nel settore?” è stato questo il titolo della relazione del presidente nazionale di Federchimica e Past President dell’Unione, Paolo Lamberti, che ha esposto durante il suo intervento all’Assemblea del Gruppo merceologico varesino, ponendo l’accento sui dati nazionali, fortemente diversificati per settore. «Questi mesi ci hanno permesso di dimostrare una volta ancora che i prodotti chimici sono indispensabili. In questa pandemia, l’industria chimica si è dimostrata importante, dalle mascherine e dagli schermi protettivi, ai gas tecnici che hanno permesso di salvare tantissime vite con l’ossigeno. Senza le nostre imprese tutto questo non sarebbe stato possibile. Da anni siamo un settore che vive di relazioni industriali proficue e costruttive, e questo ci ha permesso di avere una grande sensibilità nell’organizzare attività e prendere decisioni, in pieno lockdown, al cui centro abbiamo messo le risorse umane e la salute. La sostenibilità a 360 gradi è per noi una priorità. Basti pensare che per ogni unità di Co2 emessa dall’industria chimica, ne vengono risparmiate 2,6 da parte dei consumatori, ossia l’equivalente di 22 milioni di autoveicoli. Sostenibilità ambientale e sociale sono, dunque, i principi cardine per l’industria della chimica. Ora, però, si apre per il nostro settore una sfida: quella di cogliere le opportunità messe a disposizione delle risorse europee con il Green New Deal e il Recovery Fund per impostare una strategia Paese anche sul fronte del riciclo delle sostanze chimiche» ha spiegato il presidente di Federchimica Lamberti alle imprese varesine. 

L’impatto del Covid-19, sul settore, risulta essere fortemente diversificato a livello di comparti e singole imprese. Basti guardare la produzione: la chimica, che nel 2020 aveva chiuso al -7,7%, a gennaio ha registrato una variazione del +4,2%; mentre la farmaceutica che era al -5,3%, ha avuto un ulteriore calo del -13,3%. Guardando al futuro «la ripresa si riattiverà nella seconda parte del 2021» è la previsione del presidente Lamberti. L’industria chimica contiene le perdite, ma risente ancora dell’incertezza: «Il calo registrato nella produzione farmaceutica è dovuto soprattutto al contenimento delle influenze grazie alle regole sul distanziamento sociale e all’uso dei Dpi, ma anche dal rallentamento delle attività sanitarie per la cura in ospedale di tutte le altre malattie diverse dal Covid, rimandate in attesa di un allentamento della pandemia» ha spiegato durante l’Assemblea Juliette Vitaloni, responsabile del Centro Studi di Federchimica. 

Lo sguardo delle imprese del settore è volto alla sostenibilità: «Grazie all’innovazione tecnologica, l’industria chimica, già oggi, è leader nella transizione ambientale. Il settore chimico, da solo, detiene il 40 % del totale dei brevetti ambientali dell'industria manifatturiera italiana. Lo fa operando in tantissimi ambiti come il riciclo chimico, il biotech, l’ecodesign, ma anche il recupero e riutilizzo della Co2, le fonti rinnovabili, la chimica dei rifiuti, fino all’efficienza energetica, alle soluzioni per la mobilità sostenibile, all’idrogeno, all’elettro-chimica e alla blockchain». «Sono questi i fronti che consentiranno di rivoluzionare il sistema produttivo ed economico – ha chiosato il Presidente Di Domenico –. Ma non solo, saranno centrali per la tutela della salute e l’adeguatezza del sistema sanitario pubblico che negli ultimi anni è stato penalizzato».

 

Redazione

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