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Varese | 10 aprile 2021, 14:57

La carica di Luca Alfano: «Chiuso in casa da più di un anno ma dico a tutti che torneremo a respirare libertà»

Un uomo più unico che raro, come la sua malattia, infonde coraggio agli altri prima ancora di pensare a se stesso: «Nella vita ho sempre qualche intoppo, come quello di vivere tra letto e divano da oltre un anno, senza vedere nessuno, perché non posso permettermi di prendere il Covid. Ma tengo la testa alta, aspettando il vaccino. Sogno di tornare allo stadio a vedere il Varese insieme all'Alfredo»

Luca Alfano ci ha detto: «Ho solo una fotografia scattata all'aperto, sotto casa, da quando è arrivato il virus, ma forse è quella che quest'anno mi rappresenta di più. Solo, ma sempre a testa alta»

Luca Alfano ci ha detto: «Ho solo una fotografia scattata all'aperto, sotto casa, da quando è arrivato il virus, ma forse è quella che quest'anno mi rappresenta di più. Solo, ma sempre a testa alta»

C'è chi si lamenta ad ogni piè sospinto, chi insulta tutti, chi legittimamente protesta perché non ce la fa più e poi c'è Luca Alfano. Chiuso in casa da più di un anno, tranne un'uscita sotto casa alle Bustecche, perché con la sua malattia "più unica che rara" e sulla sua carrozzina non può rischiare di ammalarsi di Covid, Luca assapora e infonde comunque libertà, fecendoci sognare il momento in cui potrà tornare alla vita, che comunque sarà una vita un "filino" più dura, ma forse anche molto più piena, della nostra. Luca è l'esempio da seguire per chi, prima che a sé stesso, ha ancora un pezzetto di voglia di pensare agli altri

Partiamo dai vaccini, l'argomento di tutti ma su cui Luca non si permette di alzare la voce perché quella che gli è rimasta la usa per ben altro: «Per me il vaccino è una speranza, visto che sono chiuso in casa da oltre un anno - ci dice Luca - spero di riceverlo a breve ma, come in ogni cosa nel mio percorso di vita, ci dev’essere sempre qualche intoppo. Purtroppo ho una serie di allergie che potrebbero dare problemi, quindi sono in attesa che l’azienda sanitaria, da cui sono stato contattato tramite il mio medico, organizzi la mia vaccinazione in ambiente ospedaliero, non so se con un day hospital. Non sono uno di quelli che si può lamentare della sanità lombarda, anzi sento sempre grande attenzione nei miei riguardi. Rientro tra i soggetti ad alto rischio ma sono molto fiducioso, anzi sono certo che tra qualche mese torneremo a respirare la libertà».

L’ultimo anno di Luca - «come quello di tutti» sottolinea lui con una sensibilità e un'attenzione agli altri fuori dal comune - «è stato molto difficile». «Per me è stato devastante non potere uscire di casa - prosegue - e stare tutto il giorno come un leone in gabbia tra divano e letto ha ulteriormente peggiorato, fisicamente e psicologicamente, la mia condizione. Ma questa è la vita! So benissimo che prendere il Covid potrebbe essere fatale e per questo mi sono chiuso qui, non facendo venire qui più nessuno. Non vedo e non sento amici e parenti dall’estate scorsa: mi risulta difficile anche fare una telefonata perché faccio fatica a parlare. Poche cose mi offriva la quotidianità, come bere un caffè seduto al bar, e anche questo momento mi è stato tolto da questo maledetto virus. Ma guardo avanti e non mollo un centimetro».

Il calcio rimane la salvezza di Luca, da quando è inchiodato in appartamento: «Non mi sono mai visto così tante partite come quest’anno. Ho seguito il nostro Varese sul web, con tutte le news, e sogno un giorno di rientrare in campo, magari con l’Alfredo, e vedere la partita vicino alla panchina biancorossa, come è sempre successo: che grande gioia sarebbe!».

«Devo dire che sento pochissime persone - aggiunge ancora Luca - ma la colpa forse è mia: questa situazione mi ha chiuso un po’ a riccio perché, come dicevo, psicologicamente dover rinunciare alle piccole cose della vita quotidiana, che per me sono tutto, è stato devastante».

Le poche volte in cui Luca è uscito, l’ha fatto con suo papà e il suo fratellone Simone, («Fortunatamente già vaccinato»): «Insieme a mia madre - conclude - non mi hanno lasciano solo nemmeno per un minuto. Ho solo una fotografia scattata all'aperto, sotto casa, da quando è arrivato il virus, ma forse è quella che quest'anno mi rappresenta di più. Solo, ma sempre a testa alta».

Andrea Confalonieri


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