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Storie | 03 aprile 2021, 16:34

Il weekend di Pasqua il Battistero di Velate apre le porte per «ritrovare la propria luce»

In questi giorni di festa potremo ammirare, in uno spazio ricco di sacralità, un’esposizione che unisce natura e scultura, con un ulivo, i cui rami sono pieni di bigliettini con frasi e pensieri, e un Crocifisso ligneo risalente al Cinquecento. E una sorpresa: un raggio di sole che, verso metà pomeriggio, illumina la sala e rende l’installazione ancora più suggestiva

Foto di Isella Bellotti

Foto di Isella Bellotti

Come l’anno scorso, anche la Pasqua 2021 sarà un po' “diversa” dal solito. Lo stesso si può dire dell’esposizione allestita nel Battistero di Velate, che vede come protagonisti un ulivo, un Crocifisso del Cinquecento e, soprattutto, la luce del sole, simbolo di speranza e di vita.

Carla Tocchetti, curatrice di questo “potente” e significativo allestimento, ce ne racconta i dettagli, con un invito speciale.

Un passo indietro: alle origini del Crocifisso

Un recente restauro ad opera di Rossella Bernasconi ha fatto emergere alcune caratteristiche del Crocifisso, spiega Carla: «Lei lo ha attributo alla Bottega dei De Donati, intagliatori attivi a cavallo tra il Quattrocento e il Cinquecento, periodo in cui sono state realizzate anche tavole lignee destinate all’altare di Santa Maria del Monte, oggi esposte al castello sforzesco. Il Crocifisso è nato a Velate, realizzato a scopo devozionale per volontà di una famiglia nobile che ha voluto donarlo alla parrocchia, non dimentichiamo che a quel tempo c’era la peste, non erano rare opere a carattere religioso create per chiedere una grazia o ringraziare per averla ottenuta».

Un significato importante, quindi, per questo Crocifisso che mostra un’altra caratteristica particolare: pur essendo una scultura lignea (nel suo periodo d’oro, nel Cinquecento lombardo), in origine la barba e i capelli del Cristo erano veri, realizzati con i capelli di alcuni parrocchiani.

L’esposizione nel Battistero

Il Crocifisso, di proprietà della parrocchia di Velate, è stato esposto per prima volta al pubblico nel 2019, insieme alle fotografie contemporanee di Christian Cremona. Quest’anno, «ci siamo rivolti all’architetto monzese Elisabetta Bosisio, che ha voluto proporre un’installazione che potesse sia conferire altezza alla scultura sia contenere un elemento vivo, l’ulivo, appunto, che richiama anche, per la posizione, il Getsemani», uliveto in cui Gesù si recò con gli Apostoli dopo l’Ultima Cena.

La pianta è stata prestata da una parrocchiana e l’effetto finale è davvero soddisfacente. Prosegue la curatrice: «Avevamo dato la possibilità ai bambini dell’oratorio di attaccare ai rami bigliettini su cui potevano scrivere i loro pensieri, ma ne abbiamo trovati tanti con una scrittura più adulta, non ce lo aspettavamo, evidentemente questo modo di dialogare con il Cristo è stato apprezzato, le frasi sono molto toccanti, intense, ci hanno fatto capire che è stato giusto aprire un luogo per le persone che si sentono smarrite, travagliate, qui possono trovare un conforto, un sollievo nell’affidare la propria speranza alla preghiera» - il Battistero (o Oratorio San Domenico, secondo il nome “ufficiale”), infatti, è un edificio che chiama alla meditazione, al raccoglimento.

Per l’occasione, inoltre, «abbiamo appeso alle pareti una serie di stampe su tela e una cornice in stucco dorato dell’inizio del Novecento, che raffigurano le quattordici tappe della Via Crucis. Erano già parte del Battistero, ora le abbiamo rimesse al loro posto, anche per coerenza con il periodo. Così, possiamo vedere come era questo luogo in origine, anche se manca ormai da tempo l’altare». È rimasta, però, la cosiddetta “pietra dell’altare”, ovvero una piastrella con una piccola nicchia in cui c’è la reliquia del Santo al quale è intestata la chiesa e questo dà sacralità all’altare e all’edificio.

«Venite a vivere un’esperienza unica»

Il Crocifisso rimarrà esposto durante i giorni di festività pasquali «e probabilmente ancora qualche giorno a seguire, perché la prima domenica dopo Pasqua è una ricorrenza cara ai velatesi, ovvero San Cassiano».

Il momento migliore, secondo Carla, per visitare questa esposizione è verso metà pomeriggio, quando il sole sta tramontando e dal finestrone della facciata entra un raggio di sole che pian piano si alza e illumina prima l’ulivo, poi il Cristo, «è un effetto drammatico, suggestivo, unico, che ci ricorda che tutto il sistema della Via Sacra è stato costruito con particolare consapevolezza del potere della luce», tipica dell’ingegneria Seicentesca.

«Il mio invito è, ovviamente con attenzione alle restrizioni sugli spostamenti all’interno dei comuni, venire a visitare il Battistero per vivere un’esperienza molto significativa, in particolare in questo periodo, in cui, come durante la peste di cinquecento anni fa, non riusciamo a vedere il futuro, siamo tutti uniti dalla speranza di uscire dalle tenebre, anche grazie ai vaccini» conclude la curatrice, ricordando che proprio oggi è iniziata la vaccinazione di massa presso la nuova struttura alla Schiranna.

Con questi pensieri intensi ma ricchi di ottimismo, Carla Tocchetti ci attende al Battistero di Velate, per riaccendere quella “luce” in cui ritrovare noi stessi.

Giulia Nicora

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