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Economia | 04 marzo 2021, 11:19

L'appello di Galli (Confartigianato Varese): «Periodo critico, non depotenziare la "cassa artigiana"»

Il leader degli artigiani varesini di dice «d'accordo sulla riforma di questo ammortizzatore sociale», ma invoca «norme chiare, semplificazione e il mantenimento della distinzione tra Pmi e imprese di grosse dimensioni»

Davide Galli

Davide Galli

Nel mese di marzo 2020, i lavoratori delle Pmi censite dall’Osservatorio per il Mercato del Lavoro di Confartigianato Varese in cassa integrazione hanno raggiunto quota 62,38%. Ad aprile si è sfiorato il 75% per poi ridiscendere al 42% di maggio e mantenersi poi sempre in fascia medio alta, anche se al di sotto del 30%. Numeri da capogiro a fronte di una media ordinaria del 2%. Numeri che hanno riproposto con forza il tema degli ammortizzatori sociali e l’importanza di rafforzare la bilateralità, che già oggi garantisce la copertura di tutti i dipendenti del settore artigianato, a prescindere dal limite dimensionale delle imprese (5 occupati).

«Fsba, il Fondo di solidarietà bilaterale per l’artigianato, lo scorso anno ha erogato prestazioni di sostegno al reddito legate al rallentamento produttivo e lavorativo connesso al Covid a 750 mila dipendenti per un totale di 200mila imprese: un numero impressionante, che ne certifica – se mai ce ne fosse bisogno – l’importanza, e che ci induce a entrare in un’ottica di riforma, sollecitata dal ministro Orlando, ma nella direzione del rafforzamento dell’operatività del Fondo» commenta Davide Galli, presidente di Confartigianato Varese, che segue con attenzione le trattative in corso sui tavoli romani del Governo e li attualizza al contesto provinciale: «Guardo alla composizione del nostro tessuto produttivo e ricordo che, nonostante la presenza di industrie di rilevo anche internazionale, poggiamo il benessere della provincia di Varese su aziende micro e piccole che occupano quasi il 45% degli addetti». Non meno rilevante è l’artigianato, al quale fa riferimento un terzo delle imprese. «Diciamo, quindi, no all’ammortizzatore unico a fronte di questo contesto economico, che si traduce in necessità molto differenti tra Pmi e attività produttive di grosse dimensioni» prosegue Galli.

Traducendo: le industrie possono permettersi periodi di fermo di durata nettamente superiori a quelli delle microimprese. «Per questo la diversificazione deve restare un valore. Anzi, deve essere rafforzata, a fronte della capacità reattiva dimostrata da Fsba in questo periodo di grande difficoltà riconducibile alla pandemia». Qualche dato può aiutare a inquadrare il problema: oggi Fsba offre sostegno a 250 mila aziende artigiane e al milione di dipendenti che ad esse fanno riferimento senza pesare bilanci dello Stato. L’aliquota di contribuzione è pari allo 0.60 della retribuzione imponibile ed è ripartita tra datore di lavoro e lavoratore. Quote che consentono avanzi gestionali che, a inizio pandemia (ritorniamo al 2020), hanno permesso di anticipare le prestazioni Covid. «Di più: Fsba, con l’accordo sottoscritto il 26 febbraio 2020, è stato il primo Fondo a introdurre la causale Covid e il primo a erogare le prestazioni, dall’8 aprile in poi – ricorda Galli – Certo, a seguire abbiamo registrato ritardi, ma interamente riconducibili alla lentezza dei trasferimenti statali». In parole povere, il pensiero del presidente di Confartigianato Varese si potrebbe tradurre così: non andiamo a depotenziare qualcosa che funziona. E non facciamolo avviandoci a un processo di livellamento che rischierebbe di diventare «troppo costoso per le Pmi e sproporzionato per l’uso che ne possono fare». I benefici di un ammortizzatore unico, è il pensiero di Galli, andrebbero, infatti, a investire i soli grandi utilizzatori, i quali – di contro – ne uscirebbero rafforzati anche alla voce risparmi. Mentre, il costo si aggraverebbe in capo alle “piccole”.

«La “cassa dell’artigianato” ha sempre dimostrato di funzionare, ha avuto un approccio inclusivo, offrendo copertura alle microaziende e ha operato con rapidità in tutte le circostanze: per ciò va premiata e rafforzata» dice il numero uno di viale Milano, che arriva alla sintesi: «Abbiamo poche richieste e chiare. La prima: definire l’obbligatorietà dell’iscrizione e del versamento dei contributi a carico di tutte le imprese, anche con meno di 5 dipendenti. A seguire: semplificazione e certezza interpretativa e applicativa. Non possiamo, noi imprenditori e i nostri consulenti, ritrovarci alle prese con norme cavillose o di difficile comprensione». Il ricorso alla cassa deve essere semplice, efficace e facile da attuare. «Stiamo per affrontare un nuovo periodo di grande complessità, e probabilmente di difficoltà per molte aziende, che risentiranno dell’onda lunga del Covid: non è il momento di allentare le tutele per le imprese, specie per quelle di piccole e medie dimensioni, che più di altre rischiano di trovarsi in condizioni critiche» chiude Galli: «Riforma sì, dunque. Ma per migliorare».

 

Redazione

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