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Varese | 14 gennaio 2021, 15:04

«Grazie alla signora gentile che mi ha aiutato a rialzarmi dalla caduta in bicicletta e ha chiamato l'ambulanza»

Un piccolo, grande gesto questa mattina in corso Moro a Varese, dove il nostro Mario Chiodetti è caduto in bicicletta: «Mi ha portato una bottiglietta d'acqua e invitato a sedermi su una panchina mentre chiamava l'ambulanza. Vorrei che leggesse queste righe e ricevesse il mio grazie, insieme agli uomini della Croce Rossa, veloci, pazienti e gentili»

Mario Chiodetti sulla sua inseparabile Bianchi

Mario Chiodetti sulla sua inseparabile Bianchi

C’è ancora traccia d’umanità, non si è cancellata del tutto con il covid, la rabbia, l’aggressività, e l’indifferenza che oggi purtroppo domina quasi ovunque. Questa mattina, poco dopo le 9, stavo rincasando in bicicletta, quando in corso Moro ho visto la bancarella della frutta e di colpo mi sono reso conto di aver finito i limoni. 

Non ci ho pensato due volte, ho rallentato, frenato, e ho girato il manubrio per invertire la marcia. La strada era viscida per la brina sciolta, la gomma sottile ha perso aderenza e sono caduto, praticamente da fermo, mettendo le mani a protezione. Ho picchiato un ginocchio e riportato abrasioni alle mani oltre a una bella botta a un dito della mano sinistra.

Ero a terra malconcio, dolorante e spaventato, ma nessuno dei quattro uomini che stavano chiacchierando nella piazzetta della chiesa di San Giuseppe si è avvicinato per soccorrermi, anzi dopo aver fatto qualche commento, il gruppetto si è allontanato. 

A quel punto si è avvicinata una signora sui quarant’anni, molto gentile ed elegante, che mi ha aiutato ad alzarmi e portato subito una bottiglietta d’acqua, bustine di zucchero e delle salviettine disinfettanti. Mi ha invitato a sedermi sulla panchina della piazzetta e ha chiamato l’ambulanza, perché stavo svenendo, visto il freddo, lo spavento e il fatto che non avevo mangiato nulla a colazione.

La signora non si è allontanata fino a quando non mi ha visto in buone mani. Non ho fatto quasi a tempo a ringraziarla, non le ho chiesto nemmeno il nome, sarei felice se leggesse queste righe, sapesse della mia riconoscenza e accettasse almeno un «grazie» detto a voce, assieme a una disinfettata stretta di mano. 

Per fortuna sono tornato a casa con le mie gambe, ora il dito fa piuttosto impressione, ma il resto è ancora insieme, a ricordarmi che non ho più vent’anni e farei meglio a ragionare di più prima di agire. Non sempre ci sono angeli in paletot e mascherina pronti a dare una mano con un sorriso, ma quando ci sono il mondo appare ancora scrigno di civiltà ed educazione, e la gentilezza merce abbondante, come dovrebbe essere nella normalità dell’esistere. Un grazie di cuore alla signora in nero e agli uomini della Croce Rossa, arrivati in un amen, pazienti e gentili nonostante il super lavoro di questi tempi.

Mario Chiodetti

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