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Territorio | 09 novembre 2020, 10:02

La povertà ai tempi del Coronavirus. La Caritas di Besozzo: «Prima del lockdown non conoscevamo una persona su 5 di quelle che oggi assistiamo»

Cresce in maniera preoccupante il numero di persone e famiglie bisognose di aiuto e che si rivolgono alle parrocchie: «Le principali vittime sono quanti già vivevano situazioni di disagio, ma si sono create nuove impensabili povertà» spiegano i volontari

La povertà ai tempi del Coronavirus. La Caritas di Besozzo: «Prima del lockdown non conoscevamo una persona su 5 di quelle che oggi assistiamo»

Poveri sempre più poveri e persone e famiglie che prima non vivevano condizioni di disagio costrette a chiedere aiuto alle parrocchie e alla Caritas; questo in estrema sintesi il quadro offerto dai volontari della Casa della Carità "Santa Teresa di Calcutta", che opera nella comunità pastorale di Besozzo e Brebbia, sull'informatore parrocchiale. E' la povertà ai tempi dell'epidemia di Coronavirus e del lockdown più o meno light che dallo scorso marzo stiamo vivendo anche sul nostro territorio; mesi di difficoltà vera con cui fare i conti tutti i giorni, alla quale si aggiunge anche un'altra difficoltà imposta dalle restrizioni, ovvero quella di poter incontrare serenamente le persone che hanno bisogno.

«L'incremento maggiore della povertà ha riguardato le famiglie senza stipendi o cassa integrazione, negozianti, imprese già in difficoltà, badanti, giostrai - spiegano i volontari della Caritas di Besozzo - in sintesi, le principali vittime sono quanti già vivevano una situazione di disagio, ma si sono create nuove impensabili povertà. Praticamente quasi una persona su cinque di coloro che stiamo sostenendo in questo periodo non la conoscevamo prima del lockdown». I numeri parlano chiaro. «In appena due settimane siamo passati da 45 a 62 famiglie, da 136 a 190 persone circa - proseguono i volontari della Caritas besozzese - abbiamo potuto sostenerle grazie ai benefattori che hanno risposto all'appello del nostro parroco don Giuseppe e dei nostri sacerdoti».

La Caritas opera attraverso i centri di ascolto, che anche durante il periodo delle restrizioni anti Covid più forti non si è mai interrotto, proseguendo in modalità "solo per telefono", per poi costruire con le persone interessate un progetto di aiuto, in modo che nessuno sia lasciato solo. Da giugno il centro di ascolto è stato riaperto rispettando tutte le norme anti contagio, cercando di non far mancare mai un clima di accoglienza. 

«Più che della crescita complessiva di richiesta alimentare ci preoccupa l'aumento delle nuove situazioni di povertà in un territorio già segnato dalla crisi economica - concludono i volontari - con famiglie che si rivolgono ai centri di ascolto per chiedere una mano o semplicemente per avere un po' di conforto». 

Matteo Fontana

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