/ Varese

Varese | 25 settembre 2020, 18:05

A Varese nasce una nuova proposta politica: "Varese città Universitaria, città dei Laghi" correrà per Palazzo Estense

Il nuovo movimento «vuole distinguersi nettamente da quanto visto fare fino ad oggi da altri esponenti e partiti cittadini». Il referente cittadino è Massimiliano Didò e alle prosime amministrative si presenterà con una o più liste elettorali e con la presentazione di un proprio candidato sindaco

A Varese nasce una nuova proposta politica: "Varese città Universitaria, città dei Laghi" correrà per Palazzo Estense

Riceviamo e pubblichiamo il counicato della nuova proprosta politica pronta a scendere in campo alle prossime elezioni amminstrative per Palazzo Estense. 

A Varese nasce una nuova proposta politica che nel merito e nel metodo vuole distinguersi nettamente da quanto visto fare fino ad oggi da altri esponenti e partiti cittadini.

Ne dà notizia Massimiliano Didò, a nome del comitato promotore costituito, che spiega come ad oggi molte persone stentano ad identificarsi con una politica spesso condizionata da populismi e sovranismi, una politica fatta di annunci, di facili promesse (spesso tradite) e di proposte tanto “semplici” e capaci di raccogliere il consenso tra gli elettori quanto inutili ed inapplicabili per risolvere concretamente i problemi per le quali erano state pensate.

Ne sono la prova le grandi difficoltà in cui versa la nostra economia nazionale e, dall’altro lato, il progressivo impoverimento delle nostre città, in deficit di iniziative imprenditoriali ed impegnate ad affrontare diverse emergenze non ultima ed anzi forse la più importante quella del forte calo demografico. Varese sembra rispecchiare questa realtà e basta camminare per le strade varesine per rendersene conto.

In modo particolare, negli ultimi tempi, abbiamo assistito ad una crescita disordinata della città, in parte alimentata da una speculazione edilizia non sempre giustificata, che non permette di far comprendere quale possa essere il disegno di lungo termine sul quale si dovrebbe sviluppare il progetto urbanistico cittadino: ne soffrono i rioni e le castellanze varesine, troppo spesso dimenticate dalle amministrazioni.

Se non tutti i problemi che assillano i cittadini oggi possono dirsi risolti, certamente restano del tutto latenti le politiche e gli interventi destinati ad affrontare le sfide di domani: i grossi cambiamenti nei processi industriali e nel mondo del lavoro, le nuove tensioni sociali, i cambiamenti climatici, la mobilità di lavoratori, studenti e cittadini, per non parlare della necessità di spingere sulla formazione per dare ai nostri ragazzi, ma anche a chi è stato costretto a lasciare il proprio lavoro, la possibilità di trovare nuove opportunità per mantenere la famiglia o crearne una nuova.

Varese quindi resta legata all’iniziativa estemporanea, non attenta ad una lettura dei bisogni dei cittadini e delle imprese. Manca un disegno complessivo e poi una “vocazione” (o più vocazioni) nelle quali la comunità possa identificarsi e sulle quali tracciare le linee guida del suo sviluppo negli anni a seguire. Manca quindi una visione di più lungo termine.

“Partendo da questo inciso iniziale abbiamo pensato, e per questo la riteniamo una iniziativa diversa rispetto ad altre viste sui giornali e la stampa locale, perché non parte con una… foto di rito… dove si fa bella mostra dei potenziali alleati, cercando di incutere paura nell’avversario, ma parte con un appello sincero a chi condivide un progetto che è prima di tutto programmatico piuttosto che politico, e che già adesso, nei suoi primi passi dimostra tutte le sue potenzialità in termini di adesione e si spera un domani anche in termini elettorali”.

E un appello che si rivolge in primo luogo a coloro che non si identificano con i movimenti populisti e sovranisti dei nostri giorni, promotori di leggi e ricette economiche contradditorie che hanno un impatto negativo sulle comunità locali producendo, queste sì, sperpero di denaro pubblico e inefficienza amministrativa.

“Riteniamo che questa iniziativa possa raccogliere il consenso di molti cittadini, ad esempio da parte di coloro che per motivi di lavoro o per studio hanno viaggiato all’estero e sognano una città aperta, “internazionale”, non solo per poche settimane (quando si celebrano eventi sportivi o manifestazioni culturali) ma per 365 giorni all’anno. Questo significa: rafforzare gli scambi con cittadini ed amministrazioni di altre nazioni, istituire sedi infrastrutture e laboratori (scientifici, culturali e sociali) che possano operare in misura permanente in modo che siano in grado di produrre idee e progetti di cui potranno beneficiare le nostre imprese e la nostra comunità”.

Pensiamo di raccogliere il consenso di coloro che sono stufi di vedere le amministrazioni cittadine impegnate quasi esclusivamente ad intervinire su una area del territorio talmente piccola che in molti ormai la chiamano “l’ombelico” della città: il maggiore numero di opere ed interventi infrastrutturali pensati dai governi locali, come quello attuale, hanno riguardato un paio di chilometri in linea d’aria di superficie urbana nel centro della città o poco oltre. Un’area che si estende dal municipio alle stazioni, passando per le piazze di Repubblica e Monte Grappa con annessa Caserma e Teatro, e dal mercato fino alle più recenti speculazioni edilizie (le cui finalità non sono proprio chiare e che non mancheranno di avere il loro impatto sul territorio sia in termini di maggiori disagi che sul profilo architettonico ed estetico della città).

Interventi spesso contraddittori che tradiscono il “fare per fare” invece di perseguire una logica “del fare per progettare”: irrisolto anzi aggravato il collegamento con l’Università e lo sviluppo di quest’ultima che richiedeva una attenzione progettuale specifica di tale portata fino ad identificare la città con la stessa Istituzione (“VARESE CITTA’ UNIVERSITARIA”, una delle possibili vocazioni), invece di prevedere su viale Belforte nuovi interventi che renderanno ancora più “satura” l’area; oppure la rotonda di Largo Flaiano, preceduto dall’ennesimo centro commerciale che aggraverà ancora la portata del traffico.

Per non parlare di Piazza della Repubblica che poteva essere un luogo di incontro e scambio culturale, di cui si sente sempre più il bisogno (così come in tutti i rioni dovrebbero essere luoghi simili), ed essere attrezzata come area gioco per i ragazzi che vivono nei dintorni e non solo che avrebbero potuto trovare in quel luogo un punto di riferimento; invece di destinare l’area al mercato sovrapponendo due “strutture commerciali” contrapposte tra loro: quella dei negozianti permanenti con quello dei negozianti ambulanti. Per non parlare del rischio di concentrare in aree così ristrette un’alta percentuale di persone se aggiungiamo il Teatro e la Caserma: gli attentati e la pandemia avrebbero dovuto insegnare qualcosa, quanto meno a progettare le città in modo diverso.

In tutti questi interventi si stenta ad individuare poi una qualsiasi idea di città “sostenibile” cosa questa di notevole importanza considerato che molte risorse provenienti da società finanziarie ed istituzioni internazionali vengono destinati a progetti di riqualificazione urbana “GREEN”, progetti certificati da agenzie di valutazione ETICHE attraverso appositi RATING che premiano le città più attente ai fattori cosiddetti ESG (tutela dell’ambientale, sviluppo sociale e governance), favorendo ulteriori investimenti.

Restano invece irrisolti molti problemi della città e dei suoi cittadini: servizi alla persona, infrastrutture, nuova edilizia popolare, progetti di sviluppo economico (malgrado non manchino i contributi e le proposte delle associazioni presenti sul territorio), attenzione alle società e strutture sportive (o semplicemente ricreative).

Restano irrisolti il collegamento tra le due stazioni (dovevano realizzarne una sola… si sono limitati a rinnovare l’arredo urbano), tra Varese e Milano ed in modo particolare con la sua Stazione Centrale (peraltro senza riuscire ad immaginare soluzioni innovative); l’amministrazione si disinteressa anche di Malpensa, aeroporto destinato ad essere depotenziato. Una città vive dei sui collegamenti, oggi più che mai.

Ma la cosa più grave è che Varese, così attenta a guardare allo sviluppo del suo centro urbano, ha abdicato al proprio ruolo di capoluogo provinciale… avrebbe invece dovuto svolgere la propria funzione di traino non solo nei confronti dei comuni limitrofi o di quelli che si affacciano sulle sponde del lago varesino, ma anche nei confronti di tutti comuni del nord della provincia, particolarmente in difficoltà di questi tempi ma già in declino da diversi anni.

Serve quindi un progetto in grado di fare sintesi tra le diverse amministrazioni che devono mettere in comune le proprie risorse ed il proprio personale, allo scopo di conseguire non solo un risparmio economico significativo, ma anche di mettere a frutto le competenze già presenti, acquisendone di nuove là dove risulterà necessario. Tutto ciò al fine di coordinare gli interventi su una area vasta del territorio provinciale, garantendo agli enti locali anche l’accesso ad importanti bandi nazionali e comunitari, utili a finanziare progetti di conversione industriale e/o di sviluppo in tutti i settori, senza dimenticare quello del turismo e le infrastrutture attorno ai nostri laghi, la filiera agricola necessaria per poter contare su prodotti alimentari a chilometro zero. Il tutto legato da un’economia circolare che ricicla e non consuma: si chiama “economica circolare”.

Qualcosa che potrebbe determinare una forte ricaduta economica sulla nostra città rivitalizzandola ed innescando un nuovo sviluppo economico e demografico. Questo progetto di sintesi amministrativa l’abbiamo chiamato VARESE CITTA’ DEI LAGHI, immaginando di realizzare, attraverso un processo condiviso una sorta di realtà amministrativa unica che coinvolga Varese e appunto tutta l’area nord della Provincia.

VARESE: CITTA’ UNIVERSITARIA - CITTA’ DEI LAGHI”, così abbiamo chiamato il nostro progetto e su questo chiediamo la partecipazione ed adesione dei cittadini varesini, di TUTTI i cittadini, anche di coloro che pur non essendo nati da famiglie autoctone, emigrando nei nostri territori hanno rappresentato il valore aggiunto, il motore di molte nostre imprese e del loro successo sui mercati internazionali, rendendo più bella e ricca anche la città”.

Ed è in un contesto di forte partecipazione che i promotori dell’iniziativa si rivolgono anche alle forze civiche e partitiche presenti nella città che non hanno ancora scelto di schierarsi e vogliono sostenere un progetto fortemente innovativo e alternativo: una lista (o una coalizione) “programmatica”, laica, libera da impedimenti e condizionamenti, che potrebbe vedere insieme appunto civici e partiti lavorare insieme nel solo ed esclusivo interesse della comunità.

Tutti insieme potremmo riuscire a portare VARESE agli antichi fasti evitando che diventi una città dormitorio dove si chiudono negozi ed attività, periferia non più solo di MILANO ma anche di altri territori che possono contare su amministrazioni più dinamiche ed al passo con i tempi.


Redazione


SPECIALE ELEZIONI 2021 - VARESE
Vuoi rimanere informato sulla politica di Varese in vista delle elezioni 2021 e dire la tua?
Iscriviti al nostro servizio gratuito! Ecco come fare:
- aggiungere alla lista di contatti WhatsApp il numero 0039 340 4631748
- inviare un messaggio con il testo VARESE POLITICA
- la doppia spunta conferma la ricezione della richiesta.
I messaggi saranno inviati in modalità broadcast, quindi nessun iscritto potrà vedere i contatti altrui, il vostro anonimato è garantito rispetto a chiunque altro.
VareseNoi.it li utilizzerà solo per le finalità di questo servizio e non li condividerà con nessun altro.
Per disattivare il servizio, basta inviare in qualunque momento un messaggio WhatsApp con testo STOP VARESE POLITICA sempre al numero 0039 340 4631748.

Google News Ricevi le nostre ultime notizie da Google News SEGUICI

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore