Il settore del turismo è quello che pagherà più di tutti le conseguenze del lockdown a cui ci ha costretto il Coronavirus. Perché anche se si potrà riprendere a viaggiare, l’aspetto psicologico legato al fattore sicurezza condizionerà le decisioni sugli spostamenti dei turisti Italiani come di quelli stranieri.
Ed è da queste considerazioni che bisogna partire per trovare la giusta chiave per ricostruire un settore duramente provato. «E' proprio da qui che siamo ripartiti per costruire una nuova programmazione per la prossima stagione - spiega Stefania Morandi, titolare dell’agenzia Morandi Tour – Ci siamo immedesimati nei nostri clienti per studiare nuove destinazioni ed esperienze che potessero conciliarsi con le loro nuove esigenze».
Che sono quelle di non andare troppo lontano da casa, in luoghi poco affollati e tornare a godere delle cose semplici e di esperienze che possano arricchire. «Così abbiamo impostato tutte le nostre proposte su un turismo di prossimità, alla riscoperta della Lombardia e di quello che il territorio può offrire. Per chi ama il mare, abbiamo scelto destinazioni esclusive in Toscana, Emilia, Veneto e più lontano in Abruzzo. E molto faremo sulla montagna, grande riscoperta per la stagione estiva, che consente anche di fare molte attività all’aria aperta in ampi spazi».
I viaggiatori andranno anche accompagnati nel percorso verso le vacanze, che non sarà probabilmente affrontato così serenamente come un tempo, «anzi, quello che prima era un momento di relax da vivere in spensieratezza, adesso sarà magari condizionato dalla paura. La sicurezza è al primo posto: per riacquistare fiducia negli spostamenti abbiamo pensato a dei viaggi molto brevi per iniziare. Spostamenti nelle vicinanze della durata di tre giorni e legati ad escursioni, mindfulness o visite in agriturismi e aziende che diano la possibilità di vivere l’esperienza di partecipare alla produzione dei prodotti del territorio».
Discorso totalmente diverso riguarda invece l’incoming. «Tutto il lavoro che avevamo fatto sui nostri tour, come può essere quello del liberty, va ripensato da capo e affiancato ad un nuovo piano di comunicazione che faccia percepire all’estero che il nostro Paese è un luogo sicuro – sottolinea Stefania Morandi – L’idea ora è che l’Italia non lo sia più e credo ci vorrà un anno, o forse più, per ricostruirsi un’immagine diversa».
Agli italiani basterà meno. «Credo che una timida ripresa del settore potremo intravederla dal mese di luglio, con vacanze prenotate all’ultimo minuto. Lo Stato però ci deve aiutare e quanto meno dirci subito come possiamo organizzarci per essere operativi quando anche per noi il lockdown sarà terminato. Noi abbiamo già predisposto i nostri pullman in modo che le persone a bordo possano essere sedute ad un metro e mezzo l’una dall’altra, ci siamo attrezzati con dispenser di gel per disinfettare le mani e per sanificare i mezzi due volte al giorno. Questo però lo abbiamo deciso in autonomia: ci servono norme certe da seguire e nel breve tempo».
Questo sarebbe il minimo indispensabile. «Dallo Stato ci aspetteremmo poi provvedimenti più incisivi per aiutarci nella ripresa. La mia impresa è virtuosa e il bilancio è stato chiuso in attivo, ma ad oggi sul conto non ci sono più soldi perché da quando abbiamo chiuso abbiamo avuto solo spese e nessuna entrata, anzi abbiamo anche dovuto restituire i soldi che le scuole avevano versato per le gite scolastiche che non si sono potute fare, ma che noi avevamo già utilizzato per pagare i fornitori. E dopo non sarà differente. I costi saranno sempre gli stessi, dai dipendenti alla benzina per i mezzi, ma se prima su un pullman entravano 50 persone adesso ne entreranno la metà... E non possiamo certo alzare i prezzi».
Una soluzione possibile Stefania Morandi e la categoria la vedono nei famosi “bonus vacanze”, soldi che lo Stato darebbe agli italiani da spendere per le ferie. «Ad una condizione, però, e cioè che passino necessariamente dalle agenzie di viaggio – conclude - I soldi dovrebbero essere spesi in agenzie che lavorano con strutture con cui possano concordare prezzi agevolati. Perché anche le strutture alberghiere avranno gli stessi nostri problemi e vedere i nostri alberghi migliori in vendita sui siti cinesi a prezzi ridicoli è una ferita che fa troppo male e non è il futuro che vorrei per il nostro bellissimo Paese».














