«Superata questa emergenza legata al Coronavirus dovremo ragionare, ma soprattutto agire con determinazione, tornando ad investire seriamente nella sanità pubblica».
Parte da questa convinzione la riflessione di Gianpietro Ballardin, sindaco di Brenta e già consigliere provinciale.
«Il Decreto Legge «Cura Italia» prevede il rafforzamento delle strutture sanitarie per far fronte all’emergenza Coronavirus autorizzando l’assunzione a tempo determinato di un centinaio di medici, lo snellimento delle procedure per facilitare la costruzione di nuove strutture ospedaliere temporanee e l’acquisto di un maggior numero di prestazioni da parte delle strutture private accreditate - osserva Ballardin - Ma le misure che più colpiscono sono quelle straordinarie che consentono al sistema sanitario nazionale di trasferire direttamente in ambito pubblico risorse umane e materiali private. Su richiesta delle Regioni, le strutture private dovranno mettere a disposizione il proprio personale per le attività sanitarie connesse all’emergenza. In pratica, un medico attivo in una clinica privata potrà essere trasferito in un ospedale pubblico, se la Regione lo riterrà necessario. Per questi trasferimenti le Regioni potranno spendere sino a cento milioni. Le imprese private della sanità potranno anche vedersi espropriati "i locali e le apparecchiature disponibili", "in uso o in proprietà" per aggiungere posti letto specializzati nei reparti di pazienti affetti da Covid-19».
«La possibilità di requisire ospedali e cliniche private da parte della sanità pubblica durerà fino al 31 luglio 2020, termine in cui dovrebbe finire lo stato di emergenza proclamato finora - prosegue il sindaco - Se l’emergenza dovesse proseguire, è verosimile che sia lo stato di emergenza che la possibilità di requisire i locali siano prolungati. L’esproprio ovviamente non sarà gratuito per lo Stato: i proprietari delle strutture requisite riceveranno un indennizzo "pari a al 100 per cento di questo valore". I proprietari verranno indennizzati ai prezzi di mercato, come nel caso degli ospedali. Quelli privati sono circa 800 su 5300, circa il 15% del totale, e sono concentrati in pochi territori. La Lombardia è una delle Regioni in cui le strutture private hanno la maggiore disponibilità. Secondo i dati del 2018, gli ospedali accreditati e gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Ircss) privati in Lombardia hanno a disposizione oltre 300 posti letto, cioè il 38% della dotazione totale della Regione, e 200 sono già utilizzati per il Covid-19. I posti letto delle strutture pubbliche per terapia intensiva in questi anni sono stati dimezzati, oltre 8.000 medici e più di 13.000 infermieri in meno».
«Così l’Italia si è trovata in difficoltà a supportare l’urto del Covid19 - sottolinea Ballardin - In questo contesto c’è chi nega la politica dei tagli. Quello che si deve dire è che ci sono stati sicuramente forti ridimensionamenti e mancati investimenti. In Italia il rapporto tra spesa sanitaria e Pil è oggi tra i più bassi d’Europa Lo smantellamento del sistema sanitario nazionale a favore del sistema privato e/o convenzionato negli ultimi vent’anni è evidente. Gli investimenti in sanità troppo a lungo sono stati considerati un costo da tagliare, da contenere, da ridimensionare. Gli effetti sono oggi purtroppo sotto gli occhi di tutti. Non si vuole negare che ci siano state e ci siano ancora inefficienze e sprechi. Ma è stata fatta passare l’idea nell’opinione pubblica e nelle agende politiche, che il Servizio Sanitario Nazionale fosse da sacrificare in nome della più efficiente sanità privata. Che ogni intervento pubblico fosse inefficiente, inadeguato, corrotto. Intanto, però, l’Italia blindata, per impedire la diffusione da Coronavirus, si trova a dover fare i conti con il dimezzamento dei posti letto per le emergenze e la terapia intensiva. Senza dimenticare la grave riduzione del personale medico e paramedico. Sarà poi necessario, superata questa emergenza, lavorare per prevenire simili scenari e tornare a investire in risorse umane, strutture, servizi più vicini alla cittadinanza. Bisognerà favorire la ricostituzione di una rete di servizi, insieme a un miglioramento dell’esistente. Gli ospedali come gli ambulatori, devono essere accoglienti, spaziosi e sicuri. Servirà un piano pluriennale di investimenti pubblici, così, come occorrerà tornare a investire su nuovo personale medico e paramedico».
«La riduzione, di questi anni, secondo fonti qualificate, ha interessato circa 8 mila medici e ben 13 mila infermieri, abbiamo assistito a una diminuzione di quasi il 7% dei dipendenti sanitari. Se non si interviene con capacità e con gli strumenti legislativi necessari non saremo in grado di garantire il ricambio generazionale e andrà dispersa l’esperienza dei medici anziani ai più giovani. Inoltre la gestione della sanità divisa tra Stato e Regioni non ha risolto il divario tra Nord e Sud, e neppure quello tra le diverse fasce sociali. Una cosa è altrettanto evidente se ci riferiamo a come gli italiani abbiano preso l’abitudine a pensare che, per una visita specialistica o per accertamenti urgenti, si debba ricorrere solo al privato accreditato, perché conviene o perché visti i tempi di attesa non se ne può fare a meno. Purtroppo tra la gente è passata l’idea che il pubblico sia sempre meno un punto di riferimento. Speriamo che superata questa emergenza sanitaria, e di questo dobbiamo ringraziare senza distinzione e senza dividere nella loro collocazione i medici e il personale infermieristico e paramedico, ci si aprano gli occhi per comprendere come sia fondamentale l’intervento pubblico per la tutela della salute, altrimenti correremo di nuovo il rischio di cadere nell’incapacità di comprendere, da un vissuto tragico, il ruolo che la politica deve svolgere se vuole rappresentare gli interessi e i bisogni che ci competono a tutela della prevenzione e della salute pubblica» conclude il sindaco di Brenta.














