Basket | 14 maggio 2026, 14:46

Il 6+6, la coppa (da vincere), i possibili cavalli di ritorno, la difesa e... l'arringa di Kastritis

Non sono usciti, come prevedibile, grandi notizie e grandi dibattiti dalla conferenza stampa di oggi al Lino Oldrini, presenti i due gm e l'allenatore. Se non qualche punto fermo sulla stagione uscente e su quella entrate, compresa la volontà di tornare in Europa per andare fino in fondo. A prendersi la scena più di tutti però è stato coach K.: «I tifosi stiano tranquilli: sono in buone mani. E saranno orgogliosi di ciò che verrà costruito»

Premessa: non aspettatevi grandi notizie da questo pezzo. Non è nella cultura di questa società darle in pasto - pubblicamente - ai giornalisti. 

E, soprattutto, la tendenza della Varese griffata Scola, dal capo supremo giù fino all'allenatore passando per i gm, è quella di non esporsi troppo al dibattito su nessun argomento, anche tecnico. Non è cattiveria, è un modus vivendi e operandi.

Scritto ciò, le ultime parole di Ioannis Kastritis, Maks Horowitz e Zach Sogolow - pronunciate oggi nel ventre del Lino Oldrini - sulla stagione uscente e le prime sulla stagione entrante qualche piccolo punto fermo lo hanno scritto: l'anno prossimo si seguirà il 6+6, si farà una coppa (verosimilmente la Fiba Europe Cup) con l'intenzione di vincerla o comunque di fare bene, si metterà ancora una volta al primo posto la difesa anche a discapito dei rimbalzi come coach K. prescrive («ma sappiamo che dobbiamo migliorare sotto quell'aspetto...»), si partirà dal mercato degli italiani che non esclude i cavalli di ritorno e ci si radunerà prima del 15 agosto.

Per il resto, tutta da leggere, è l'arringa di Kastritis, un messaggio urbi et orbi più da allenatore, da front man di questa società: «I tifosi stiano tranquilli: sono in buone mani. E saranno orgogliosi di ciò che verrà costruito».

Recap della stagione: «Siamo orgogliosi, non è finita come volevamo, ma abbiamo fatto un passo avanti.  Se andiamo indietro all'inizio, non abbiamo iniziato come volevamo, ma abbiamo ritrovato il sentiero grazie ad alcuni passi giusti. Ci sono stati dei momenti importanti nei quali avremmo potuto fare ancora meglio, ma non ci siamo riusciti. Tutto questo non è abbastanza: vogliamo di più per tutti i tifosi, per questa città. Sappiamo che è un processo: ogni anno un piccolo passo avanti».

Le scommesse del mercato e la prossima squadra: «Tutte le squadre fanno delle scommesse rispetto al livello in cui sono e al budget. Abbiamo fatto scelte che sono state delle scommesse, è vero. La stazza della squadra non è stata una scommessa, ma una scelta fatta con il coach per il modo in cui volevamo giocare. Però non è che non vogliamo cambiare, ne abbiamo già parlato: ci vuole supporto a rimbalzo, ma dobbiamo anche continuare a difendere come il coach vuole. Quindi se uno può prendere i rimbalzi, ma non difendere anche sul perimetro, non va bene: ci vuole equilibrio. Dobbiamo avere fiducia nel suo sistema: sarà l'allenatore a dettare le sue priorità. Il dato dei rimbalzi è abbastanza chiaro, quindi è chiaro che dobbiamo migliorare, pur continuando a difendere bene. Anche sul lato offensivo dobbiamo migliorare: è mancato un play. Il processo di costruzione della squadra è già iniziato da un mese: Ioannis ha una mentalità aperta e sa che dobbiamo migliorare».

Formula del roster: «Vogliamo iniziare 6+6 da subito, perché è quasi sicuro che giocheremo una coppa europea. Il 7+5? Probabilmente si farà fra un anno: se succederà per tutte le squadre italiane diventerà meno difficile, perché si lavorerà su un mercato di 10 mila giocatori e non su uno di 100 come quello degli italiani». 

La scommessa persa su Freeman: «Non credo nel dividere la squadra tra italiani e stranieri. Per me esiste un unico gruppo. La squadra è un organismo vivente che giorno dopo giorno si adatta, cresce, migliora o peggiora. È così che dobbiamo guardare le cose. Per questo non mi piace quando si punta il dito contro un singolo giocatore. Noi abbiamo avuto ottimi professionisti, anche chi magari ha giocato meno o è stato criticato. Freeman, ad esempio, ha avuto problemi fisici e fino a quando non è stato al 100% abbiamo cercato di gestirlo nel modo migliore possibile. Ma durante tutta la stagione è stato esemplare dal punto di vista professionale, ha aiutato tantissimo i compagni e ha lavorato duramente in allenamento. Noi non guardiamo solo la partita della domenica: guardiamo il lavoro quotidiano, l’impegno, la crescita del gruppo. È facile focalizzarsi su un singolo dettaglio o su un errore difensivo, ma i risultati arrivano sempre dal lavoro continuo. Per questo non mi piace quando si punta il dito contro un singolo giocatore. Noi abbiamo avuto ottimi professionisti, anche chi magari ha giocato meno o è stato criticato. Freeman, ad esempio, ha avuto problemi fisici e fino a quando non è stato al 100% abbiamo cercato di gestirlo nel modo migliore possibile. Ma durante tutta la stagione è stato esemplare dal punto di vista professionale, ha aiutato tantissimo i compagni e ha lavorato duramente in allenamento. Noi non guardiamo solo la partita della domenica: guardiamo il lavoro quotidiano, l’impegno, la crescita del gruppo. È facile focalizzarsi su un singolo dettaglio o su un errore difensivo, ma i risultati arrivano sempre dal lavoro continuo». (Kastritis)

Renfro (l'unico straniero con il contratto con uscita per la società): «Prenderemo la decisione in tempo se tenerlo o meno, non diciamo nulla prima. Abbiamo già parlato con lui, siamo contenti di ciò che ha fatto, vogliamo che metta sempre in campo la stessa aggressività senza preoccuparsi dei falli che sono stati un grande problema: dobbiamo aiutarlo costruendo un determinato roster intorno a lui. Vediamo come ci muoveremo».

Gli italiani: «Librizzi sa che non possiamo aspettare per tanto la sua decisione: bisogna decidere se andare avanti con lui o senza. Alviti: abbiamo parlato con tutti i giocatori e anche con lui e siamo positivi nei suoi confronti. Ha tanto talento, ha giocato bene e ci sono dei passi avanti che vogliamo fare insieme. Lui ha anche altre situazioni da valutare, ma rimaniamo in contatto dopo aver parlato un mese con il suo agente. C'è consapevolezza in quello che lui possiamo offrire a lui e lui offrire a noi. Altri nomi di italiani non possiamo farne, ma stiamo lavorando, abbiamo già una lista di giocatori a tre fasce e inizieremo a fare offerte. Dovremo almeno prendere 4 italiani. Ladurner? Ci piace, ci penseremo».

Il sostituto di Nkamhoua: «Trovare qualcuno che possa ripetere le sue prestazioni sarebbe bellissimo, ma se la struttura è giusta, la volontà è giusta il modo in cui stiamo crescendo ci porterà ai nostri obiettivi, non importa chi sarà il 4 o chi sarà il 5, o chi sarà il 3».

Il budget per la prossima stagione: «Stiamo ancora parlando, stiamo lavorando ogni giorno per aumentarlo in maniera organica. Vediamo cosa succederà, dobbiamo fare in questo momento tre o quattro ipotesi di budget diverso. La prima cosa è il mercato italiano, poi verrà il mercato straniero».

Ci saranno cavalli di ritorno? «È possibile, soprattutto per il mercato italiano. Se ci sono giocatori che sanno già come vogliamo giocare, può aiutare. Anche il fatto che andremo in Europa può aiutare: tutti gli agenti lo chiedono per i loro assistiti. Siamo diventati più interessanti per i giocatori».

Le date: «Prima di ferragosto ci raduneremo, la LBA inizierà una settimana prima quest'anno e dobbiamo prepararci per partire meglio e per fare anche l'Europa. Quindi l'estate sarà importantissima per noi».

Le coppe: «Non sappiamo ancora. O meglio: la Fiba Europe Cup è sicuro, per il resto dipende dalle decisione della FIBA, della FIP e dei cambiamenti del basket europeo: c'è anche la possibilità che saremo la squadra italiana che farà il qualifying round di BCL. Partecipare a una competizione europea per noi sarà importante e sarà importante farla seriamente, perché per noi è fondamentale crescere in Europa. Vogliamo dimostrare al mondo del basket che a Varese importa giocare in Europa, quindi non la faremo farla per farla. Quando si saprà? Più o meno a metà giugno».

Le parole di coach Kastritis: «Nessuna squadra è perfetta. La pallacanestro è uno sport complesso e ogni scelta va contestualizzata. A volte ci sono situazioni contingenti che ti obbligano a fare determinate mosse, al di là della tua filosofia ideale. Vorrei che si capisse che questa società è in ottime mani. E non sto parlando solo dello staff tecnico, ma della proprietà e del management. Ho visto persone che lavorano con grande competenza, sia dal punto di vista sportivo che economico, facendo tutto passo dopo passo.Quando non hai il budget più alto del campionato devi essere intelligente nelle scelte. Devi prendere decisioni corrette su come allocare le risorse. È molto più difficile costruire in questo modo, ma io credo che qui si stia lavorando davvero bene. Non voglio che passi il messaggio che servano soltanto più soldi. Certo, avere budget enormi rende tutto più semplice, ma quello che conta davvero sono struttura, cultura e organizzazione. E qui io vedo una cultura molto forte che si sta costruendo giorno dopo giorno. I tifosi devono sapere che tutti qui stanno lavorando per migliorare. Proprietà, management, sponsor, staff: tutti stanno facendo passi avanti costanti. Forse dall’esterno si tende sempre a sottolineare quello che non va, ma bisogna vedere anche il percorso. Tre anni non bastano per completare un progetto di crescita. È un processo lungo. Però da quando sono qui vedo miglioramenti continui e credo che il futuro possa essere molto positivo. Anche quest’anno, pur avendo uno dei budget più bassi del campionato, siamo arrivati a parlare di playoff fino all’ultima giornata. Questo significa che molte cose stanno funzionando. Quello che conta davvero è la cultura che stiamo creando qui a Varese. E io posso garantire che questa organizzazione sta andando nella direzione giusta. I tifosi possono stare tranquilli: i miglioramenti arriveranno e credo che in futuro tutti potranno essere orgogliosi di ciò che verrà costruito».

Fabio Gandini


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