Davide Girardi è un nuovo giocatore del Varese. Nato a Trento, ha indossato prima la maglia dell’Ora nelle giovanili, poi dell’Egna e quindi dell’Unterland quando le due società si sono fuse. Attaccante di 22 anni (compiuti due settimane fa), ha giocato nella formazione altoatesina nel campionato di Alps per quattro stagioni, contando 123 presenze arricchite da 29 reti e 34 assist, rendendosi prezioso anche negli special team del powerplay.
Durante l’ultimo campionato, a novembre 2025, il ragazzo si è dovuto fermare per un infortunio alla spalla concludendo anzitempo la sua stagione con solo 16 partite a referto.
Di lui si apprezzano la sua affidabilità sul ghiaccio e un rendimento che solitamente è costante, fatto di pochissimi sbalzi. Tra i Cavaliers si è costruito un ruolo anche all’interno del gruppo, diventando uno dei riferimenti più solidi.
E’ lui il primo acquisto per la nuova stagione, dopo la firma del nuovo coach Dave Rich. Un innesto che “sposa” un progetto di “linea verde” che vuole dare una linfa sempre più attiva all’intero roster HCMV, integrando il cosiddetto “zoccolo duro” fatto di varesinità ed esperienza.
Ecco le sue primissime dichiarazioni da giallonero
“Sono un giocatore a cui piace paragonarsi a un “playmaker” del basket, nel senso che mi trovo a mio agio quando devo fare gioco per la squadra e servire i compagni. Infatti, mi sento più un assistman che un goleador, anche se, ovviamente, so anche farmi trovare al posto giusto al momento giusto (così mi dicono gli altri…). In posizione di attacco faccio un gioco un po’ diverso gravitando in posizione più centrale e anche quando mi trovo davanti alla porta spesso “sporco” il disco. Quando segno, in pratica, difficilmente lo faccio con un tiro pulito. Comunque sono più soddisfatto quando faccio assist.
Dopo l’operazione alla spalla a fine anno scorso sono dovuto stare fermo un po’ di tempo, ma ora già ho ripreso ad allenarmi e sto bene. Volevo cercare una nuova avventura, anche fuori dal campionato di ALPS e ho pensato a Varese come prima scelta. Mi hanno parlato bene dell’ambiente e soprattutto della spinta del pubblico che è presente alle partite. Ho bisogno di ritrovare un po’ quel fuoco dentro, per me stesso. Ho bisogno di sentire quella spinta in più. In questi casi il pubblico può sicuramente aiutarmi a riassaporare fuoco e adrenalina, sensazioni che vorrei ritrovare e che sono importanti per un giocatore di hockey.
Ho avuto diversi allenatore scandinavi, tra finlandesi e svedesi. A Varese ci sarà un coach canadese, ma non mi spaventa provare un gioco diverso, anzi, credo che mi possa adattare molto bene a un nuovo sistema di gioco. Sicuramente questo è uno stimolo in più per ritrovare ciò che vado cercando e che avevo un po’ perso”.










