Il futuro e i giovani. Binomio che appare scontato: già, ma se i giovani non ci sono, ovvero sono sempre meno e pochi attratti da quella meravigliosa avventura di nome impresa in Italia? Area Giovani torna a sondare il futuro, questa volta all'Ite Tosi di Busto Arsizio. L'associazione castellanzese - che aveva ribadito il valore dei suoi dieci anni di impegno con il presidente Luca Signorini e il presidente onorario Alessio Gasparoli al primo evento con il ministro Giancarlo Giorgetti alla Liuc, LEGGI QUI - ieri ha organizzato un dibattito preso d'assalto nell'aula magna dell'istituto guidato da Amanda Ferrario, insieme anche a Noi del Tosi. Oltre alle numerose attività, un pubblico di ragazzi e non solo ha seguito attentamente il confronto tra l'imprenditore tessile Michele Tronconi (autore del libro "Demografia e Destino"), l'economista Carlo Cottarelli, il presidente dei giovani imprenditori Confindustria Varese Pietro Conti e il docente della Liuc Andrea Venegoni, confronto moderato dal direttore della Prealpina Silvestro Pascarella.
"Demografia e lavoro, nuove sfide per un Paese che invecchia" era il titolo del dibattito. E la partenza è proprio la demografia, con la meticolosa ricostruzione di Michele Tronconi, che mostra una mappa in tela (per deformazione professionale, scherza) e una serie di Implacabile slide. Si tocca l'apice nella storia italiana e poi si scende inesorabilmente con le nascite, fino al 1995 anno in cui l'Italia è il primo Paese occidentale con una media di 1,19 figli per donna: «Da lì non ci siamo più risollevati sotto l'1,5, è la trappola demografica». Con tutte le conseguenze del caso, efficace l'immagine delle due code all'Inps: chi versa i contributi, chi prende la pensione, la prima si assottiglia anno dopo anno al contrario della seconda. Ma attenzione: «Non è con l'egoismo tra generazioni che risolviamo i problemi». Tronconi parla anche dell'importanza dell'immigrazione, quella di qualità, con persone che hanno studiato l'italiano, non sono di passaggio in questo Paese.
Dal canto suo Cottarelli mette in luce l'ampiezza dei problemi. Dove serve favorire una cultura d'impresa e dove contano sì le tasse, ma anche il costo dell'energia elettrica. In Spagna, la situazione è ben diversa, anche con la presenza di più rinnovabili e il mantenimento del nucleare: «Inoltre ha avuto ugualmente il crollo demografico, ma è riuscita a creare un flusso regolare di migranti». Spesso dall'America latina, con uguale lingua e maggiore facilità di integrazione».
«Il punto critico è attrarre e trattenere i giovani, ma anche svilupparne le competenze» ha sottolineato Pietro Conti, che ha rimarcato come sia fondamentale l'investimento sulla formazione. Sulle competenze ha insistito anche il professor Venegoni, aggiungendo che «in contesti sempre più incerti e turbolenti per pianificare bisogna avere una visione molto ampia». Di qui il ruolo cruciale delle competenze trasversali e del mettere insieme più persone, perché l'intelligenza artificiale e le nuove tecnologie sono da comprendere a fondo e governare (gli Usa solo negli ultimi anni hanno visto aumentare la produttività).
È un messaggio appassionato, quello che passa, ma anche molto concreto. Con il calo demografico e il quadro delle competenze necessarie ci sono i giovani adatti oggi nel mercato del lavoro? Pochi, ma ci sono e dobbiamo trovare il modo di tenerli, assicura Tronconi. Concretezza, ambizione e fantasia servono più che mai. Più degli sgravi contributivi, può incidere da maggiori garanzie per l'impresa e il lavoratore affinché questo non se ne vada anzitempo, ma anche alleviare il peso fiscale sui giovani.











