Cronaca | 14 gennaio 2026, 20:20

VIDEO. «Mio nipote si è solo difeso in casa sua»: il dolore dello zio di Jonathan dopo la tragedia

Pomeriggio di silenzio e tensione in via Montello a Sant'Antonino di Lonate Pozzolo, dove stamattina è morto Adamo Massa, residente in un campo nomadi del Torinese: mentre i Carabinieri presidiano l’abitazione, parla il parente del giovane che ha reagito durante il tentativo di rapina: «Mio nipote è un bravo ragazzo, si è trovato i ladri davanti in casa. Cosa doveva fare? Non è la prima volta che succede qui»

Lo zio di Jonathan racconta l'accaduto

Lo zio di Jonathan racconta l'accaduto

In via Montello 8, a pochi passi dal centro di Sant'Antonino Ticino a Lonate Pozzolo, il pomeriggio scorre in un'atmosfera pesante, quasi sospesa. Due Carabinieri presidiano l'ingresso dell'abitazione in un silenzio rispettoso, assicurandosi che l'ordine venga mantenuto, mentre i pochi passanti transitano con lo sguardo basso, manifestando una discreta vicinanza alla famiglia. A rompere la consueta quiete della frazione è solo l'insolita presenza di giornalisti e telecamere, giunti per documentare i segni di una mattinata che ha cambiato ogni cosa (LEGGI QUI). Davanti al civico dove si è consumato il dramma, i nervi sono tesi: il padre di Jonathan R., l’uomo che poche ore fa ha colpito a morte uno dei rapinatori (Adamo Massa) introdottosi in casa sua, è apparso comprensibilmente provato e nervoso di fronte alla presenza dei cronisti. Una reazione aspra, certo, ma che trova giustificazione nello shock di una famiglia normale travolta da una tragedia immensa, tra il sangue versato tra le mura domestiche e l'incubo giudiziario che ora si spalanca.

A tentare di dare un ordine ai pensieri, a nome della famiglia, è Gaetano Lupia, zio di Jonathan (cugino della madre del giovane) che, con garbo e coraggio, fa da scudo verso i parenti e spiega la sua verità. Con lo sguardo stanco e la voce ferma, Lupia ripercorre i momenti concitati di quella che doveva essere una tranquilla mattinata di riposo per il nipote, che stava riposando e si trovava al piano di sopra della villetta a due piani. In casa, quando i ladri si sono introdotti, non c'era nessun altro

«Jonathan era su a dormire, ha sentito un rumore ed è sceso» racconta lo zio ai microfoni. «C’è stata una colluttazione. Lui adesso è in ospedale, ha preso una botta proprio in mezzo alla fronte. Ha un taglio profondo». Secondo quanto ricostruito, Jonathan si è trovato faccia a faccia con i malviventi – Adamo Massa, 37 anni, e almeno un complice – che si erano introdotti nella villetta dopo aver forzato un ingresso. Fuori li aspettava un terzo elemento, a bordo di una autovettura.

Il racconto di Lupia si fa più cupo quando descrive la reazione del nipote: «Aveva questo coltello a portata di mano e si è difeso. Cosa doveva fare? Se ti entra qualcuno in casa, la reazione è quella. Anzi, adesso ci prepareremo ancora meglio, perché non se ne può più». Le parole dello zio riflettono un sentimento di esasperazione che sembra accomunare l’intero vicinato: «Non è la prima volta che succede qui a Sant'Antonino. Ci sono stati altri furti in zona, sono entrati in casa di altri. Siamo tutti preoccupatissimi».

Jonathan R. viene descritto dai familiari come un giovane serio e tranquillo: «È un bravo ragazzo, si è laureato da poco, sta crescendo bene» spiega Lupia con amarezza. «Siamo distrutti. Ho detto a mio cugino, il padre di Jonathan, di stare calmo, di stare zitto e pensare solo a suo figlio adesso. Speriamo che lo rimandino a casa stasera stessa».

Ai Carabinieri della Compagnia di Busto Arsizio e del Nucleo Investigativo di Varese, coordinati dalla Procura della Repubblica di Busto Arsizio, spettano i rilievi. Intanto, Adamo Massa, ferito gravemente al petto e poi abbandonato dai complici davanti al pronto soccorso dell'ospedale di Magenta, è deceduto poco dopo. L'uomo, residente in un campo nomadi del Torinese, aveva numerosi precedenti per truffa. Come riporta Adnkrons, a quanto si apprende, alcuni familiari della vittima - giunti all'ospedale di Magenta dopo il ricovero - avrebbero creato momenti di tensione, danneggiando la porta d'ingresso del pronto soccorso una volta saputo della morte dell'uomo. Per riportare la calma, sempre a quanto si apprende, è stato necessario l’intervento delle forze dell’ordine.

In via Montello restano le macchie di sangue e il peso di una vicenda che segnerà per sempre la comunità della frazione di Lonate Pozzolo. «Mia cugina mi ha detto che per terra c'era il sangue di Jonathan e dell’altro ragazzo» conclude Gaetano Lupia, prima di tornare verso la propria abitazione. «È una tragedia per tutti, ma Jonathan si è solo difeso in casa sua».

Giovanni Ferrario

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